

L’Università di Birzeit, una delle istituzioni accademiche più prestigiose della Palestina, è stata nuovamente trasformata in un campo di battaglia. Martedì mattina, l’IDF, l’esercito israeliano, ha fatto irruzione nel campus situato a nord di Ramallah, in Cisgiordania, ferendo almeno undici studenti e provocando decine di casi di intossicazione da gas lacrimogeni. L’operazione, condotta con veicoli blindati, armi da fuoco e granate stordenti, rappresenta l’ennesimo capitolo di una lunga serie di attacchi contro l’istruzione palestinese.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, i soldati israeliani hanno sfondato il cancello principale dell’università utilizzando mezzi corazzati, mentre studenti e docenti si trovavano nelle aule e negli spazi comuni. Le forze israeliane hanno fatto uso di proiettili veri, lacrimogeni e granate assordanti, generando panico e caos tra gli oltre 8.000 studenti presenti nel campus. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha confermato che undici giovani sono stati trasferiti all’ospedale Istishari Arab Hospital di Ramallah: tre colpiti da proiettili alle gambe, altri feriti da schegge e diversi intossicati dal gas.
Fonti locali citate da TRT World riferiscono che i soldati hanno fatto irruzione in più edifici universitari, danneggiando porte, laboratori e uffici amministrativi. Durante l’operazione è stato arrestato anche Assem Khalil, vicepresidente dell’università per gli affari accademici, trattenuto senza spiegazioni immediate. Le forze israeliane hanno inoltre sequestrato attrezzature appartenenti ai movimenti studenteschi, particolarmente attivi nelle proteste contro l’occupazione.
Secondo Middle East Eye, l’incursione è avvenuta poche ore dopo un evento organizzato dagli studenti in solidarietà con i prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. L’operazione ha anche impedito la proiezione del film Hind Rajab, che documenta l’uccisione di una bambina di cinque anni e della sua famiglia durante la guerra di Gaza. L’università aveva programmato l’evento per denunciare le violazioni israeliane contro i civili, ma il raid ha interrotto tutto.
Il Ministero dell’Istruzione palestinese ha condannato l’attacco, definendolo una violazione flagrante delle convenzioni internazionali che tutelano scuole e università. La dichiarazione, riportata da The New Arab, sottolinea come l’assalto rappresenti un attacco diretto alla libertà accademica e alla missione educativa delle istituzioni palestinesi. “Queste violazioni non spezzeranno la volontà degli studenti né del personale accademico”, ha affermato il Ministero, ribadendo l’impegno a difendere il diritto all’istruzione.
L’Università di Birzeit non è nuova a questo tipo di aggressioni. Secondo i dati riportati da diverse testate, tra cui Palestine Chronicle, l’incursione di martedì è la ventiseiesima dal 2002 e la terza in meno di quattro mesi. L’ateneo ha denunciato un modello sistematico di attacchi contro l’istruzione superiore palestinese: oltre 150 studenti dell’università risultano attualmente detenuti nelle carceri israeliane, molti senza processo.
Il raid si inserisce in un contesto più ampio di intensificazione delle operazioni militari israeliane in Cisgiordania. Negli ultimi mesi, scuole, campus universitari e infrastrutture civili sono stati sempre più spesso oggetto di incursioni, con un aumento significativo delle violenze contro studenti e personale accademico. Le immagini diffuse da Middle East Eye mostrano studenti in fuga tra nuvole di gas lacrimogeni, mentre i soldati avanzano sparando all’interno del campus.
L’attacco a Birzeit non è solo un episodio di violenza militare: è un colpo diretto al cuore della società palestinese. Le università, in Palestina, non sono semplici luoghi di studio: sono centri di identità, resistenza culturale e formazione politica. Colpirle significa colpire il futuro stesso del Paese.
E mentre la comunità internazionale continua a discutere, a condannare “con preoccupazione” o a tacere, gli studenti di Birzeit tornano a lezione tra porte sfondate, lacrimogeni e sangue sull’asfalto.
Perché in Palestina, anche studiare è diventato un atto di coraggio ed una sfida all’arroganza.
