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La Cospirazione Globale: Il Piano Segreto di H.G. Wells per un Nuovo Ordine Mondiale

di Carmen Tortora • 28 Settembre 2024 • Commenti di 0 utenti
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Nel 1928, H.G. Wells, già noto per i suoi racconti di fantascienza, pubblicò un’opera che avrebbe acceso l’immaginario di futuri teorici della cospirazione: The Open Conspiracy: Blue Prints for a World Revolution (La cospirazione aperta: modelli di una rivoluzione mondiale). Questo libro non parlava di alieni o viaggi nel tempo, ma di un progetto ben più inquietante e ambizioso: la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale. Secondo Wells, questo progetto non sarebbe stato un semplice esperimento politico, ma un piano meticoloso, da realizzarsi attraverso generazioni, volto a distruggere gli stati nazionali sovrani e a sostituirli con un governo mondiale centralizzato.

Wells, stratega della Round Table britannica, credeva che tanto il fascismo quanto il comunismo fossero solo espressioni immature di quel Nuovo Ordine. La sua visione andava oltre, proponendo una fusione di tutte le ideologie precedenti in un piano rivoluzionario globale. “La Cospirazione Aperta non è né di destra né di sinistra”, scriveva Wells, “è un progetto che ha assimilato tutto ciò che di utile c’era nei movimenti socialisti e fascisti”.

L’obiettivo finale? Cooptare le giovani generazioni, attraverso organizzazioni come i Fasci in Italia, e distruggere lo stato sovrano. Per Wells, questa non era solo una teoria politica, ma una vera e propria “religione” personale: “Questo è il mio credo”, dichiarava senza mezzi termini, “questo libro espone le idee essenziali della mia vita, il piano per il futuro dell’umanità”. Quello che sembrava essere un trattato intellettuale, si rivelava invece il manifesto di una cospirazione aperta per un Nuovo Ordine Mondiale, che, tra realtà e finzione, ha continuato a far parlare di sé nei decenni successivi.

Wells, nel suo visionario e inquietante manifesto La Cospirazione Aperta, delineò un piano audace per rimodellare il mondo, apparentemente in nome della pace e del progresso umano, ma che celava obiettivi sinistri. Gli scopi erano chiari, mascherati da ideali di giustizia e stabilità globale, ma intrisi di un controllo assoluto da parte di un’élite mondiale.

Il primo obiettivo di Wells era porre fine per sempre agli stati nazionali, sostituendoli con un governo mondiale retto da un’élite atlantica. Egli credeva che la sovranità nazionale fosse un’illusione pericolosa, e che le “comunità atlantiche” dovessero imporre la pace globale. Paradossalmente, per farlo, ammetteva che la Cospirazione Aperta potesse dover ricorrere alla guerra. Gli eserciti, secondo lui, non sarebbero scomparsi, ma sarebbero stati composti da “guerrieri illuminati”, leali non ai governi, ma al nuovo ordine mondiale. La fedeltà sarebbe stata guadagnata solo dai governi che dimostrassero “saggezza e maturità”, secondo i parametri stabiliti dalla Cospirazione.

Il secondo obiettivo era il controllo demografico, rigorosamente gestito da un “direttorato mondiale” che avrebbe deciso chi poteva prosperare e chi no. Attraverso strumenti scientifici come l’eugenetica, la sterilizzazione e il controllo delle nascite, la popolazione mondiale sarebbe stata regolata e gestita. Il controllo economico totale del credito, della distribuzione di cibo e delle risorse vitali sarebbe passato nelle mani di questo direttorato, che avrebbe promosso un welfare selettivo. L’umanità, spiegava Wells, doveva essere perfezionata, liberata dalle sue paure irrazionali e dai suoi impulsi distruttivi. Solo così l’uomo avrebbe potuto aspirare a una condizione superiore, finalmente libero dal caos e dalla confusione che caratterizzavano la sua esistenza quotidiana.

Infine, Wells mirava a demolire per sempre “l’illusione” che l’uomo fosse fatto a immagine di Dio. Per lui, l’essere umano era intrinsecamente imperfetto, un animale malvagio, geloso e pericoloso. Ribadiva che gli impulsi distruttivi dell’uomo superavano di gran lunga quelli creativi e che questi dovevano essere controllati dall’élite mondiale. La natura umana, spiegava, era troppo incline alla distruzione per essere lasciata a sé stessa.

Wells articolava questa nuova religione in sei “requisiti essenziali”, che prevedevano l’accettazione della provvisorietà dei governi esistenti, la subordinazione della vita individuale al direttorato mondiale e il controllo biologico globale. La sua visione era chiara: un direttorato mondiale avrebbe deciso il futuro dell’umanità, non per il bene comune, ma per assicurare il progresso di una razza “perfezionata”.

Bertrand Russell, suo contemporaneo e anch’egli membro della Tavola Rotonda britannica, non esitò a sostenere Wells, scrivendogli: “Non credo che vi sia nient’altro con cui potrei dirmi più completamente d’accordo”. Quella che Wells chiamava Cospirazione Aperta non era solo un piano per un nuovo ordine mondiale, ma un progetto per il totale controllo dell’umanità, destinato a rimanere nascosto sotto una patina di idealismo, mentre dietro le quinte si preparava a modellare il futuro dell’intera civiltà.

Wells, nel suo manifesto La Cospirazione Aperta, aveva individuato negli Stati Uniti e negli Stati dell’America Latina i principali obiettivi della sua visione rivoluzionaria. A suo avviso, in questi paesi non esistevano le radici profonde di tradizioni, classi privilegiate e patriottismi ufficiali, come invece accadeva nell’Europa, rendendoli così più vulnerabili alla sua ideologia di un governo mondiale. Perfino la Russia sovietica, nonostante l’apparente devozione al proletariato, era vista da Wells come un elemento facilmente assimilabile. Anzi, non esitava a dichiarare che la Cospirazione Aperta avrebbe potuto prendere il controllo di Mosca prima ancora di New York.

L’America, tuttavia, rappresentava il vero nemico per Wells, grazie alla sua potenza economica crescente e alla sua politica protezionista, incarnata nel Sistema Americano di Economia Politica di Alexander Hamilton. Nel 1928, Wells scrisse che le industrie americane non avevano più bisogno di protezione economica, e che la finanza americana sarebbe stata più forte senza di essa. Ma senza il trionfo della sua cospirazione, questo protezionismo avrebbe continuato a persistere, ostacolando i piani di dominazione globale.

A conferma delle teorie di Wells, le istituzioni americane fondate attorno a figure come Yandell Elliott, politologo e professore che influenzò la formazione di molti leader politici americani, e Robert Strausz-Hupé, diplomatico e teorico della geopolitica noto per il suo approccio interventista, avevano formato generazioni di politici e strateghi. Questi, nel corso degli ultimi decenni, avevano guidato la politica estera degli Stati Uniti, in pieno accordo con le teorie di sovversione proposte da Wells.

Le istruzioni di Wells ai suoi adepti erano chiare: reclutare una rete globale di cospiratori, pronti a lavorare all’interno delle strutture nazionali per sovvertire gli stati dall’interno. Wells proponeva che attraverso organizzazioni scientifiche, centri di ricerca e nuove istituzioni globali, si potesse sostituire gradualmente vecchie istituzioni come la Royal Society e le accademie scientifiche europee, inglobandole in un’unica visione globalista.

Il vero obiettivo era chiaro: ridurre scientificamente le popolazioni di pelle scura e affermare il dominio di un’oligarchia mondialista guidata dall’élite anglo-americana. Wells scriveva esplicitamente che l’opera politica della Cospirazione Aperta doveva essere condotta su due livelli: indebolire e inglobare i governi esistenti, facendoli cooperare con i piani globalisti. La sua strategia mirava a dissolvere le frontiere nazionali e creare un unico sistema economico globale.

Nessuno doveva essere escluso: giovani uomini e donne avrebbero potuto essere organizzati in gruppi simili ai Fasci italiani o ai Sokols boemi, pronti a servire gli scopi della Cospirazione Aperta. Quando il libro di Wells fece la sua comparsa nelle librerie, organizzazioni come il Rhodes Trust, la Tavola Rotonda, la Società Fabiana, il Royal Institute of International Affairs e il Council on Foreign Relations erano già attive nel reclutare agenti e influenzare le decisioni politiche globali, seguendo la linea tracciata da Wells.

L’opera di Wells non fece altro che concentrare le forze cospirative esistenti, chiarendo i loro obiettivi a lungo termine. Egli chiamava “la minoranza seria” i migliori e i più brillanti, senza preoccuparsi di quanto fossero corrotti, purché fossero pronti a servire la causa del globalismo. Quella che Wells aveva iniziato come una cospirazione globale sembrava ora trasformarsi in quello che oggi chiamiamo globalizzazione. Una cospirazione che non è mai morta.

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