
Il sogno di comprare una casa, fare sacrifici, pagare pure le tasse comunali e balzelli vari, costruire la famiglia e poi…arrivano gli espropri.
Ma davvero si può ancora sostenere che esista il diritto e la tutela della proprietà privata?
Basta che un progetto abbia la bolla santificatrice di “utilità pubblica” et voilà…anni di sacrifici e cari ricordi spariscono.
Hai costruito un’attività commerciale pagando il pizzo allo Stato? Ti arriva una raccomandata infame che ti dice: “caro sciocco cittadino contribuente, togliti di mezzo, perché ci serve la superficie su cui si trova il tuo ufficio/officina/fabbrichetta/…”
Gli espropri per la Lecco-Bergamo
La pubblica utilità, nel caso che sto per raccontare, ha previsto che, per alleggerire il traffico che, oggettivamente, appesantisce molto la viabilità, di costruire una variante, con chiusure totali o parziali, di strade per almeno sette anni, sessantatré mesi di lavori, di cui quarantasette in galleria ed espropri di case ed attività commerciali, oltre al fatto che sono previsti danni consistenti agli edifici non espropriati.
Altra perplessità che suscita questa opera è il fatto che il progetto approvato prevede un’opera che è al di sotto del fiume e che la zona collinare venga deturpata.
A questo si aggiunga che il costo è di più di cento milioni di euro a chilometro…cento milioni!!!

L’opera prevede espropri temporanei per ben novemila metri quadrati e l’abbattimento di almeno dieci edifici, sia ad uso abitativo che sede di attività commerciali ed imprenditoriali.
Anche le aree di cantiere sono enormi: quella di Calolziocorte è di undicimila metri quadrati: dunque un paese deve vivere in situazioni di grave disagio per un tempo lunghissimo, almeno sei anni, ma, sappiamo bene che le tempistiche dei lavori pubblici in Italia sono solo indicative per difetto.
Durante una audizione tenutasi in marzo, presso la sede del Consiglio Regionale, il sindaco di Calolziocorte ha detto:
“Mi associo alla richiesta del Sindaco di Lecco, il quale chiede di avere un chiarimento definitivo
relativamente alla possibilità di fare un percorso alternativo a quello che è stato scelto un paio di
anni fa dalla Conferenza servizi e questa è la prima domanda.
Vado subito al dunque perché tutta la questione che è stata illustrata io la conoscevo già, la
conoscevano già anche molte delle persone qui. Il problema, le tante criticità che ci sono, sono state già avanzate sia da un punto di vista dei vari colloqui che sono stati fatti, sia nelle relazioni che ho presentato al Commissario precedente e anche a quello attuale, le condivido, ci sono tante
preoccupazioni su tanti aspetti, ma le due preoccupazioni che, secondo me, sono più importanti e
qui vorrei avere una risposta sono: la prima, cosa succederà a quelle persone che sono interessate a quei 300 metri sostanzialmente di edifici che verranno in parte o abbattuti o in parte espropriati
temporaneamente; non si hanno le idee chiare perché noi non possiamo andare a dire a queste
persone “fra un anno guardate che dovete andare via di lì” perché ci sono delle attività importanti
che hanno dei contratti, che hanno dei macchinari e non possiamo comportarci come se fosse un
terreno da espropriare e quindi io vorrei capire, magari questa domanda la faccio al Commissario,
se è possibile fare un incontro per spiegare a queste persone le modalità e i tempi, cioè cosa
succederà nell’ipotesi che vada avanti il progetto, quindi che dalla primavera prossima ci saranno
gli espropri eccetera, cosa succede anche per dargli dei consigli per capire come devono muoversi;
se uno poi decide che “basta non vuole più stare lì se ne deve andare” almeno sa “di che morte deve morire”, sa quanto saranno gli indennizzi, sa se ci saranno gli indennizzi, insomma ha una visione
chiara. Non possiamo pensare di andare a dire a queste persone improvvisamente “da dopodomani
voi dovete”, perché è così che avviene, perché l’ho sperimentato, nell’altro lotto è successo così, nel “lotto di Cisano” è successo così.”
Durante l’intervista che abbiamo fatto per Radio28News a Paolo Cola presidente del Comitato Insieme per una diversa Lecco-Bergamo, abbiamo approfondito le criticità del territorio e i rischi che un’opera del genere rappresenta per esso e per i cittadini.

La vicinanza al fiume e la presenza di numerose falde acquifere, per citare la prima criticità, rendono il terreno “liquido”, pertanto saranno necessarie colonne di consolidamento verticali o inclinate a ventaglio, di 1200 millimetri in prossimità di edifici e tali edifici saranno danneggiati…
Gli espropri e la “legge”

La normativa di riferimento principale è il Testo Unico sulle espropriazioni per pubblica utilità (D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327), che ha lo scopo di riordinare e semplificare la complessa disciplina in materia e trova il suo fondamento nell’articolo 42 comma 3, della Costituzione italiana stabilisce che:
“La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale” .
La procedura è complessa, vede persino la possibilità per il privato di opporsi e fare appello al TAR, ma, quando c’è la pubblica utilità di mezzo, una strada, un ponte,…, che deve passare per forza in mezzo al corridoio di casa tua, svoltare dal bagno e uscire per il salotto…difficilmente il TAR fermerà gli usurpatori. Chi non si oppone, riceve un contentino in più sulla somma elargita.
Parlando di indennizzi, l’indennità è generalmente calcolata nella misura del valore venale del bene, ovvero il suo valore di mercato.
Possono essere previsti indennizzi aggiuntivi per la perdita dell’avviamento commerciale nel caso di espropriazione di attività commerciali, o per i costi di delocalizzazione.
“La giurisprudenza ha costantemente rafforzato il principio di un indennizzo “serio” e “non simbolico”, anche se non sempre è equiparabile al valore di mercato pieno.”
Scrivono così i vari commentari alla legge sugli espropri.
Ebbene, se parliamo di costi, per questa opera sono davvero impressionanti: come ho scritto prima, sono previsti più di cento milioni di euro a chilometro.
Le fonti di finanziamento previste
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha annunciato un investimento importante per l’opera, sottolineando l’importanza strategica della variante.
La Regione Lombardia: Ha destinato fondi significativi al progetto, inclusi contributi per la progettazione esecutiva e per la realizzazione dei lotti. Ad esempio, sono stati stanziati 3 milioni di euro per la progettazione del lotto San Gerolamo, che rientrano in un totale di 9 milioni garantiti dalla Regione per questo lotto (3 milioni da fondi FSC e 6 milioni di risorse regionali autonome).
Fondi per le Olimpiadi Milano Cortina 2026: L’inserimento della variante di Vercurago tra le opere legate alle Olimpiadi ha garantito una procedura semplificata e ha contribuito a sbloccare l’avanzamento del progetto, anche in assenza di una copertura finanziaria completa iniziale. La Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (SIMICO) è coinvolta nel processo.
La Provincia di Lecco: Ha contribuito con proprie risorse e ha trasferito fondi a SIMICO per la continuazione dei lavori.
I cittadini hanno fatto proposte alternative per ridurre il disagio e contenere i costi, come ci ha spiegato nell’intervista Paolo Cola ma la politica ancora non ascolta la voce della ragione…
Hanno altresì organizzato una petizione, cui possiamo tutti aderire:
https://tinyurl.com/PetizioneLeccoBergamo
Attenzione: l’Agenda diabolica 2030 non è molto lontana: non avrai nulla e …

1 comment
Cinzia
Manuela sono BASITA.
Spero proprio in un risveglio.
Perché non vedo qualcuno che ci possa rappresentare in questi governi.
Grazie per le tue preziose informazioni.