Il progetto “Martello” in Toscana si riferisce a un controverso piano d’installazione di impianti agrivoltaici/fotovoltaici di grande taglia nel territorio rurale della Maremma.
Si tratta di una proposta per un esteso impianto agrivoltaico, pannelli solari installati su terreno agricolo, destinato alla produzione energetica che interessa l’area rurale della Maremma toscana, e, per la precisione nel Comune di Roccastrada, frazione Ribolla, in provincia di Grosseto.

Il progetto è finito al centro di forti proteste da parte di comitati locali per la tutela ambientale e del paesaggio, in prima linea la rete “Sentinella della Maremma”, che ha fatto ricorso al TAR.
Le critiche riguardano:
- Il rischio di consumo idrico e consumo di suolo agricolo.
- L’impatto sul paesaggio Maremmano e sull’identità rurale locale.
- L’accusa di greenwashing, con la componente agricola che diventa marginale rispetto all’estensione dei pannelli.
- Iter autorizzativo: il progetto rientra tra le istanze valutate nell’ambito della Procedura Autorizzativa Unica Regionale (PAUR) gestita dalla Regione Toscana, soggetta alla normativa sulle aree idonee e non idonee per l’energia rinnovabile.
Tuttavia, le perplessità espresse da cittadini, associazioni ambientaliste e comitati locali non nascono dal nulla. Esse deriverebbero piuttosto dalle criticità strutturali della normativa italiana ed europea sulla transizione energetica.
Le ragioni per cui il percorso autorizzativo appare sbilanciato o “superficiale” a chi vive sul territorio risiedono principalmente in tre dinamiche:
- Semplificazioni e “corsie preferenziali”: la legislazione sulle rinnovabili (come il D.Lgs. 199/2021 o la direttiva RED III) impone iter amministrativi accelerati (PAUR regionali o PAS comunali) per centrare i target di decarbonizzazione. Molti cittadini percepiscono questa rapidità burocratica come un’istruttoria svolta in modo affrettato o con scarso ascolto della popolazione.
- Margini di manovra degli Enti Locali: i Comuni e gli enti locali hanno spesso poteri di veto limitati. Quando i sindaci o le giunte comunali provano a bloccare i progetti per motivi paesaggistici o urbanistici, i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato da parte delle società proponenti finiscono frequentemente per ribaltare i no locali, applicando le norme nazionali sulle aree idonee.
- L’interrogativo sul Greenwashing: la principale perplessità tecnica sollevata dalle associazioni riguarda il modello dell’agrivoltaico “industriale”. Si contesta il fatto che, mantenendo formalmente un’attività agricola marginale (es. pascolo ovino sotto le strutture), si ottenga la qualifica di impianto agricolo mantenendo la destinazione d’uso del suolo, ma realizzando di fatto una centrale energetica su decine di ettari.
Siamo in presenza di un corto circuito normativo: da un lato c’è la spinta per installare rapidamente capacità rinnovabile, dall’altro la tutela del paesaggio e della vocazione agricola di un territorio fragile come la Maremma.
Progetto Martello vs Nature Restoration Law
La Nature Restoration Law (Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della Natura). Approvata dall’Unione Europea, impone di ripristinare e “restituire alla natura” almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate dell’UE entro il 2030…
Il contrasto che si percepisce tocca il punto centrale della cosiddetta “frizione ecologica”: l’Europa ha imposto obiettivi molto stringenti sia per la decarbonizzazione (installare gigawatt di impianti solari/eolici) sia per la biodiversità e il ripristino della natura.
I grandi impianti di terra (come il Martello) entrano in rotta di collisione con la normativa europea, che pure, nella sua lettura completa, suscita perplessità.
Consumo di suolo vs. Ripristino
La Nature Restoration Law spinge per fermare il degrado degli ecosistemi agricoli ed emendare la perdita di biodiversità. Coprire centinaia di ettari di terreno rurale con pannelli solari , per quanto l’agrivoltaico prometta la convivenza con il pascolo o le colture, altera l’ecosistema del suolo, la fauna e il paesaggio naturale.
Le Direttive “Aree Idonee” vs. Direttive Habitat
Per favorire la transizione energetica, le direttive europee sulle rinnovabili (es. RED III) hanno chiesto agli Stati di individuare aree d’accelerazione per le rinnovabili. Tuttavia, la legge sul ripristino della natura e la direttiva Habitat richiedono espressamente che la tutela della biodiversità e il recupero del suolo non vengano sacrificati.
Il paradosso del “Greenwashing” politico
La critica rivolta a parte della politica è proprio quella di utilizzare la transizione ecologica a giorni alterni. Da un lato ci si dichiara ambientalisti a favore della decarbonizzazione (favorendo grandi investimenti industriali nel solare), dall’altro si ignora la perdita di naturalità, biodiversità e superficie agricola che questi megaimpianti generano sul territorio.
Nello specifico del progetto in Maremma, la contraddizione amministrativa è evidente: mentre l’UE chiede di de-cementificare e ripristinare l’ambiente, gli iter autorizzativi attuali concedono l’occupazione di ampie porzioni di territorio agricolo per finalità prevalentemente energetiche, creando un netto cortocircuito tra tutela della biodiversità e produzione di energia pulita.
Il Progetto Martello e l’etica
Le proteste, sono anche ideologiche si contesta che il progetto sia israeliano e, dunque, viene definito “made in apartheid”… l’etica è importante!
Oggigiorno la geopolitica e l’etica finanziaria si intrecciano inevitabilmente con la transizione ecologica.
Quando un progetto di transizione energetica viene contestato su base etica o ideologica (oltre che paesaggistica), entrano in gioco precise dinamiche.

La provenienza dei capitali e le società coinvolte
I progetti sulle rinnovabili in Italia sono promossi da fondo d’investimento o multinazionali energetiche straniere (come grandi player israeliani, americani o del Nord Europa). Quando la società proponente ha sede o capitali legati allo Stato d’Israele, la contestazione si sposta dal piano strettamente ambientale a quello politico-geopolitico, soprattutto in virtù del contesto mediorientale.
Il concetto di “Ethical Sourcing” e finanza etica
La critica del “made in apartheid” applicata a un impianto fotovoltaico o eolico richiama le campagne di boicottaggio ed etica finanziaria (come il movimento BDS): non ci si può limitare a valutare se l’energia prodotta sia “pulita” (ossia priva di emissioni di CO2), ma si deve considerare anche chi la produce e come vengono impiegati i profitti generati.
La sostenibilità non può essere disgiunta dai diritti umani e dal rispetto della legalità internazionale.
L’effetto “Double Greenwashing”
Spesso la politica e le aziende fanno una doppia “lavata di facciata”:
da un lato presentare come ecologico un intervento che impatta negativamente sul paesaggio rurale toscano;
dall’altro promuoverlo con la narrativa della responsabilità sociale d’impresa, ignorando le implicazioni etico-politiche della proprietà dell’impianto.
L’etica negli investimenti pubblici e territoriali è diventata un pilastro irrinunciabile: per molti cittadini ed enti locali, la validità di un’opera non si misura più solo in Megawatt prodotta, ma anche nella trasparenza della filiera, nel rispetto della comunità locale e nella compatibilità etica di chi ne detiene i profitti.

Progetto Martello e i tempi della giustizia
Come accennato, è stato proposto un ricorso da parte della rete “Sentinella della Maremma”, che ha anche lanciato l’iniziativa “Adotta un metro quadrato di Maremma”
I tempi della giustizia amministrativa prevedono che, dopo le fasi di presentazione delle osservazioni fisiche o delle tutele d’urgenza durante la seconda metà dell’anno, le udienze di merito o le decisioni monocratiche vengano fissate nei mesi invernali (tra dicembre e inizio anno nuovo).
Il verdetto giudiziario al TAR rappresenta ormai l’ultimo e vero snodo della vicenda: è l’aula di tribunale a decidere se prevarrà il vincolo paesaggistico e la pianificazione del territorio oppure la priorità nazionale concessa alla transizione energetica.
Vi terremo aggiornati sia sulla vicenda giudiziaria che sull’iniziativa di fare una petizione.
Il Popolo è custode della Terra: non ammettiamo più il suo sfruttamento fatto in danno della flora, della fauna e delle persone.
Radio28 ha sempre seguito le vicende dei territori: la lezione appresa grazie agli amici della Sardegna, usurpata e colonizzata da forze multinazionali e sovranazionali, ci indica la strada intrapresa dai poteri forti contro tutti noi.
La nostra unione e determinazione è importante.
