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La massa: mediocrità, senso comune e presa di coscienza

di Manuela Fratianni • 20 Settembre 2026 • Commenti di 3 utenti
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Stavo pensando a Gramsci: combattere l’idea della ineluttabilità di certe situazioni con l’istruzione…eppure la massa delle persone vive nella mediocrità convinta che non si possa cambiare.

Questo è il dramma della nostra esistenza e per tale motivo la cosiddetta élite porta avanti i propri piani in tutta tranquillità.

Abbiamo più dati che mai, ma meno pensiero critico.

Gramsci affrontava questo problema con il concetto di egemonia culturale e la distinzione tra “senso comune” e “buon senso”.

Mediocrita Gramsci

Il trappolone del “Senso Comune”

Per Gramsci, la massa non vive nella mediocrità o nella rassegnazione semplicemente per inerzia personale, ma perché è immersa in un senso comune preconfezionato: un insieme confuso di credenze, pregiudizi e concezioni del mondo assorbite passivamente dall’ambiente sociale.

Il senso comune fa apparire l’ordine delle cose, le disuguaglianze, le ingiustizie, la propria condizione di subalternità, come naturale e immutabile, proprio come la gravità o le stagioni. Chi è immerso in questa visione non pensa “non voglio cambiare“, ma “è inutile provare a cambiare perché il mondo va così”.

L’Istruzione come “Buon Senso” e Presa di Coscienza

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”.

L’istruzione per Gramsci non è l’accumulo nozionistico di dati o titoli, che spesso crea solo un’altra forma di conformismo, ma uno strumento per trasformare il senso comune in buon senso:

Smontare la “naturalità” della realtà

Capire che ciò che ci circonda non è naturale, ma il prodotto di decisioni storiche, economiche e umane. E ciò che l’uomo ha creato, l’uomo può modificarlo.

Senza gli strumenti culturali per analizzare la propria condizione arriva la rassegnazione.


Perché oggi la massa sembra ancora bloccata nella mediocrità?

L’egemonia moderna dell’assenza di alternative

Oggi l’idea dell’ineluttabilità è ancora più forte che ai tempi di Gramsci, quello che Mark Fisher ha definito “Realismo Capitalista”: è più facile immaginare la fine del mondo che la fine di un certo sistema.

Il sistema educativo odierno non è progettato per sviluppare il pensiero critico autonomo, ma per addestrare individui a svolgere un compito nel sistema esistente.

Gramsci diceva anche: “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà“.

L’intelligenza ci mostra quanto sia strutturata e pervasiva la rassegnazione di massa, ma la volontà ci impone di rifiutare che quella sia la risposta definitiva.


Per Gramsci, l’educazione non doveva essere un atto paternalistico di “insegnamento dall’alto“, ma un processo dinamico di auto-emancipazione. Per spezzare l’idea dell’ineluttabilità, proponeva un modello educativo basato su alcuni pilastri fondamentali.

La Scuola Unica di Base

Gramsci criticava duramente la riforma Gentile del 1923, che divideva precocemente i giovani tra chi era destinato a dirigere (liceo) e chi a lavorare (scuole professionali).

  • Cultura generale per tutti: Fino ai 15-16 anni, la scuola doveva essere uguale per tutti, combinando lavoro manuale e intellettuale.
  • Autodisciplina e sforzo: Rifiutava l’idea che l’apprendimento dovesse essere solo “gioco”. Imparare richiede fatica, concentrazione e metodo; negare questo ai figli delle classi popolari significava lasciarli in una posizione di inferiorità culturale.

Gli Intellettuali Organici

A differenza degli intellettuali tradizionali (accademici chiusi nelle loro torri d’avorio), l’intellettuale organico deve nascere dall’interno della classe popolare stessa.

  • Il suo compito non è indottrinare, ma dare coerenza concettuale ai problemi reali della gente.
  • Funziona come un “traduttore” che prende le sofferenze confuse del popolo e le trasforma in una visione politica e culturale solida.

Il Metodo Socratico nei Circoli Operaio-Contadini

Nelle sue esperienze pratiche (come la Scuola di cultura proletaria a Torino), l’educazione avveniva attraverso il dialogo: analizzare i problemi reali e quotidiani del lavoro o della vita di quartiere e far capire che quei problemi non dipendono dal “destino”, ma da precise scelte storiche ed economiche.

Importante altresì sostituire il pregiudizio del senso comune con la capacità critica del buon senso.


Il fine ultimo era formare individui capaci sia di pensare criticamente che di agire praticando l’autogoverno, rendendo la massa consapevole del proprio ruolo nella storia.

Oggi l’istruzione indottrina alla mediocrità e obbedienza

Sembra che l’istruzione sia a portata di tutti oggigiorno, come auspicava Gramsci ma, in realtà, la stessa istruzione è diventata strumento di indottrinamento, e questo era il pericolo da cui Gramsci metteva in guardia e che rifiutava.

Oggi viviamo nell’illusione che, essendoci la scolarizzazione di massa e l’accesso illimitato a Internet, la visione di Gramsci si sia realizzata. In realtà, assistiamo a quella che si può definire una democratizzazione formale a cui corrisponde una subalternità sostanziale.

La distinzione di Gramsci: Istruzione vs. Indottrinamento

Per Gramsci la vera istruzione non è mai un semplice “passaggio di nozioni“. C’è una differenza fondamentale tra due modelli.

L’istruzione come Nozionismo e Addestramento (il pericolo)

Riduce la cultura a una merce o a un manuale di istruzioni. Prepara l’individuo a occupare una casella predeterminata nel sistema produttivo. Questo tipo di “istruzione” non libera l’uomo, ma lo conforma, insegnandogli cosa pensare e come integrarsi senza fare troppe domande.

L’istruzione come Formazione del Pensiero Critico (l’auspicio)

Fornisce gli strumenti logici e storici per smontare le narrazioni dominanti. Non serve a trovare un posto nel mondo così com’è, ma a capire come il mondo è stato costruito e come può essere trasformato.

Come si manifesta oggi questo “Indottrinamento Moderno”?

Il meccanismo con cui l’istruzione (e l’informazione) odierna genera conformismo funziona su tre livelli principali:

  1. La frammentazione del sapere (Iperspecializzazione): l’insegnamento moderno tende a formare tecnici iper-specializzati che conoscono benissimo un piccolo ambito, ma hanno perso la capacità di vedere il quadro d’insieme (pensiero sistemico). Senza visione d’insieme, non si può fare critica politica o sociale.
  2. L’aziendalizzazione della scuola e dell’università: spesso i percorsi formativi sono modellati quasi esclusivamente sulle esigenze immediate del mercato del lavoro. L’obiettivo non è formare cittadini consapevoli, ma capitale umano efficiente.
  3. L’illusione dell’informazione neutrale: attraverso i media e le reti digitali siamo inondati di dati, ma la capacità di analizzarli criticamente è bassissima. L’eccesso di informazione priva di struttura critica produce lo stesso effetto dell’ignoranza: passività e disorientamento.

L’egemonia invisibile

La differenza con il passato è che l’indottrinamento contemporaneo non avviene tramite la censura bruta o la propaganda di regime, ma attraverso la promozione di una singola visione del mondo presentata come tecnica, neutrale e inevitabile.

Gramsci definiva questo processo “assorbimento degli intellettuali”: il sistema non reprime la cultura, ma la assimila e la rende innocua, trasformando la conoscenza in uno strumento di conservazione dello status quo anziché di emancipazione.


La frizione tra l’idea gramsciana di educazione e il modello educativo contemporaneo si riassume nella risposta a una domanda fondamentale: a cosa serve formare un essere umano?

Mentre per Gramsci l’educazione deve creare cittadini dirigenti capaci di comprendere e trasformare la storia, la logica del capitale umano e dell’aziendalizzazione punta a creare forza lavoro ottimizzata capace di adattarsi al mercato.

Capitale Umano vs. Emancipazione Gramsciana

Il concetto di “capitale umano” (nato dall’economia neoliberista con Theodore Schultz e Gary Becker) tratta le facoltà intellettuali, le competenze e la creatività dell’individuo come un investimento finanziario su sé stessi.

I meccanismi dell’Aziendalizzazione

L’aziendalizzazione della scuola e dell’università non è solo una questione di bilanci, ma un vero e proprio cambio di linguaggio e di valori.

La sostituzione della conoscenza storica e teorica con le cosiddette “soft skills” (flessibilità, resilienza, problem solving) risponde a un’esigenza precisa. Insegnare la resilienza significa addestrare ad sopportare le ingiustizie o la precarietà anziché insegnare a contestarne le cause.

L’introduzione di termini come crediti, debiti, competenze in uscita, valutazione delle performance e capitale umano trasforma la percezione stessa della cultura. La cultura smette di essere un bene disinteressato e diventa un valore contabile.

Quando i programmi scolastici o universitari vengono disegnati sulle “richieste delle imprese“, la scuola rinuncia alla sua funzione di guida della società. Anziché essere la scuola a formare menti capaci di criticare il modello economico, è il modello economico a dettare cosa la scuola debba insegnare.

Le Conseguenze Politiche: Neutralizzare la Conflittualità

Per Gramsci, il sapere che non crea consapevolezza politica è solo uno strumento di conservazione sociale.

L’aziendalizzazione dell’istruzione ottiene un risultato straordinario per l’egemonia dominante: depoliticizzare il sapere.

Quando lo studente si percepisce come un’azienda individuale (“imprenditore di se stesso”), ogni fallimento o precarietà non viene vista come una conseguenza di un sistema economico ingiusto, ma come una colpa personale per non essersi aggiornato o non aver acquisito le “giuste competenze”. Si torna così esattamente al punto di partenza: l’accettazione dell’ineluttabilità della propria condizione.


Sì, il cerchio si chiude in modo apparentemente spietato. Se il sistema educativo stesso riproduce il conformismo invece di liberare le menti, la rassegnazione sembra essere un vicolo cieco perfetto.

Ma la diagnosi spietata non serviva a Gramsci per arrendersi, bensì per evitare le facili illusioni. Se guardiamo bene, la chiusura del cerchio lascia due crepe fondamentali da cui passa la luce.

Nessuna egemonia culturale è mai totale o perfetta. Nel momento stesso in cui il sistema educa le persone a pensare (anche solo per motivi tecnici o lavorativi), fornisce loro, volente o nolente, strumenti che possono essere “deviati” verso la critica. La realtà economica e sociale genera crepe (disuguaglianze, precarietà, crisi) e l’esperienza vissuta dalle persone finisce prima o poi per stridere con la narrazione ufficiale.

Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà

Il pessimismo dell’intelligenza ci impone di vedere le cose come stanno, senza indorare la pillola: la massa è spesso rassegnata, l’istruzione è spesso addomesticata e il sistema è pervasivo.

L’ ottimismo della volontà è il rifiuto pratico di trasformare quella diagnosi in una condanna passiva. Se sai come funziona il meccanismo, puoi iniziare a smontarlo, partendo dai piccoli spazi di resistenza culturale quotidiana.

La mediocrità e la rassegnazione vincono solo quando vengono accettate come un dato naturale. Riconoscerle come il risultato di una costruzione storica e sociale è già, di per sé, il primissimo passo per romperle.

La realtà non è una legge della fisica, ma un prodotto umano e che ciò che è stato costruito dall’uomo può sempre essere demolito e riscritto.

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3 comments

  • Avatar di Alessandro Santilli
    Alessandro Santilli

    Il problema, ma un problema veramente serio, è che se prima la mediocrità era dettata da un terzo che ti riteneva tale (professore, maestro, genitore), quindi ti venivano tolte quelle possibilità, oggi cosa impossibile da credere sono i soggetti stessi a definirsi tali e fa ancora più paura, siamo arrivati al punto che ci è stato urlato in testa tante di quelle volte; scemo, che ormai ne siamo conviti e questo parte dalle scuole ovviamente, insegnanti rassegnati, genitori rassegnati (grazie allo stravolgere dei ruoli familiari e delle penalizzazioni riguardo la possibilità degli insegnanti nel rivolgersi a tono con i ragazzi) e la società ha fatto flop. Ora, se la nuova generazione sguazza nell’ essere superficiale e ignorante nei confronti della vita e del sapere oltretutto con uno Stato che dà tutte le armi per incrementare questa situazione, come si può risolvere?

  • Avatar di Madhumaya

    La tua riflessione è davvero potente: il nodo tra senso comune e pensiero critico è uno dei punti più delicati del nostro tempo. Trovo molto forte l’idea che l’istruzione dovrebbe emancipare e non semplicemente addestrare. Mi piacerebbe capire, insieme a chi legge, quali piccoli segnali di “buon senso” critico vedete emergere oggi nelle vostre esperienze quotidiane. Se vi va, raccontateli nei commenti: sarebbe bello farne una discussione collettiva.

    • A
      Manuela Fratianni

      Grazie Madhumaya per avere colto ed evidenziato il cuore del messaggio che intendevo offrire. Aspetto anche io nei commenti di sapere quali segnali di “buon senso” critico i nostri amici riescono a cogliere nella vita quotidiana.

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