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Sara Chessa: libertà d’informazione e il futuro delle nuove tecnologie

di Leonardo Lisanti • 17 Aprile 2025 • Commenti di 0 utenti
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Ho intervistato Sara Chessa, giornalista di origine sarda e autrice di numerose opere significative che affrontano tematiche complesse come la libertà di informazione e l’evoluzione tecnologica.

sara chessa

Durante la conversazione, Sara Chessa ha sottolineato come il suo lavoro, che in passato si è concentrato sul caso Julian Assange e sul suo impatto sul giornalismo e la libera informazione, si stia ora orientando verso nuove frontiere: le neurotecnologie. Queste tecnologie emergenti, ha spiegato, stanno rapidamente diventando una realtà di massa e pongono importanti interrogativi sui diritti umani e sulla necessità di nuovi diritti specifici per affrontare il cambiamento.

I dubbi e le risposte di Sara Chessa

Le ho chiesto di spiegarci, per prima cosa, cosa siano le neurotecnologie e come il loro sviluppo stia influenzando il panorama dei diritti umani.

Quando parliamo di neurotecnologie, ci riferiamo a un vasto insieme di dispositivi tecnologici progettati per modulare o modificare l’attività e le funzioni del cervello umano. Tra queste tecnologie, troviamo strumenti avanzati come le tecnologie di neurogaming, che permettono di visualizzare i processi cerebrali, i neurostimolatori e le interfacce cervello-computer. Queste ultime sono capaci di collegarsi direttamente al sistema neurale e sono ampiamente utilizzate in ambito medico e militare.

In campo medico, le neurotecnologie hanno mostrato un enorme potenziale, contribuendo significativamente alla riabilitazione post-ictus e migliorando la qualità della vita delle persone affette da gravi problemi di salute. Tuttavia, il loro utilizzo non si limita alla medicina. Sempre più aziende stanno commercializzando dispositivi neurotecnologici non invasivi che promettono di raggiungere stati meditativi, effettuare training cognitivi o persino sperimentare il neurogaming, un innovativo approccio ai videogiochi che consente agli utenti di controllare l’avatar direttamente con la mente.

Questo rapido sviluppo e diffusione rendono le neurotecnologie un fenomeno di massa sempre più attraente per il pubblico, grazie alla loro comodità e ai loro molteplici utilizzi. Tuttavia, dobbiamo riflettere sui rischi legati a queste tecnologie: per funzionare, infatti, devono necessariamente raccogliere dati cerebrali, sollevando interrogativi su dove vengano conservati questi dati, come vengano utilizzati e chi ne abbia accesso. La necessità di garantire una gestione trasparente e responsabile dei dati cerebrali diventa quindi cruciale.

neurotecnologie

Ho voluto approfondire questo argomento chiedendole:

L’utilizzo delle neurotecnologie in ambito sanitario offre senza dubbio benefici significativi per il miglioramento della qualità della vita. Tuttavia, dal tuo punto di vista, quali rischi comporta la loro crescente diffusione verso un utilizzo di massa al di fuori del settore medico? Possono essere un semplice specchietto per le allodole?

La sua risposta:

Non credo che le neurotecnologie siano uno specchietto per le allodole, soprattutto in ambito sanitario, dove il loro utilizzo può davvero migliorare la qualità della vita di persone colpite da gravi patologie come ictus o aneurismi. Tuttavia, sono profondamente preoccupata per l’assenza di regolamentazioni sui dati raccolti da questi dispositivi. Parliamo di informazioni intime legate alle nostre emozioni, paure, desideri e sentimenti.

Questa problematica riguarda sia le interfacce cervello-computer utilizzate in medicina, sia i dispositivi commerciali sempre più diffusi. Inoltre, c’è una grande differenza tra l’impiego delle neurotecnologie per ripristinare funzioni perse e il loro potenziale utilizzo per il potenziamento cognitivo, che potrebbe aprire la strada a nuove sfide etiche e sociali. Senza normative adeguate, il rischio è che questi strumenti vengano impiegati in modi che violino la nostra sfera più personale.

E ho voluto approfondire meglio anche il tema del vuoto legislativo, che preoccupa noi tutti:

Con il vuoto legislativo che circonda l’uso delle neurotecnologie, pensi che il loro sviluppo stia spingendo l’umanità verso un futuro di transumanesimo o persino postumanesimo? Quali potrebbero essere le implicazioni di questa direzione, secondo te?

Il rischio è che ci troviamo immersi in un transumanesimo sregolato, se non riconosciamo e proteggiamo i neurodiritti. È fondamentale integrarli nelle costituzioni e nelle convenzioni internazionali, affinché difendano la privacy mentale.

Ad esempio, il diritto alla continuità psicologica e all’integrità mentale garantirebbero la tutela della libertà di pensiero, evitando che la raccolta dei dati cerebrali da dispositivi neurotecnologici possa essere utilizzata per influenzare, manipolare o controllare gli individui. Studi hanno già dimostrato problematiche etiche derivanti da tecnologie come la DBS (stimolazione cerebrale profonda), evidenziando interferenze con l’identità personale e la percezione.

Considerato che sono tante le problematiche legate alle neurotecnologie così come le opportunità che queste offrono, se gestite correttamente ed eticamente, ho invitato Sara Chessa a tornare sui canali di Radio28Tv, dopo la conferenza del 19 aprile a Pordenone, organizzata dall’associazione Uniamoci.

Leonardo, tornerò volentieri sui canali di Radio28, perché questo argomento mi sta particolarmente a cuore. Durante la conferenza a Pordenone, intendo approfondire la differenza tra il potenziamento tecnologico dell’essere umano e un percorso interiore e spirituale.

Filosofi e ricercatori spirituali di ogni epoca hanno evidenziato che il vero cammino verso un’evoluzione armonica della coscienza risiede nello sviluppo interiore. Questo, per me, rappresenta la vera via per il benessere e l’evoluzione dell’essere umano, ed è un tema che merita tutta la nostra attenzione.

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