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Tutte le strade portano a Pechino

di Leonardo Lisanti • 26 Agosto 2025 • Commenti di 0 utenti
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Muraglia cinese sullo sfondo microchip in primo piano e bandiera cinese americana e russa sfumate sulla destra e bandiera europea sulla sinistra con scritta dead 1

Nel caso si dovesse giungere a un accordo per l’Ucraina, una delle condizioni poste da Mosca è la presenza di truppe cinesi nel futuro dispositivo di sicurezza. Non è un dettaglio: è il segnale che il baricentro geopolitico si è spostato. La Cina non è più solo un attore economico, ma un garante di equilibri militari e diplomatici.

La Cina non ha ceduto alle pressioni statunitensi. Ha rilanciato, minacciando l’embargo sulle terre rare, fondamentali per la produzione di batterie, chip e tecnologie verdi. E ha ottenuto concessioni. Non è più il tempo delle imposizioni unilaterali: chi non si piega, detta le regole.

L’Europa si perde in narrazioni moralistiche e alleanze imposte, la Cina consolida il suo ruolo di arbitro globale. Tre episodi recenti lo dimostrano con chiarezza.

Il colosso americano Nvidia, leader nei microchip per l’intelligenza artificiale, ha ottenuto il permesso di esportare in Cina, accettando una tassa del 15%: un compromesso che dimostra come anche le aziende più potenti siano disposte a piegarsi pur di accedere al mercato cinese.

Nel frattempo, Apple continua a produrre in larga parte in Cina, nonostante le tensioni geopolitiche, e Tesla, dopo aver aperto una Gigafactory a Shanghai, ha visto crescere la sua dipendenza dal mercato asiatico. Anche Intel e Qualcomm hanno intensificato i rapporti con Pechino, cercando di evitare l’esclusione da un ecosistema tecnologico che si sta rapidamente emancipando dal controllo occidentale.

L’Europa, invece, resta spettatrice, pagante. Non guida, non propone, non protegge. Subisce. E mentre le sue infrastrutture vengono sabotate da “alleati” impuniti, le sue aziende si adeguano a un mondo che parla sempre più mandarino.

Nel frattempo, l’arresto in Italia di un sabotatore ucraino, ricercato dalla magistratura tedesca per l’attentato ai gasdotti Nord Stream, avrebbe dovuto aprire gli occhi a quegli “ingenui” di europei. E invece no.

Quando già nel 2022 noi ipotizzavamo il coinvolgimento diretto di Kiev, si veniva etichettati come complottisti, estremisti di destra, come se la Russia avesse un passato fascista, filo-russi. Come se la logica fosse un crimine.

Davvero si crede che un leader già colpito da sanzioni economiche possa castrarsi, distruggendo miliardi di investimenti, solo per fare un dispetto all’Occidente?

Bastava usare un pò di logica: può un leader già vittima di sanzioni castrarsi economicamente, dopo aver investito miliardi di dollari nella costruzione dei gasdotti, per fare un dispetto all’Europa?

Majhong
Majhong Risiko(RADIO28TV)

La verità è che l’Europa ha smesso di pensare. Ha delegato la propria sicurezza, la propria energia, persino la propria dignità diplomatica. E mentre si perde in narrazioni semplificate, qualcun altro scrive la storia.

Il secolo cinese non è una profezia: è già iniziato. E chi non lo vede, è destinato a rincorrere.

Ma tanto tutte le strade portano oramai a Pechino.

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