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L’Incarnazione Moderna di un Sistema Corrotto: Epstein e il Legame Profondo tra Governo e Criminalità – Quarta Parte

di Carmen Tortora • 29 Settembre 2024 • Commenti di 0 utenti
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In questa quarta parte, ci addentreremo in una delle trame più oscure e inquietanti del potere occulto: la rete di abusi sessuali nascosta dietro la Covenant House, un ente di beneficenza apparentemente devoto ad aiutare i giovani senzatetto. Tuttavia, dietro la facciata filantropica, operava un sistema ben radicato di sfruttamento, protetto e alimentato da figure potenti.

Al centro di questa rete c’era Padre Bruce Ritter, fondatore della Covenant House, che operava sotto l’ala protettrice del cardinale Francis Spellman, una figura già macchiata da scandali di pedofilia e strettamente legata a Roy Cohn. Spellman e Cohn, entrambi maestri nel manovrare i potenti attraverso segreti inconfessabili, fornivano a Ritter il supporto necessario per continuare indisturbato la sua opera oscura.

Ma le connessioni di Ritter si estendevano ancora più in profondità: la Covenant House era strettamente legata a Robert Macauley, amico intimo di George H.W. Bush, e alla sua organizzazione AmeriCares, un’entità caritatevole con legami con l’intelligence americana e operazioni segrete come quelle legate ai Contras in America Centrale. Questo sistema di controllo e corruzione, mascherato da filantropia, rivelava come il potere fosse gestito nell’ombra da una rete che intrecciava politica, religione e criminalità organizzata.

In questa parte, esploreremo come la Covenant House, e altre organizzazioni simili, abbiano fatto da copertura per un sistema di abusi e sfruttamento che coinvolgeva l’élite politica e religiosa, mantenendo il potere nascosto dietro una maschera di rispettabilità.

La Maschera della Filantropia: La Rete di Abusi della Covenant House

L’oscura operazione di ricatto sessuale orchestrata da Robert Keith Gray ed Edwin Wilson non fu l’unica rete segreta che legava Roy Cohn e i potenti politici americani. Un’altra operazione altrettanto inquietante era collegata alla Covenant House, un ente di beneficenza cattolico che, dietro la facciata filantropica, nascondeva una rete di abusi e pedofilia. Al centro di questa rete c’era Padre Bruce Ritter, fondatore della Covenant House e legato a figure influenti, tra cui amici stretti di George H.W. Bush.

Tutto ebbe inizio nel 1968, quando Padre Ritter chiese il permesso al suo superiore, il cardinale Francis Spellman, di accogliere ragazzi e ragazze senza fissa dimora nella sua casa a Manhattan. Spellman, già accusato di pedofilia e noto per aver ordinato sacerdoti con simili accuse, non era estraneo a simili scandali. Più di un semplice prelato, Spellman era strettamente legato a Roy Cohn, l’influente avvocato di New York che sfruttava il suo potere per manipolare politici e uomini d’affari. Si diceva che Spellman fosse stato avvistato in una delle infamanti “feste di ricatto” organizzate da Cohn, in cui venivano raccolti video compromettenti su figure di spicco per essere usati come leva politica. Un ulteriore tassello di questa trama inquietante era il nipote di Spellman, Ned Spellman, che lavorava direttamente per Roy Cohn, come rivelato dalla rivista LIFE.

Con la protezione di Spellman, Padre Ritter gestiva la Covenant House, che divenne il centro di gravi accuse di abusi sessuali. Ritter era accusato di avere relazioni con numerosi ragazzi minorenni che ospitava nell’ente e di usare i fondi destinati alla carità per fare regali e pagare i giovani vulnerabili che sfruttava. Uno dei ragazzi, Darryl Bassile, scrisse una lettera aperta a Ritter, denunciando il suo comportamento: “Hai abusato di me quando avevo solo quattordici anni… Ma un giorno dovrai affrontare la verità davanti a Dio”.

Nel 1989, lo scandalo esplose grazie al New York Post, che rivelò i crimini di Ritter. Charles M. Sennott, il giornalista che scrisse l’articolo, disse successivamente che forze “ben più potenti della Chiesa cattolica” proteggevano Ritter. Nonostante le prove schiaccianti, Ritter fu difeso pubblicamente da figure politiche e religiose di rilievo, come il governatore di New York Mario Cuomo e il cardinale John O’Connor, che attaccarono ferocemente il rapporto di Sennott.

Ma dietro questa protezione c’era qualcosa di molto più grande. La Covenant House e lo stesso Ritter erano strettamente legati a Robert Macauley, ex compagno di stanza di George H.W. Bush a Yale e amico intimo della famiglia Bush. Entrato nel consiglio di amministrazione dell’ente nel 1985, Macauley si era occupato di raccogliere fondi e portare con sé una rete di potenti alleati, tra cui ex funzionari governativi e importanti banchieri d’investimento.

L’organizzazione di Robert Macauley, la AmeriCares Foundation, accusata in seguito di aver convogliato fondi ai Contras in America Centrale, si rivelò una delle principali fonti di finanziamento della Covenant House. Uno dei membri di spicco del comitato consultivo di AmeriCares era William E. Simon, ex segretario del Tesoro sotto le amministrazioni di Richard Nixon e Gerald Ford, nonché direttore del Nicaraguan Freedom Fund, un’organizzazione che inviava aiuti diretti ai Contras.

AmeriCares, tuttavia, non era solo coinvolta in attività caritatevoli. L’organizzazione era nota per la sua stretta collaborazione con l’intelligence statunitense. Nel 1991, l’Hartford Courant osservò che molti ex funzionari federali con esperienza in operazioni di intelligence lavoravano per AmeriCares, aiutando l’organizzazione a muoversi in ambienti politici internazionali estremamente delicati.

Anche Bruce Ritter, fondatore della Covenant House, aveva legami stretti con Macauley. Era stato infatti ospite più volte nella tenuta di Macauley nel Connecticut e ricopriva la carica di Vicepresidente di AmeriCares fino a quando non fu costretto a dimettersi dalla Covenant House a seguito delle accuse di pedofilia. In particolare, il padre di George H.W. Bush, Prescott Bush, faceva parte del consiglio consultivo di AmeriCares. Dopo la morte di George H.W. Bush, l’organizzazione dichiarò che l’ex presidente era stato “determinante nella fondazione dell’organizzazione di soccorso e sviluppo”.

Anni prima che Ritter venisse smascherato come pedofilo, la sua organizzazione, la Covenant House, era stata ampiamente elogiata. Persino il presidente Ronald Reagan la citò nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 1984, definendo Ritter uno degli “eroi misconosciuti” del paese. Durante gli anni tra il 1985 e il 1989, la Covenant House vide il suo budget operativo crescere vertiginosamente, passando da 27 milioni di dollari a 90 milioni di dollari, e il suo consiglio di amministrazione attirò figure di grande rilievo, tra cui alti dirigenti di IBM, Chase Manhattan Bank e Bear Stearns.

Fu proprio in questo periodo che la Covenant House si espanse a livello internazionale, aprendo filiali in diversi paesi, tra cui il Canada, il Messico e l’America Centrale. La prima filiale in America Centrale venne aperta in Guatemala e fu gestita da Roberto Alejos Arzu, un agente della CIA la cui piantagione era stata utilizzata per addestrare le truppe della fallita invasione della Baia dei Porci contro Cuba. Alejos Arzu aveva stretti legami con l’ex dittatore nicaraguense Anastasio Somoza, sostenuto dagli Stati Uniti, ed era membro dei Cavalieri di Malta, un ordine cattolico di cui facevano parte anche il direttore della CIA William Casey e Tom Bolan, socio legale di Roy Cohn.

Alejos Arzu non si limitava a lavorare per AmeriCares: era anche legato a diversi gruppi paramilitari in America Centrale. Fonti della comunità di intelligence citate da John DeCamp, ex senatore e investigatore, affermavano che la filiale della Covenant House gestita da Alejos Arzu in Guatemala aveva fornito bambini a una rete di pedofili con sede negli Stati Uniti. Anni dopo, un’altra organizzazione caritatevole con sede in Guatemala, Mi Casa, che George H.W. Bush e sua moglie Barbara avevano visitato personalmente nel 1994, fu accusata di pedofilia dilagante e abusi sui minori.

Questa rete intricata di connessioni tra figure potenti come Ritter, Alejos Arzu, e la famiglia Bush, unita al coinvolgimento di istituzioni come AmeriCares e la Covenant House, rivelava un quadro inquietante. Operando sotto l’apparenza di filantropia, queste organizzazioni nascondevano un sistema di corruzione e sfruttamento che si estendeva dalla politica alle missioni caritatevoli, con il supporto e la protezione di potenti alleati.

Il Lobbista Oscuro: Segreti, Ricatti e la Caduta di Craig Spence

Craig Spence, ex corrispondente per ABC News negli anni ’80, aveva rapidamente scalato i ranghi di Washington diventando uno dei lobbisti conservatori più influenti della capitale. Ma la sua ascesa al potere prese una piega drammatica nel giugno del 1989, quando venne alla luce che per anni aveva orchestrato una rete di prostituzione minorile destinata all’élite politica di Washington. Spence utilizzava appartamenti segretamente equipaggiati con sistemi di registrazione audio e video, creando una rete di ricatti sessuali non molto diversa da quella che, anni dopo, sarebbe stata associata a Jeffrey Epstein. Spence, enigmatico e circondato da mistero, era spesso paragonato al personaggio di Jay Gatsby, protagonista de Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald.

Un articolo del 1982 del New York Times aveva descritto Spence come un uomo dall’agenda telefonica invidiabile, con una rubrica che comprendeva i nomi dei potenti del Congresso, del governo e del mondo del giornalismo. L’articolo sottolineava come Spence venisse spesso ingaggiato non per ciò che sapeva, ma per chi conosceva. Le sue feste erano il simbolo del potere nascosto, frequentate da ambasciatori, star televisive, senatori e alti funzionari governativi. Tra i suoi ospiti abituali spiccavano nomi come Roy Cohn, l’ex direttore della CIA William Casey e il famoso giornalista William Safire, strettamente legato a Cohn.

Nello stesso articolo, Spence vantava amicizie con figure di spicco come l’ex presidente Richard Nixon, l’ex procuratore generale John Mitchell, il giornalista della CBS Eric Sevareid, il senatore John Glenn e l’attore britannico Peter Ustinov. Curiosamente, Ustinov avrebbe poi scritto per il quotidiano The European, fondato nel 1990 da Robert Maxwell, noto agente del Mossad e padre di Ghislaine Maxwell, figura centrale nel futuro scandalo Epstein.

Solo anni dopo, nel 1989, si scoprì la verità su Spence e le sue feste. Il Washington Times pubblicò un rapporto che rivelava come le sfarzose serate di Spence fossero in realtà trappole per ricattare gli ospiti. Queste feste, frequentate da personalità dell’amministrazione Reagan e Bush, alti ufficiali militari e star dei media, venivano segretamente registrate con l’obiettivo di compromettere gli invitati. La rete di prostituzione omosessuale di Spence, secondo il rapporto, coinvolgeva funzionari governativi, militari, uomini d’affari, avvocati e rappresentanti dei media. Spence era noto per offrire bambini piccoli in cambio di sesso ai partecipanti. L’uso di cocaina, offerta durante le feste, era un ulteriore strumento per manipolare e ricattare i presenti.

La casa di Spence era un vero e proprio centro di sorveglianza: equipaggiata con telecamere nascoste e uno specchio bidirezionale che gli permetteva di osservare i suoi ospiti senza essere visto. Un funzionario della Casa Bianca dell’era Reagan e un sergente dell’aeronautica militare che avevano partecipato a una delle sue feste confermarono la presenza di queste apparecchiature di registrazione e l’utilizzo delle stesse per raccogliere materiale compromettente. Uno degli invitati descrisse come fosse stato prelevato da una limousine e portato a una delle feste, dove giovani uomini cercavano di avvicinarlo in modo sospetto.

Craig Spence, lobbista conservatore diventato figura centrale di uno scandalo di prostituzione minorile, non aveva solo intrecciato una rete oscura con l’élite politica di Washington, ma era anche strettamente legato all’intelligence statunitense, in particolare alla CIA. Secondo un rapporto del Washington Times, Spence si vantava spesso di lavorare per la CIA e, in un’occasione, raccontò che sarebbe “scomparso per un po’” a causa di un incarico importante per l’agenzia. La sua paranoia era evidente: temeva che la CIA potesse tradirlo e inscenare la sua morte come un suicidio.

Non molto tempo dopo la pubblicazione del rapporto del Washington Times che svelava le sue attività, Spence venne effettivamente trovato morto in una stanza del Boston Ritz Carlton. La sua morte fu rapidamente classificata come suicidio, ma le circostanze misteriose sollevarono dubbi, alimentati dalle sue stesse paure di essere eliminato dalla CIA.

Il rapporto del Washington Times suggeriva che Spence potesse essere stato coinvolto in operazioni di contrabbando di cocaina negli Stati Uniti da El Salvador, un’operazione che coinvolgeva, secondo lui, personale militare statunitense. Considerando il contesto dello scandalo Iran-Contra, nel quale la CIA scambiava cocaina per armi, le dichiarazioni di Spence sembravano ben più che semplici vanterie. Le sue potenti connessioni e il coinvolgimento dell’agenzia rendevano quelle affermazioni inquietantemente plausibili.

Uno degli aspetti più controversi dello scandalo che circondava Spence fu il fatto che fosse riuscito a entrare nella Casa Bianca, durante l’amministrazione di George H.W. Bush, accompagnato da giovani che il Washington Times descrisse come “ragazzi squillo”. Spence, in seguito, rivelò che i suoi contatti all’interno della Casa Bianca erano funzionari di alto livello, e citò specificamente Donald Gregg, all’epoca consigliere per la sicurezza nazionale di George H.W. Bush. Gregg, che aveva lavorato per la CIA dal 1951, era passato a lavorare direttamente sotto William Casey prima di dimettersi dall’agenzia nel 1982 per entrare nello staff di Bush, allora vicepresidente.

Gregg aveva avuto un ruolo chiave nella CIA, lavorando anche con un giovane William Barr alla fine degli anni ’70 per ostacolare le indagini del Pike Committee e del Church Committee, che stavano esaminando le operazioni segrete dell’agenzia. Tra i vari scandali che questi comitati dovevano indagare c’erano le cosiddette “trappole amorose” della CIA, operazioni di ricatto sessuale che coinvolgevano diplomatici stranieri in appartamenti sorvegliati da specchi bidirezionali e apparecchiature di registrazione. Curiosamente, Barr sarebbe poi diventato procuratore generale sotto George H.W. Bush e, decenni dopo, avrebbe ricoperto lo stesso ruolo sotto Donald Trump. Inoltre, il padre di Barr, Donald Barr, era stato legato all’Office of Strategic Services (OSS), il precursore della CIA, e aveva assunto un giovane Jeffrey Epstein come insegnante alla prestigiosa Dalton School.

Donald Barr, autore di un romanzo di fantascienza su una società di schiavitù sessuale, aveva reclutato Epstein mentre suo figlio William lavorava alla CIA. Questa rete di collegamenti oscuri si infittì ulteriormente quando William Barr rifiutò di astenersi dal caso Epstein, nonostante avesse lavorato nello stesso studio legale che aveva rappresentato Epstein in passato.

Donald Gregg, dal canto suo, era anche legato a Roy Cohn, figura chiave dell’élite politica e giudiziaria di New York, attraverso il matrimonio di sua figlia con Christopher Buckley, figlio del noto giornalista conservatore William F. Buckley Jr., amico intimo di Cohn e del suo socio Tom Bolan.

Il Washington Times rivelò anche che Spence aveva stretti legami con Cohn. Una delle fonti del giornale affermò di aver partecipato a una festa di compleanno per Roy Cohn, organizzata da Spence nella sua abitazione, a cui presenziò anche il direttore della CIA, William Casey. Spence parlava spesso delle sue connessioni, menzionando regolarmente Cohn e vantandosi di aver ospitato il celebre avvocato in altre occasioni, oltre alla festa di compleanno.

Questi dettagli, intrecciati con la rete di potere di Cohn, Gregg, e Casey, alimentavano un quadro torbido e inquietante, dove sesso, ricatti e politica si fondevano in un meccanismo di controllo che coinvolgeva le più alte sfere del potere americano. La morte di Spence, sebbene etichettata come suicidio, rimase avvolta da sospetti, segno che le forze dietro il sipario di Washington potevano essere ben più potenti e pericolose di quanto si potesse immaginare.

Lo Scandalo Franklin: Potere, Pedofilia e Ricatti

La scoperta della “rete di call boy” di Craig Spence non fece altro che aprire il vaso di Pandora di uno scandalo ancora più inquietante: quello del caso Franklin, che sconvolse Omaha, Nebraska. Al centro di questo oscuro intrigo c’era Larry King, un attivista repubblicano di spicco e potente lobbista, che gestiva la Franklin Community Federal Credit Union. King era una figura ben inserita negli ambienti politici locali, ma la sua ascesa al potere crollò quando la sua credit union fu chiusa dalle autorità federali, portando alla luce una rete di abusi sessuali su minori e presunti omicidi rituali.

Un articolo dell’Omaha World Herald del maggio 1989, che esaminava lo scandalo finanziario e sessuale legato a King, conteneva una rivelazione importante: “Nei 6 mesi e mezzo trascorsi da quando le autorità federali hanno chiuso Franklin, continuano a circolare voci secondo cui i fondi della credit union in qualche modo sarebbero finiti ai ribelli Contras del Nicaragua”. Questa dichiarazione alimentava sospetti sul coinvolgimento di King in operazioni segrete di finanziamento ai Contras, all’interno del contesto del conflitto in America Centrale.

Le accuse trovarono ulteriore sostegno nelle indagini condotte da Pete Brewton, giornalista dell’Houston Post. Brewton scoprì che la CIA, in collaborazione con la criminalità organizzata, aveva usato fondi presi in prestito da diverse istituzioni di risparmio e prestiti (S&L) per finanziare operazioni clandestine. Uno di questi istituti aveva un membro molto influente nel suo consiglio di amministrazione: Neil Bush, figlio del presidente George H.W. Bush. Non solo, quella stessa istituzione finanziaria aveva stretti legami con l’organizzazione di Larry King, rafforzando l’ipotesi di una connessione diretta tra l’élite politica e il mondo sotterraneo delle operazioni illegali.

Larry King, una figura centrale nello scandalo Franklin, aveva legami ben più profondi di quanto inizialmente apparisse, specialmente con la macchina politica e segreta che circondava l’amministrazione Reagan. King, noto per la sua attività come lobbista repubblicano e gestore della Franklin Community Federal Credit Union, non solo era coinvolto in traffici oscuri, ma aveva anche co-fondato e donato oltre 25.000 dollari a un’organizzazione affiliata all’amministrazione Reagan, Citizens for America. Questa organizzazione sponsorizzava viaggi di conferenze per il tenente colonnello Oliver North e i leader dei Contras, un gruppo paramilitare nicaraguense sostenuto dagli Stati Uniti. Il direttore di Citizens for America all’epoca era David Carmen, che gestiva contemporaneamente un’agenzia di pubbliche relazioni insieme a suo padre Gerald Carmen, ex capo delle operazioni segrete della CIA sotto William Casey e nominato da Reagan a capo della General Services Administration e successivamente come ambasciatore.

La rete di Craig Spence, che venne smascherata nel 1989, aveva ramificazioni che si intrecciavano con quelle di King. Un giornalista investigativo rivelò a John DeCamp, l’autore che espose lo scandalo Franklin, che il nome di King era apparso in numerose ricevute di carte di credito trovate durante le indagini su Spence. Quelle scoperte portarono alla luce che King e Spence erano, di fatto, soci in affari: le loro reti di traffico di minori facevano parte di un’organizzazione più ampia e inquietante, conosciuta come “Bodies by God”.

Non si conosceva esattamente l’entità e il numero di gruppi che operavano sotto l’ombrello di “Bodies by God”, ma ciò che si sapeva era che le reti gestite da King e Spence erano strettamente collegate tra loro. Queste reti, a loro volta, avevano connessioni con figure di spicco delle amministrazioni Reagan e George H.W. Bush, inclusi funzionari legati alla CIA e all’entourage di Roy Cohn, il noto avvocato e manipolatore politico.

Poco prima del suo misterioso suicidio al Ritz Carlton di Boston, Spence lasciò intendere ai giornalisti del Washington Times, Michael Hedges e Jerry Seper, che avevano scoperto solo la punta dell’iceberg: “Tutto ciò che avete scoperto, i ragazzi di compagnia, la corruzione e i tour della Casa Bianca, sono insignificanti rispetto ad altre cose che ho fatto. Ma non vi dirò quali sono quelle cose, e il mondo andrà avanti lo stesso”. Questa frase criptica suggeriva l’esistenza di segreti ancora più oscuri che coinvolgevano le sue attività.

Il ruolo dell’FBI in questa storia è altrettanto cruciale, e forse altrettanto oscuro. Lo scandalo Franklin venne insabbiato con forza e velocità dall’FBI, che utilizzò tattiche aggressive per seppellire la verità sulle operazioni di King. Questo comportamento rifletteva una pratica consolidata del Bureau, risalente ai tempi di J. Edgar Hoover, che usava il ricatto sessuale come arma di potere, come dimostrato dal suo stretto legame con Roy Cohn e Lewis Rosenstiel. L’ex braccio destro di Hoover all’FBI, Louis Nichols, in seguito lavorò per Rosenstiel, creando ulteriori legami tra queste oscure figure e le operazioni di insabbiamento.

Anni dopo, documenti rilasciati dall’FBI rivelarono che Jeffrey Epstein, un altro volto ben noto nel mondo degli scandali sessuali, era diventato un informatore dell’FBI nel 2008, quando Robert Mueller era il direttore dell’ufficio. In cambio di questa collaborazione, Epstein ottenne l’immunità dalle accuse federali che pendevano su di lui. Tuttavia, con il suo recente arresto, quell’accordo saltò. Anche Louis Freeh, ex direttore dell’FBI, venne coinvolto quando fu assunto da Alan Dershowitz, accusato di violenze su ragazze nelle proprietà di Epstein, per intimidire le vittime. Freeh era stato nominato giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York grazie all’intervento di Tom Bolan, socio di Roy Cohn.

Il caso Franklin, dunque, non fu un’anomalia. Era solo uno dei tanti esempi di come l’FBI avesse protetto reti di pedofili quando coinvolgevano figure dell’élite politica. Questo sistema di protezione garantiva al Bureau un flusso costante di ricatti da sfruttare. Inoltre, l’imparzialità di uno dei principali procuratori nel caso Epstein, Maurene Comey, la figlia dell’ex direttore dell’FBI James Comey, fu messa in discussione, aumentando ulteriormente i sospetti sulla profondità delle connessioni tra il potere politico, la giustizia e queste reti di abusi sessuali.

Jeffrey Epstein: L’Eredità Oscura di Roy Cohn

Non molto tempo dopo la morte di Roy Cohn, un’altra figura emerse come nuovo fulcro della rete di potere e traffico sessuale che Cohn aveva costruito negli anni. Quell’individuo era Jeffrey Epstein, che sembrava raccogliere le redini lasciate dall’avvocato newyorkese. Dopo essere stato licenziato dalla prestigiosa Dalton School, Epstein fu reclutato da Alan “Ace” Greenberg, caro amico di Cohn e allora presidente di Bear Stearns, dove Epstein iniziò la sua carriera nel mondo della finanza.

Epstein, lasciata la Bear Stearns, intraprese un nuovo percorso, lavorando come “cacciatore di taglie” finanziario per clienti potenti, tra cui, si dice, Adnan Khashoggi, noto trafficante d’armi legato allo scandalo Iran-Contra. Durante questo periodo, Epstein entrò in contatto con il miliardario Leslie Wexner, vicino alla famiglia Bronfman, a loro volta legati a Meyer Lansky, la mente dietro il crimine organizzato e un tempo rappresentato dallo stesso Cohn.

Proprio nel periodo in cui Wexner iniziò la sua lunga collaborazione con Epstein, un altro vecchio amico di Cohn, Ronald Lauder, con stretti legami alla Casa Bianca di Reagan e alla famiglia Trump, fornì a Epstein un passaporto austriaco contenente una sua foto, ma con un nome falso. Lauder, Wexner e i Bronfman erano tutti membri di una misteriosa organizzazione d’élite nota come il Mega Group, composta da altri potenti “filantropi” con connessioni a Lansky, tra cui il gestore di hedge fund Michael Steinhardt.

Mentre Epstein si inseriva perfettamente nella rete di potere costruita da Cohn, il suo coinvolgimento con il Mega Group e le sue connessioni con personaggi come Robert Maxwell, il padre di Ghislaine Maxwell, aggiunsero una dimensione internazionale alla rete di ricatti sessuali che si andava allargando. L’ascesa di Epstein non fu un caso isolato, ma piuttosto l’evoluzione di una macchina che operava da decenni sotto gli occhi di tutti.

Lo scandalo Epstein svelava un’operazione di ricatto senza scrupoli, orchestrata da figure potenti che si erano infiltrate in ogni angolo della società. Il loro potere si estendeva oltre i confini degli Stati Uniti, come dimostrato dall’attività della Covenant House in America Latina e dai tentativi globali di Epstein di reclutare ragazze per i suoi abusi. Questa rete operava con la complicità, o almeno la consapevolezza, di personaggi di spicco nel mondo della “filantropia”, della politica e delle agenzie di intelligence americane, tutti influenti in diverse amministrazioni presidenziali, da Ronald Reagan fino a Donald Trump.

L’intera operazione di ricatto sessuale, durata oltre mezzo secolo, non fu mai completamente smascherata, protetta da potenti alleanze che usavano la loro influenza per coprire le atrocità commesse e continuare a sfruttare, dietro una facciata di rispettabilità, le vite di innumerevoli vittime.

Nelle prossime parti, esploreremo l’elemento inquietante dei legami di Jeffrey Epstein con l’intelligence israeliana e il potente gruppo filo-israeliano noto come “Mega Group”. Fondato da figure come Leslie Wexner, principale finanziatore di Epstein, il Mega Group riunisce miliardari con forti legami con Israele e la criminalità organizzata, in particolare la rete di Meyer Lansky.

Analizzeremo come il Mega Group, insieme a personaggi vicini al Mossad come Robert Maxwell e Marc Rich, abbia giocato ruoli chiave in operazioni segrete e nella costruzione di connessioni tra la politica israeliana e americana. Scopriremo come Maxwell abbia contribuito a piazzare una “botola” in software globali per il Mossad, mentre sua figlia Ghislaine, accanto a Epstein, ha perpetuato questo schema manipolativo, creando una rete che collegava intelligence, crimine e potere politico, coinvolgendo figure di spicco come Ronald Lauder, amico di Donald Trump e Roy Cohn.

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