
La Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), un vero tesoro d’Africa con le sue risorse abbondanti, ha visto tempi duri. Immagina una terra strappata dai colonialisti belgi sotto Leopoldo, dove le atrocità erano all’ordine del giorno. Quando finalmente raggiunge l’indipendenza, l’eroico Patrice Lumumba viene assassinato, lasciando il paese in balia di conflitti senza fine. E, nel frattempo, le sue risorse saccheggiate senza pietà.
Recentemente, un po’ di respiro: la Cina entra in scena con accordi più equi, facendo sperare in un futuro migliore. Ma le tensioni, come quei vecchi fantasmi, non sono mai troppo lontane e tornano a tormentare questa nazione afflitta.

Negli anni ’90, il mondo è stato testimone del genocidio in Ruanda, dove circa un milione di Tutsi furono massacrati dagli Hutu. Questo evento, sostenuto da varie potenze internazionali, ha segnato una svolta nelle dinamiche di potere nella regione. Le inchieste condotte da esperti internazionali hanno rivelato la complessità e la manipolazione dietro questi eventi, ma tali indagini non hanno trovato spazio nei media o nella politica.
I ribelli che vogliono l’est del Congo

L’invasione delle ‘Brigate 23 Marzo’, un esercito ufficiale mascherato di Kigali guidato dall’autocrate ruandese Paul Kagame, ha scatenato nuove ondate di violenza nel Nord Kivu. Con la presa di Goma e la marcia verso Kinshasa, la scusa di proteggere la comunità Tutsi è utilizzata per giustificare la destabilizzazione e il controllo delle risorse del Congo.
Nell’est del Congo, c’è una battaglia in corso tra più di cento gruppi ribelli. Il più potente è l’M23, sostenuto dal Ruanda con circa quattromila truppe. Questo gruppo si sta espandendo verso sud, conquistando territori e mettendo in difficoltà il governo centrale di Kinshasa.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha richiesto un cessate il fuoco immediato, il ritiro dell’M23 e il ritorno sicuro delle autorità congolesi a Bukavu. La ribellione ha già causato quasi 3.000 morti e ha costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire. Le Nazioni Unite e le autorità locali stimano che almeno 350.000 sfollati siano senza un tetto.
“L’Unione Africana: Indifferenza di fronte alla crisi congolesi”
Il conflitto in Congo è stato al centro del vertice dell’Unione Africana in Etiopia, tenutasi ad Addis Abeba il 15-16 Febbraio, dove António Guterres delle Nazioni Unite ha avvertito che la situazione potrebbe degenerare in una crisi regionale. Ha sottolineato l’importanza di evitare l’escalation e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della RD Congo.
Nonostante ciò, i leader africani e la comunità internazionale hanno esitato a prendere misure decisive contro l’M23 e il Ruanda, lasciando la regione in una situazione di stallo e incertezza.
Miseria, stupri e omicidi di massa

Nshole ha sottolineato che la lotta armata non è la soluzione e ha presentato una proposta per la costruzione di una pace duratura attraverso il Patto sociale per la pace e la convivenza nella RDC.

Il segretario generale della Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (CENCO), Mons. Donatien Nshole, ha recentemente incontrato i leader dell’M23 a Goma per promuovere una soluzione pacifica al conflitto. Nshole ha sottolineato che la lotta armata non è la soluzione e ha presentato una proposta per la costruzione di una pace duratura attraverso il Patto sociale per la pace e la convivenza nella RDC.
La direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell, ha denunciato l’aumento delle violenze contro i minori nelle province del Nord e del Sud Kivu. I rapporti indicano un aumento preoccupante dei casi di stupro e altre forme di violenza sessuale, con un numero crescente di bambini coinvolti. Dal 27 gennaio al 2 febbraio, i casi di stupro trattati in 42 strutture sanitarie sono quintuplicati, e il 30% di questi riguardava bambini.
Bambini e famiglie nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo continuano a subire bombardamenti incessanti e sparatorie. Migliaia di bambini sono stati separati dalle loro famiglie, esposti a rischi di rapimento, reclutamento forzato e violenza sessuale. Nelle ultime due settimane, più di millecento bambini non accompagnati sono stati identificati nel Nord Kivu e nel Sud Kivu.
L’Unicef ha lanciato un appello urgente per un cessate il fuoco e per la protezione dei civili e delle infrastrutture essenziali. Ha chiesto maggiori sforzi diplomatici per porre fine all’escalation della violenza e trovare una soluzione politica duratura, affinché i bambini possano vivere in pace
La falsità del mondo
A Goma la gente muore ammazzata, mentre il mondo se ne frega, nascosto dietro discorsi ipocriti e inutili.
Il Cardinale Ambongo l’ha detto chiaro: la comunità internazionale fa giochetti sporchi. Tutti parlano, fanno riunioni, ma nessuno muove un dito. I ribelli continuano a avanzare, e intanto il popolo congolese crepa.
La verità è che questa guerra è una porcheria per accaparrarsi le ricchezze del Congo: coltan, cobalto, oro. Tutti vogliono la loro fetta, e la stabilità del paese non interessa a nessuno. I potenti giocano a fare i salvatori, ma in realtà sono loro a fomentare il casino.
Questa storia non riguarda solo il Congo, ma tutto il mondo.
È la dimostrazione di quanto siamo falsi quando parliamo di diritti umani, mentre ce ne freghiamo delle tragedie che si ripetono.
La comunità internazionale è incapace di mettere da parte gli interessi economici per fermare queste atrocità. Mentre tutti i media sono concentrati sulla guerra in Ucraina, sul conflitto in Medioriente di quello che succede nel cuore dell’Africa non proferisce parole. Gli stupri africani, le morti dei bambini congolesi probabilmente hanno un peso specifico diverso? Non fanno audience?
Il mondo deve smetterla di girarsi dall’altro lato: non servono chiacchiere, ma azioni concrete.
Il popolo congolese è abbandonato a se stesso, e ogni giorno che passa è un colpo alla nostra coscienza.
Se non facciamo qualcosa, la storia ricorderà non solo i criminali, ma anche chi ha taciuto e girato la testa dall’altra parte. Perché chi non agisce di fronte all’ingiustizia è complice quanto chi la commette.
