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Genocidio di Stato 2020-2023: “il dolore incompreso e dimenticato”

di gaetano rotondo • 26 Maggio 2025 • Commenti di 0 utenti
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Negli ultimi cinque anni, un dolore silenzioso e straziante si è diffuso nelle vite di migliaia di famiglie: il genocidio di Stato. Un periodo in cui il grido di aiuto di chi ha visto strappare via i propri cari è rimasto in gran parte inascoltato. Raccontare questa realtà non è solo un atto di denuncia, ma un imperativo morale per risvegliare la coscienza collettiva e aprire i cuori a un dolore che spesso preferiamo ignorare.

Immaginate un familiare, un genitore, un nonno, che entra in ospedale per motivi di salute, una emergenza in pronto soccorso un’operazione o un controllo di routine. In tre giorni la comunicazione si spegne, il corpo viene riconsegnato in un sacco nero, in una bara ormai sigillata, e non si sa nemmeno se dentro ci sia davvero il loro amato. Cosa prova chi rimane?

Questo è il dolore inverosimile che molti hanno vissuto. Questo è il dolore di un’anima a me molto vicina: il dolore di una donna, Elisabetta Stellabotte, che affronta ogni giorno le sue difficoltà con grande forza interiore. Ha fondato e presiede il Comitato L’Altra Verità, composto dai familiari delle vittime. Sin dai primi giorni, il comitato si batte per diffondere una verità dimenticata, considerata mezzo essenziale per ottenere giustizia.  L’amore di un padre che le è stato strappato, ha tutte le buone ragioni di trovare finalmente tutto questo, come ogni altra vita spezzata.

I suoi occhi, gli occhi di Elisabetta, seppur ormai da tempo tornati pieni di vita, si spengono quando si parla di questo evento. Quei luoghi che avrebbero dovuto essere dedicate alla cura, agli ospedali, si sono trasformati in lager. In queste strutture, le persone entravano per motivi di salute e venivano ricoverate per una presunta pandemia che, a conti fatti, è sembrata più un’operazione di marketing per novemila euro, incassati dagli ospedali, a posto letto in terapia intensiva.

Farmaci somministrati che da cartelle cliniche hanno ucciso e non curato, personale non adeguato nei reparti e degli infermieri e medici presenti in quei turni, in quei reparti è emerso un quadro di inefficienza, crudeltà e criminalità spietata che ha portato alla morte tantissimi, soprattutto anziani.

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Ci sono però stati familiari che sono riusciti a entrare, che hanno avuto il coraggio di scattare foto e portare alla luce una verità sconcertante: su corpi lividi, legati e abbandonati. Non possiamo più girarci dall’altra parte. Oltre duecentomila connazionali, familiari, sono stati coinvolti in questo dramma umano in questo attacco all’umanità. Mentre ci concentravamo su mascherine, vaccini e restrizioni, ci siamo dimenticati di loro, della loro sofferenza.

Ora, più che mai, è fondamentale che la nostra coscienza e i nostri cuori si uniscano. Non possiamo permettere che questi gridi di aiuto vengano ancora ignorati. I familiari delle vittime di questo genocidio di Stato non cercano vendetta, ma supporto e, soprattutto, giustizia. Hanno bisogno del nostro aiuto quello che pochi di noi le hanno dato. Hanno bisogno che la verità finalmente inneschi il vortice della giustizia. Le sofferenze di queste famiglie meritano di essere ascoltate, ora più che mai e il loro dolore non può più rimanere nascosto nell’ombra. Ciò che è stato perpetrato negli ospedali, sotto il pretesto della protezione sanitaria, è un abominio che richiede verità e riparazione.

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L’amore la Pace e la verità sono le uniche forze in grado di risanare le ferite inferte, e le famiglie delle vittime stanno chiedendo supporto da anni, una voce per i loro cari, per coloro che furono sacrificati in nome di una narrazione distorta e criminale.

I familiari delle vittime vi aspettano a Roma, in  tribunale, per l’ATTO FINALE, il 9 giugno dalle 10:00 alle 16:00. Questo è il momento cruciale in cui la giustizia deve farsi sentire, in cui le voci inascoltate delle vittime e delle loro famiglie possono finalmente emergere. È il momento di unire le forze e di far sentire il nostro sostegno, perché il dolore e la sofferenza di coloro che sono stati colpiti non possono essere dimenticati. Andare a Roma significa essere parte di una lotta collettiva per la verità e la giustizia, un impegno che ci riguarda tutti. Non possiamo permettere che queste ingiustizie vengano dimenticate; la loro battaglia è la nostra battaglia.

Ricordatevi…tutto ebbe inizio da lì…glielo dobbiamo.

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