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Democrazia, censura e fallimento di un’utopia?

di Manuela Fratianni • 2 Ottobre 2024 • Commenti di 0 utenti
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Ogni giorno arrivano notizie di censure e divieti da parte di Stati ed istituzioni che si trovano nella non più democratica Europa.

La Gran Bretagna ora ha sdoganato il reato di opinione: chiunque manifesti una idea contraria al pensiero unico, chiunque osi postare sui social critiche al regime o, più semplicemente, mette un “like”, rischia la prigione. Ormai sono talmente tanti i cittadini condannati per questi reati, che le autorità hanno cominciato a rilasciare detenuti per crimini come stupro, furto, truffa…, chiaramente queste sono bazzecole di fronte al gravissimo reato di pensare con la propria testa.

E l’Italia non resta a guardare

Un piccolo esempio recente: i cittadini italiani hanno voluto dichiarare la solidarietà al popolo russo, affiggendo in molte città dei cartelloni con la scritta “La Russia non è nostra nemica”. Ebbene, a Roma, pur avendo dato regolare permesso di affissione, la giunta capitanata da Gualtieri, ha imposto la rimozione dei cartelloni dopo le proteste dell’ambasciata ucraina.

I dibattiti nel mainstream sono, in realtà, solo la ripetizione del pensiero unico, senza contraddittorio, pena la lapidazione mediatica del malcapitato di turno che, ingenuamente, pensava di poter esprimere le proprie idee.

Stesso copione per i dibattiti parlamentari.

È vietato, altresì, parlare di solidarietà o esprimere la propria indignazione per quanto sta accadendo in Palestina. Per averne la prova, basti guardare a come vengono censurate le espressioni di solidarietà a favore di un popolo martoriato da ottanta anni in nome di quello che Erdogan ha definito: ”l’illusione di una terra promessa con fanatismo religioso”.

Soprattutto, spesso, le autorità negano il permesso di fare manifestazioni pacifiche con sit-in e dibattiti.

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Il caso più recente riguarda l’Università di Siena: in occasione del triste anniversario del 7 ottobre, era stata data l’autorizzazione per una conferenza con ospiti importanti e preparati. Infatti, hanno dato la propria adesione Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per il territorio palestinese occupato, lo storico israeliano noto in tutto il mondo, Ilan Pappè, l’attivista italo-palestinese Karem Rohana e Giuseppe Pagano, esperto di geopolitica.

L’autorizzazione è stata revocata con delle non-motivazioni.

Questo è il comunicato stampa dell’associazione studentesca Cravos:

“Siena, 23 settembre – Il 7 ottobre è vietato parlare di Palestina e Israele all’Università di Siena. Questo è il messaggio chiaro del Senato Accademico che ha revocato l’autorizzazione per lo svolgimento di una conferenza prevista per quella data, con ospiti internazionali illustri come Ilan Pappé, storico israeliano di fama internazionale, Francesca Albanese, Relatrice speciale ONU per il territorio palestinese occupato, Karem Rohana, attivista italo palestinese e Giuseppe Flavio Pagano, divulgatore di geopolitica.

Nonostante il nostro pieno rispetto di tutte le procedure, il 17 settembre durante la seduta del Senato Accademico, tre docenti – Gerardo Nicolosi, Mario Perini e Cristina Capineri, rispettivamente direttori dei dipartimenti di Scienze Politiche, Giurisprudenza e Scienze Sociali, Politiche e Cognitive – hanno presentato un’interrogazione per ostacolare il nostro evento. Senza avviso o possibilità di appello, ci è stata comunicata la revoca dell’autorizzazione.

Come sottolineato dai relatori Ilan Pappé e Francesca Albanese in un’accorata lettera inviata al Rettore Di Pietra e al Senato Accademico, impedire agli studenti di confrontarsi su temi così rilevanti, in un momento così delicato per Palestinesi ed Israeliani tutti, compromette la libertà di espressione e i principi stessi della libertà accademica che le università dovrebbero custodire. Ciò polarizza ulteriormente la discussione su un tema che richiede invece di essere dibattuto con lucidità e coraggio. Svolgere questo evento in un anniversario significativo come il 7 ottobre è fondamentale per sottolineare come gli eventi di quella data abbiano rappresentato una tragedia per ogni parte coinvolta, dicono i relatori, per contestualizzarli e permettere un dialogo su questi temi.

Come associazione studentesca denunciamo con fermezza questo atto vergognoso che riteniamo una chiara forma di censura politica. Dai fatti del 7 ottobre 2023 Israele ha scatenato un’aggressione contro la Striscia di Gaza causando decine di migliaia di vittime, tra cui circa 15.000 bambini. La distruzione sistematica di scuole, università e ospedali non è mai cessata e oltre due milioni di persone sono state abbandonate nella “prigione a cielo aperto più grande del mondo”. Impedire una discussione sulle tragiche conseguenze di questi crimini non è solo un’offesa nei confronti del popolo palestinese ma una violazione inaccettabile della libertà di espressione.

Inoltre, il divieto di far intervenire il 7 ottobre figure autorevoli come Francesca Albanese e Ilan Pappé, è contraddittorio e inaccettabile considerando anche il luogo previsto della conferenza, il Polo Mattioli, sede delle facoltà giuridiche e politiche. Ci teniamo a far presente ai direttori che stanno cercando di ostacolare l’evento che l’Università di Siena non è il loro feudo personale. Gli spazi universitari appartengono all’intera comunità: studenti, docenti, personale e a tutti i cittadini interessati a interagirvi.

Non accetteremo questo silenzio imposto e chiamiamo la comunità studentesca e cittadina ad esigere che la conferenza si tenga come previsto lunedì 7 ottobre alle ore 16 nell’aula Cardini. Possa l’Università di Siena, nella persona del Rettore Roberto Di Pietra, ravvedersi e difendere l’università come luogo di espressione e di confronto e non d’un oscurantismo che a 76 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e della nostra Costituzione, fa orrore e spavento.”

Il divieto di dibattere un tema specifico in una data storicamente importante è inaccettabile in ambito universitario.

L’etimologia della parola università deriva dal latino universitas = complesso di tutte le cose, che, a sua volta, deriva dall’aggettivo universus = tutto intero.

Le università sono da sempre state i luoghi ove si è fatta un’analisi critica della situazione politica ed economica, anche con scontri piuttosto accesi. Sono luoghi dove, per la stessa definizione etimologica, il pensiero unico non deve attecchire perché i dibattiti servono per una società sana, ove anche le idee divergenti devono essere ascoltate e non censurate.

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La fine della democrazia?

Nello stesso quadro desolante della censura che avanza, nell’orizzonte legislativo italiano arriva il “disegno di legge sicurezza n. 1660”, già approvato il 18 settembre dalla Camera dei Deputati e ora all’esame del Senato.

Tale disegno di legge, approfittando della necessità di formulare nuovi reati, come quello di rivolta nelle carceri, e di definire penalmente l’occupazione delle case, introduce anche sanzioni ed aggravanti per le proteste non violente. In tal modo, si arriva alla criminalizzazione del dissenso.

In realtà, nel passato, il dissenso era la base del pensiero filosofico e, dunque, della società.

Il Ddl n.1660 proibisce ogni forma di dissenso, attiva o passiva, non violenta.

Per protestare contro questa involuzione della democrazia in Italia, è stato lanciato un appello a disertare la visita del Ministro dell’interno Piantedosi a Campobasso da parte dell’associazione “Casa del Popolo”.

Le adesioni, inviate all’indirizzo mail nopiantedosi@gmail.com da parte di docenti, studenti, personalità politiche e sindacali sono tante ed esprimono la preoccupazione per la crescente censura e repressione di ogni diritto, compreso quello di manifestare pacificamente.

Questa è la parte conclusiva della petizione:

“In una regione come il Molise che dà scarsissime possibilità lavorative ai neo laureati, in un paese che conta un tasso di laureati che è tra i più bassi d’Europa, dove l’ascensore sociale è rotto da decenni e il diritto all’istruzione è in pratica negato, l’Università del Molise pensa bene di invitare uno dei massimi rappresentanti di una stretta punitiva e sicuritaria, l’antitesi, per storia e pratiche governative, ad un’idea di sapere e di società aperta inclusiva e rispettosa dei diritti e del diritto al dissenso. Nelle aule universitarie non ci dovrebbe essere posto per il carcere e manganello elevati a dogma di gestione dell’ordine pubblico”. 

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(credits: Pixabay)

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