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Sicurezza autisti: cosa la riforma del Codice della Strada non affronta

di Leonardo Lisanti • 21 Settembre 2026 • Commenti di 0 utenti
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Una riforma che nasce già zoppa

La riforma del Codice della Strada è stata presentata come un passo avanti verso la sicurezza. Ma basta leggere la bozza ministeriale per capire che qualcosa non torna. Il testo sembra più interessato a moltiplicare divieti e sanzioni che a risolvere i problemi reali della circolazione, soprattutto per chi lavora sulla strada. È una riforma che parla di sicurezza, ma non parla dei luoghi dove la sicurezza dovrebbe nascere: le cabine dei mezzi, le aree di sosta, le condizioni di lavoro.

*USB ha formalmente depositato il proprio documento alla Commissione Tecnica del MIT e lo ha inviato alle Commissioni Trasporti di Camera e Senato. Questo non significa che il sindacato diventi protagonista politico, ma che il Governo non può più ignorare le criticità tecniche sollevate. Il documento diventa parte del fascicolo ufficiale della riforma. Se non verrà considerato, sarà una scelta politica, non una dimenticanza.

La bozza ministeriale insiste sul principio di responsabilità dell’utente della strada. Un concetto sacrosanto, se non fosse che viene applicato in modo cieco. Il testo non distingue tra chi guida per lavoro e chi guida per scelta. Non distingue tra chi ha potere sul mezzo e chi lo riceve già guasto, sovraccarico, manomesso. È legittimo chiedersi: può un autista rispondere di ciò che non controlla?

La cabina come luogo di lavoro dimenticato

La cabina di un camion non è un sedile: è un ufficio mobile. È il luogo dove un autista passa ore, giorni, settimane. Eppure la bozza vieta l’uso del climatizzatore durante la sosta, salvo casi eccezionali. Una norma che ignora il microclima, la salute, la sicurezza. È giusto che un lavoratore debba scegliere tra rispettare la legge e non collassare per il caldo? D’estate basta poco perché la cabina di un camion parcheggiato al sole si trasformi in un vero e proprio forno.

Durante le ondate di calore, le temperature all’interno possono superare rapidamente i 50 gradi, arrivando anche a circa 60 °C quando la sosta si prolunga.

Per chi guida un veicolo industriale non è quindi soltanto una questione di comfort.

Il caldo eccessivo può influire sulla concentrazione, sulla stanchezza e sui tempi di reazione. E quando si passa molte ore alla guida, prima e dopo una pausa, non è certo un dettaglio trascurabile.

Il problema è che, proprio quando il climatizzatore servirebbe di più, entra in gioco una norma che vieta di lasciare il motore acceso durante la sosta per mantenerlo in funzione.

CODICE DELLA STRADA RIFORMA O DISTRAZIONE 2
Il paradosso delle aree di servizio

Le aree di sosta italiane sono spesso indecorose: servizi igienici insufficienti, prezzi fuori controllo, stalli per mezzi pesanti ridotti al minimo. La riforma non affronta questo nodo. Non parla di docce, non parla di sicurezza, non parla di illuminazione. E allora la domanda è inevitabile: si può parlare di sicurezza stradale ignorando i luoghi dove gli autisti riposano?

La questione sanitaria: malori, DAE, sistemi uomo-a-terra

Il documento USB propone dispositivi salvavita sui mezzi pesanti: defibrillatori, sistemi uomo-a-terra, formazione volontaria. La bozza ministeriale non ne parla. Eppure ogni anno decine di autisti muoiono per malori improvvisi. Perché una riforma che dice di voler salvare vite ignora strumenti che potrebbero farlo davvero?

Test su strada: la scienza contro la fretta

I test rapidi su saliva hanno un problema noto: i falsi positivi (vi ricordate i tamponi del periodo Covid?).

La bozza prevede misure sulla patente anche prima della conferma di laboratorio. Una scelta che può distruggere la vita lavorativa di un autista innocente. È giusto sospendere una patente sulla base di un test preliminare che la stessa letteratura scientifica considera non affidabile?

Il tema della privacy: sicurezza o sorveglianza?

La riforma introduce controlli sempre più invasivi: telecamere, dispositivi di bordo, verifiche continue. La domanda è inevitabile: per aumentare la sicurezza è giusto limitare la propria privacy? E ancora: chi garantisce che questi dati non vengano usati per altri scopi? Sappiamo da documenti certi che il sistema informatico governativo di questo disgraziato Paese è in mano alle intelligence straniere.Il confine tra sicurezza e sorveglianza è sottile. E il Governo non sembra volerlo chiarire.

Il peso delle sanzioni: chi paga davvero?

Molte norme prevedono aumenti automatici delle sanzioni per i mezzi pesanti. Ma chi guida quei mezzi non decide la loro massa, non decide il carico, non decide la manutenzione. È giusto che la sanzione colpisca chi non ha potere decisionale? La bozza non risponde. E forse non vuole rispondere.

Il silenzio del Governo

La riforma è stata presentata come un passo avanti, ma non affronta i nodi strutturali del trasporto professionale. Non parla di sfruttamento, non parla di caporalato, non parla di condizioni di lavoro. Non parla di ciò che rende la strada davvero pericolosa. E allora la domanda finale è inevitabile: questa riforma serve a migliorare la sicurezza o a mostrare che “qualcosa si sta facendo”?

Una riforma che deve ancora nascere

Il documento USB, pur non essendo un manifesto politico, mette in luce ciò che la bozza ministeriale non vuole vedere. Non è una questione di sindacati, non è una questione di ideologia. È una questione di realtà. La sicurezza non nasce dai divieti: nasce dalle condizioni di lavoro, dalle infrastrutture, dalle scelte tecniche. E finché il Governo non affronterà questi nodi, la riforma del Codice della Strada resterà un esercizio di stile, non una risposta ai problemi reali del Paese.

*USB Unione Sindacale di Base

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