Dopo l’offensiva lanciata il 28 febbraio contro l’Iran insieme a Israele, gli Stati Uniti hanno annunciato il 7 aprile una tregua di 15 giorni per definire le condizioni di un possibile accordo di pace. Mentre Washington e Teheran trattano, Israele sta però intensificando le operazioni militari in Libano, con l’obiettivo – secondo diverse fonti – di consolidare il proprio controllo su parte del territorio. In un solo giorno, i bombardamenti israeliani hanno causato oltre 250 vittime civili, mettendo a rischio la fragile tregua: Teheran ha avvertito che, se gli attacchi continueranno, potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz.
23 aprile – Ore 11.00 – Allarme dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Il direttore dell’AIE, Fatih Birol, ha dichiarato a Reuters che la crisi attuale rappresenta “la peggiore minaccia alla sicurezza energetica della storia”. L’aumento dei prezzi e le misure adottate da vari governi, secondo Birol, potrebbero ridurre la domanda globale. La guerra in Iran avrebbe già sottratto al mercato circa 13 milioni di barili di petrolio al giorno.

23 aprile – Ore 8.00 – Aggiornamenti notturni La Casa Bianca ha affermato che il sequestro di navi iraniane non costituisce una violazione del cessate il fuoco e che il presidente Trump non ha fissato una scadenza per la fine della tregua. Nel sud del Libano, l’esercito israeliano ha ucciso la giornalista Amal Khalil e ferito gravemente la collega Zeinab Faraj, che stavano documentando un precedente raid. Le squadre di soccorso non sono riuscite a raggiungere l’area perché le strade erano state distrutte dai militari israeliani, che avrebbero poi colpito anche le ambulanze.
Altre quattro persone sono state uccise in Libano e almeno cinque nella Striscia di Gaza. Il portavoce del governo iraniano, Mohamed Ghalibaf, ha dichiarato che il cessate il fuoco non può essere considerato valido se permane un blocco marittimo che “soffoca l’economia mondiale” e se non vengono fermate le operazioni israeliane. Ha aggiunto che l’apertura dello Stretto di Hormuz non sarà possibile finché continueranno “violazioni evidenti” della tregua.
