Oggi, sfogliando Il Fatto Quotidiano, mi sono imbattuto in un’intervista che merita attenzione: l’economista gesuita Gaël Giraud lancia un allarme severo sullo stato del sistema economico globale. Le sue parole sono una scossa per la politica e per le élite finanziarie, un atto d’accusa che smonta i dogmi del neoliberismo. Ma, pur riconoscendo la forza della sua analisi, non tutto convince: alcune contraddizioni restano aperte e meritano di essere discusse.
L’illusione dell’individualismo e la crisi relazionale
Giraud denuncia una visione dell’essere umano ridotto a individuo isolato, scollegato dal contesto naturale e sociale. Un’antropologia povera, che giustifica la distruzione della natura e il maltrattamento delle fasce più fragili in nome del profitto immediato.
La sua proposta è chiara: ricostruire un’economia relazionale, dove comunità, cooperazione e tutela della Terra tornano a essere criteri guida.
Una visione condivisibile, anche se, come Radio28Tv sottolinea da tempo, non basta una nuova antropologia per scardinare i meccanismi di potere che governano la finanza globale.
La finanza privatizza, i popoli pagano
Il cuore della critica riguarda la privatizzazione selvaggia dei beni comuni. Acqua, energia, salute: quando diventano merci speculative, si trasformano in strumenti di potere. Il risultato è un sistema che crea monopoli, disuguaglianze e dipendenze.
Fin qui, l’analisi è impeccabile. Ma resta una domanda che Giraud non affronta: chi controlla davvero questi processi? E soprattutto: perché nessuna grande istituzione politica, economica o religiosa sembra volerli fermare?
Tre pilastri per un’economia dei beni comuni
- Fermare la speculazione Sottrarre acqua, energia e transizione ecologica alle logiche della finanza d’azzardo.
- Riscoprire i beni comuni Promuovere modelli di gestione condivisa, capaci di ridurre disuguaglianze e monopoli.
- Riformare l’antropologia economica Superare l’idea dell’uomo “padrone” della natura e ricostruire un rapporto di rispetto con l’ambiente.

Sono proposte forti, ma ed è qui che Radio28Tv prende posizione, non possono essere affrontate ignorando le responsabilità delle élite globaliste, che negli ultimi anni, soprattutto dal 2020, hanno utilizzato temi come “sicurezza”, “emergenza sanitaria” e “transizione digitale” per accentrare potere e ridurre la trasparenza.
Il punto critico: il ruolo dei gesuiti e le omissioni di Giraud
Giraud parla da economista, ma anche da gesuita, membro di una delle istituzioni più influenti nella storia della governance internazionale. Ed è qui che nasce la contraddizione:
come può denunciare la finanza globale senza interrogarsi sul ruolo che la Compagnia di Gesù ha avuto e ha tuttora nei processi di formazione delle élite, nella diplomazia e nella gestione del potere culturale?
Inoltre, nell’intervista non compare alcun riferimento alle politiche sanitarie globali degli ultimi anni, né alle strategie di controllo sociale che molti cittadini percepiscono come invasive. Un silenzio che lascia aperte domande legittime: perché non affrontare il tema della governance sanitaria, delle restrizioni, delle pressioni vaccinali e del rapporto tra emergenze e potere?
Non si tratta di negare la scienza o la finanza ,ma di chiedere trasparenza su chi decide, come decide e con quali interessi.
L’alternativa: informazione indipendente e vigilanza democratica
Se vogliamo evitare un declino irreversibile, serve una cultura economica nuova e serve soprattutto informazione indipendente. Solo un giornalismo libero, capace di indagare le dinamiche di potere della finanza privata, delle multinazionali e delle istituzioni che influenzano la governance globale, può restituire ai cittadini gli strumenti per comprendere ciò che accade.
Il tempo stringe: o reinventiamo l’economia mettendo al centro relazione, cooperazione e beni comuni, oppure continueremo a gestire e subire passivamente il collasso di un sistema che non regge più.

