
Mara Carfagna, in un’intervista al Corriere della Sera, esprime la sua indignazione contro i leoni da tastiera per l’abuso, da parte di taluni siti, di fotografie e filmati che vengono pubblicati in rete.

Queste pubblicazioni ledono fortemente la dignità delle persone e, dunque, l’indignazione di Mara Carfagna è pienamente condivisibile.
Certo, come piccola nota a margine, voglio sottolineare che ci saremmo aspettati, negli anni bui, quelli in cui l’ignoranza e la paura creata ad arte, ha fatto sì che molti leoni da tastiera si scatenassero contro chi non voleva partecipare agli esperimenti di massa, che si sono dimostrati poi mortali, che vi fosse una chiara presa di posizione contro costoro…
Comunque, tornando all’onorevole Carfagna, è ovvio che persone sane di mente trovino inaccettabile il comportamento dei fruitori di siti internet al limite del porno.
La signora Carfagna, mossa da questa sana indignazione è, però, andata oltre, ben oltre.
Così’ come è accaduto dall’attentato alle Torri Gemelle in poi, ogni evento “utile” diventa il grimaldello che scardina un pezzetto dopo l’altro le residue e minuscole libertà rimaste.
In modo molto simile a quanto già accade in altri paesi del mondo, compresi quelli che il liberale Occidente definisce sotto dittatura, come Russia e Cina, l’Unione Europea si sta avviando al controllo di tutte le chat private di Whattsapp, Telegram e Signal.
La proposta della Carfagna contro i leoni da tastiera
Nel primo articolo, si definisce”deepfake”:
“qualsiasi contenuto di immagini, audio o video generato o manipolato attraverso programmi informatici o applicazioni digitali, anche mediante sistemi di intelligenza artificiale, che riproduca volti, voci o altre caratteristiche identificative e che possa apparire falsamente autentico o veritiero“.
Nel secondo articolo si precisa che:
“Chiunque generi o diffonda deepfake è tenuto ad integrare nel contenuto una marcatura visibile (watermark) che indichi chiaramente la natura artificiale o manipolata del contenuto”.
“I fornitori di sistemi di intelligenza artificiale sono obbligati a conservare per almeno dodici mesi i log relativi all’apposizione della marcatura”
Il terzo articolo definisce i compiti di vigilanza da parte del Garante per la protezione dei dati personali, d’intesa con il Dipartimento per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale e con AGCOM. Il Garante può:
“svolgere ispezioni, richiedere documentazione, disporre audit tecnici e segnalare omissioni all’autorità sanzionatoria competente”.
Tutto questo con i fondi già a sua disposizione, senza nessun onere aggiuntivo per lo Stato.
Il quarto articolo riguarda gli obblighi per le piattaforme digitali: esse devono identificare gli utenti
“mediante documento di identità o strumenti di identità digitale riconosciuti (SPID, CIE, eIDAS)”.
Esse, inoltre, devono:
“ricevere segnalazioni di contenuti illeciti e predisporre procedure rapide di rimozione”
eseguendo
“senza indugio gli ordini di rimozione impartiti dalle autorità competenti, inclusi AGCOM e l’autorità giudiziaria”.
Infine, hanno il dovere di:
“cooperare obbligatoriamente con l’autorità giudiziaria fornendo tempestivamente log e dati tecnici utili all’individuazione degli autori di contenuti illeciti”.
Se non rispettano questo obbligo:
“il giudice può disporre l’acquisizione coattiva dei dati mediante provvedimento di ‘perquisizione digitale’“
e la mancata cooperazione può portare a multe che vanno da 10.000 a 100.000 euro, può sospendere le loro attività in Italia e porre limitazioni contrattuali. Infine, si punisce con la reclusione da uno a cinque anni i rappresentanti legali, amministratori o dirigenti che abbiano deliberatamente negato la consegna dei dati richiesti.
Il reato di deepfake è perseguibile d’ufficio se coinvolge minorenni.
Se ha finalità satiriche non costituisce reato, purché i contenuti:
“non ledano in modo concreto la dignità, la reputazione o la sicurezza delle persone”.
Infine, verranno applicate
“le misure cautelari e interdittive previste in materia di violazioni del diritto d’autore.”
I leoni da tastiera: novello Cavallo di Troia
Siamo alla deriva totale…
Inconcepibile pensare che, per tutelare il “decoro” o la “morale”, si pensi di imporre lo SPID o l’identità digitale per accedere in rete e, dunque, per entrare nelle nostre mail, per usare le varie chat o social vari.
La Carfagna afferma che per strada giriamo a volto scoperto, tranne quando qualche “utile idiota”impone l’uso di mascherine,….
Sulla base di tale assunto asserisce che anche in rete si deve essere identificati.
Mi permetto di far notare che non è la stessa cosa.
Sappiamo tutti che, nel web, lasciamo talmente tante impronte e tracce, che siamo già identificati.
Pensiamo al caso dell’Inghilterra, dove migliaia di cittadini vengono imprigionati per le opinioni espresse sul web e che sono contro il pensiero unico dominante:

Se davvero si vuole evitare l’uso distorto del web, basta chiudere, come è stato fatto, i siti illegali.
Chi pubblica foto e video di persone ignare e non consenzienti, può essere facilmente rintracciato dalle forze dell’ordine: l’indirizzo IP è la nostra identità informatica.
La verità è che, con questa proposta di legge, si vuole imporre la dittatura informatica, esattamente come si è tentato di imporre la dittatura sanitaria.
Tutto ciò è coerente con il disegno di controllo totale che l’élite dei parassiti porta avanti da molto tempo: gli Illuminati, con i vari Bilderberg, Club di Roma, Fabiani,…, vogliono ridurre la popolazione, Malthus docet, e, ciò che resta di essa, deve essere controllata.
Le città e i paesi, in tutto il mondo, compresa l’Italia, si sono riempite di videocamere di sorveglianza, che non limitano né prevengono il crimine: esse sono preposte al controllo su di noi.
Il WI-FI rende le nostre abitazioni trasparenti e, dunque, facilita il controllo.
Tutti i dispositivi cosiddetti SMART, ascoltano ciò che diciamo e, questa, non è una teoria cospirazionista visto che i membri del World Economic Forum ne hanno parlato apertamente a Davos nel corso degli anni.
I pagamenti elettronici rilevano e controllano i nostri acquisti.
Il contante è demonizzato perché, secondo la versione ufficiale, favorisce l’evasione fiscale.
In realtà, il denaro contante assicura libertà, troppa libertà, secondo loro.
Vedete il disegno nella sua interezza?
E questi sono solo pochi esempi.
Dunque, onorevole Carfagna, sono d’accordo con lei: il web può essere un luogo potenzialmente pericoloso, così come è pericolosa una strada di Roma di notte, dove, per risparmiare, il Comune spegne i lampioni.
Il web, però, è già controllato e controllabile.
Quindi, con il dovuto rispetto, giù la maschera e dichiari apertamente che anche in Italia si vuole imporre la dittatura informatica.
