di Lucia Canepa
La prima volta che mi hanno parlato di discriminazione maschile mi sono girata come una biscia, esterrefatta dal sentir pronunciare una tale assurdità. Era un giovane scrittore un po’ depresso, conosciuto sui social, che durante una chiacchierata se n’era uscito dicendo che oggi, in questa società, è molto più semplice essere donne che uomini. Faceva, tra l’altro, una serie di trasmissioni per promuovere il suo libro e, in una di queste, era di nuovo uscita la stessa frase, ma detta da un altro ragazzo che era intervenuto: tutti i giovani che commentavano lamentavano la stessa difficoltà dell’essere uomini in questo momento storico.
La cosa mi colpì e pur poco convinta iniziai a cercare di capire.
Io ammetto di non essere mai stata femminista e di aver sempre trovato assurda, ad esempio, la festa della donna. Mentre mi mandavano gli auguri, le solite foto con mimosa e frasi fatte io postavo il mio messaggio annuale in cui facevo notare che se ci si identifica in una categoria o genere e ci si sente vittime siamo noi i primi ad auto discriminarci (non mi risulta esserci la festa degli uomini, tra l’altro) e, quindi, mi sarebbe piaciuto festeggiare una giornata in cui fosse stata, finalmente, proclamata la festa di tutti esseri umani… l’unica in cui mi sarei riconosciuta.
Mi sembrava però evidente che gli uomini erano sempre stati avvantaggiati nella storia. Lo sappiamo tutti che i diritti alle donne sono sempre stati riconosciuti molto dopo quelli degli uomini e che ancora negli anni ‘80 per il delitto d’onore, non si finiva in prigione. Ho iniziato a ragionarci su, a ripensare con più attenzione a ciò che quei giovani lamentavano e, pian piano, mi sono resa conto che ciò che dicevano aveva validi fondamenti di verità. È difficile scardinare certi meccanismi mentali anche quando si è portati a ragionare con la propria testa.
Mi è tornato alla mente quanto mi faceva arrabbiare, da giovane, che i ragazzi fossero costretti a fare il servizio militare e che gli venisse così sottratto un anno di vita per la sola colpa di essere nati maschi.
Le donne venivano sempre rappresentante come le vittime, insieme ai vecchi e ai bambini, delle guerre, ma i giovani uomini che morivano in battaglia non lo erano ancor di più? Era considerato normale il loro sacrificio. Costretti al fronte erano carne da macello, ma nessuno lo trovava ingiusto.
Io sarò strana, ma anche il continuo parlare di femminicidio, mi ha sempre infastidito e dato da pensare. Mi ero, già anni fa, informata sulla questione e i dati mi sembravano oggettivamente ridicoli per far passare la cosa come un’emergenza.
Nel nostro paese, quello con meno casi in Europa, i numeri sono stabili, con lievi oscillazioni, intorno ai 120 omicidi all’anno (nel 2025 sotto i 100) che a fronte di una popolazione di circa 13 milioni di donne coinvolte in relazioni sentimentali non mi sembra possano rappresentare un’emergenza. Ultimamente poi non si parla d’altro, ma se vai a cercare i dati relativi ai maschicidi, per fare un raffronto, trovi che il termine non esiste nemmeno. Eppure le donne che uccidono i loro uomini ci sono solo che i dati sono difficilissimi da reperire.
Nel 2025 ho trovato una quindicina di casi, ma solo andando a spulciare nelle cronache locali e senz’altro sono di più.
Perché si parla solo dell’uccisione delle donne ? Un omicidio è un omicidio.
Perché dover mettere l’accento solo su quelli in particolare? Porre la questione in termini allarmistici, aggiungendoci l’aggravante del patriarcato dilagante, può portare a dichiarazioni imbarazzanti come quella di Piero Pelù che, circa due anni fa, si scusava con le donne e si arrogava il diritto di far ammenda a nome di tutti gli uomini.
Come se qualche squilibrato potesse rappresentare il modello maschile imperante e se tutti gli uomini si dovessero sentire colpevoli.
Qualcuno dirà che si devono anche considerare le molestie domestiche e che queste sono in numero decisamente maggiore.
Sì, è vero, ma anche il numero degli uomini che le subiscono è proporzionalmente maggiore.
Il fatto che, in linea di massima, il maschio sia fisicamente più forte rende difficile immaginare che possa esserne soggetto e questo rende anche più difficile che si esponga denunciando, ma invece è così.
Riuscire a calcolare le percentuali è complicatissimo. Oltretutto, proprio perché meno forti, le donne ricorrono, spesso, a sistemi meno evidenti, ma non meno letali per uccidere i loro compagni.
La nostra Costituzione vieta discriminazioni di genere, ma un uomo che uccide la sua donna (dal 2025) prenderà una pena maggiore di quella che verrà inflitta ad una donna che ammazza il suo uomo. Se un uomo uccide una donna scatta l’aggravante (questione di forza fisica, dicono) e allora perché, quasi sempre se una donna uccide, ad esempio, un bambino le viene riconosciuta un’attenuante?
Da queste considerazioni sono partita ad analizzare altre tematiche e il risultato non cambia. Ad esempio passando per quella che, a mio avviso, era una proposta di legge a dir poco assurda: ovvero quella del consenso, revocabile in ogni momento, ovviamente unilateralmente, per i rapporti sessuali.
Come trasformare una cosa naturale in materia giuridica e toglierle la sua spontaneità. Per fortuna che non si era proposto il consenso informato, sarebbe stata una barzelletta… magari con disegnini e descrizioni particolareggiate su come si voleva portare avanti l’atto sessuale.
Sicuramente se la legge fosse passata, ma la paura soprattutto nei giovani è rimasta, gli uomini si sarebbero approcciati all’altro sesso in tranquillità e rilassatezza.
Ho poi capito purtroppo, la cosa riguarda parecchie persone che conosco bene, che nelle separazioni, ovviamente non consensuali, gli uomini sono drammaticamente penalizzati.
Difficilissimo per loro vedersi affidare i figli, ma anche se c’è l’affidamento congiunto, spessissimo, vivono nella paura perché le madri sono sempre privilegiate da giudici e assistenti sociali e se decidono di non far più vedere i figli per altro genitore inizieranno calvari infiniti da cui, molto difficilmente, i padri usciranno vincitori.
La bigenitorialità è un diritto troppo spesso disatteso.
Moltissime, oltretutto, le false denunce nei confronti degli ex che dopo anni passati a difendersi da accuse infondate, non vedono riconosciuti i loro diritti nemmeno quando riescono a dimostrare la loro innocenza. Pagano gli alimenti (giustissimo se adeguati), ma perdono la casa e anche il diritto di viversi i figli.
Sicuramente agli uomini che capita questa devastante esperienza, per le ingiuste discriminazioni, soffrono fino, tal volta, ad impazzire dal dolore, ma sembra non importare a nessuno. I padri separati rappresentano tra l’altro, nel nostro paese, il 47% dei nuovi poveri.
Ho, anche, iniziato a porre più attenzione ai discorsi delle donne che parlano del maschio come un essere che deve essere gentile, disponibile e attento ma sempre senza esagerare, altrimenti non è un vero uomo (in realtà li definiscono con termini piuttosto volgari). Devono considerare le donne paritarie in tutto, ma più fragili e meritevoli di attenzioni quando a queste vien bene essere il sesso debole.
Sembra che l’uomo non possa essere altrettanto sensibile e fragile. Se si leggono articoli su tematiche spirituali sono quasi sempre declinati al femminile come se il “sesso forte” non fosse provvisto di sensibilità.
È recente la proposta di legge che prevede che, in caso di accredito dello stipendio su un conto (come se ci fossero alternative), lo stesso debba essere intestato esclusivamente al lavoratore che lo percepisce.
Questo mirerebbe a tutelare le donne garantendo un accesso diretto e autonomo alla propria retribuzione. Questa roba mi impressiona.
Intanto, senza leggi in merito, sempre più coppie non condividono più conti e spese. Sento amiche parlare delle loro storie e quasi sempre tengono una contabilità separata che sembra da azienda e non da persone che si amano.
Probabilmente sono strana io a pensare che un rapporto d’amore si dovrebbe basare su fiducia e condivisione. Questa legge sembra pensata per delle dementi che non si sanno far valere. Come se un rapporto di coppia fosse un campo di battaglia. Certo può succedere, ma non è la norma e non è certo sempre solo l’uomo ad approfittarne.
Per quel che ne so, per le mie esperienze personali, famigliari e anche letterarie è quasi sempre stata la donna ad occuparsi dell’economia domestica… le ragazze la studiavano persino a scuola e ora, nel 2026 devono avere bisogno di un conto separato per non subire violenza e poter usufruire dei loro soldi?
Per non parlare del fatto che ho sempre sentito la favoletta che il mondo andava male perché governato dai maschi, ma non mi sembra che le donne al potere siano meglio, anzi…
La famosa energia femminile non è un’esclusiva, come si tende a credere, delle donne e lo stesso, ovviamente, per ciò che riguarda quella maschile. In questo periodo storico sono argomenti che non si possono trattare altrimenti si viene messi alla gogna. Credo ci sia una manipolazione in corso su queste tematiche senza precedenti e che chi crede che chi ci governa non stia esattamente facendo il nostro bene dovrebbe rendersi conto che si sta lavorando per indebolire il genere maschile creando un baratro fra i sessi che porterà alla fine dei rapporti umani e, di conseguenza alla disumanizzazione, alla trasformazione della società in qualcosa di sterile e privo di amore.
La vita distopica descritta nel libro “1984” è sempre più simile alla nostra realtà e nessuno sembra accorgersene.
Per un approfondimento: L’arte della colpevolizzazione

4 comments
Madhumaya
Cara Lucia, leggere le tue riflessioni è sempre un esercizio di lucidità. Ti ammiro profondamente per il coraggio con cui affronti temi complessi, senza paura di esporsi e di dire ciò che molti pensano ma non osano articolare.
Io, per natura, sono un po’ più cauto. Cerco sempre di muovermi con grande attenzione, soprattutto perché nella mia vita ho incontrato persone che hanno subito abusi fisici e psicologici, e so quanto questo tema sia delicato e carico di dolore. È difficile parlarne senza toccare ferite ancora aperte. Proprio per questo, pur condividendo molti dei punti che sollevi, sento anche tutto il peso umano che circonda queste questioni. Nel mio piccolo, vorrei contribuire a creare un clima più consapevole e più giusto per tutti.
Mi auguro davvero che il tuo post possa essere l’inizio di una discussione costruttiva, capace di far emergere sfumature, esperienze e prospettive diverse. Solo così, un passo alla volta, possiamo sperare di costruire una società più equilibrata e più umana.
Madhumaya❤️
Lucia
Intanto grazie mille per il tuo commento. È sicuramente un tema delicato che va affrontato con attenzione,ma, secondo me, con decisione. Sicuramente ci sono abusi e vielenze psicologiche che girano intorno a questo discorso che vanno rispettate e riconosciute,ma è proprio questo il punto. Ci sono e sono tante anche nei confronti degli uomini, ma non se né può parlare. C’ è una manipolazione delle realtà, in atto, che vuole far credere cose che non sono. I dati parlano chiaro, ma se li decontestualizza diventano altro. Dire che i femminicidi sono un numero ridicolo, in Italia, e che non rappresentano un’ emergenza non significa mancare di rispetto a coloro che sono state uccise,anzi. Se il dolore viene strumentalizzato è decisamente più grave che dire la verità. I numeri, volenti o nolenti, se si leggono per ciò che sono, riportano alle giuste proporzioni i fenomeni. L’ incredibile è che si cerchi di far nascere discussioni e fratture su questi temi. La realtà è che ci sono pericolose discriminazioni di genere in atto (quando per lo stesso crimine le pene sono diverse a seconda del sesso di chi lo commette è inequivocabile sia così) e si attacca chi prova a denunciare la cosa. Non dovrebbe essere una guerra,ma una lucida analisi dei fatti che, usando il pensiero critico, dovrebbe risultare palese. La cosa grave è che questa problematica sta creando un baratro fra i due sessi e se si perde il rapporto più importante che ci è dato di vivere si perde, non solo l’ esperienza più bella della vita,ma anche la possibilità di rimanere umani
Madhumaya
Credo che il punto sul quale ci incontriamo sia proprio questo, Lucia: non dovrebbe diventare una guerra tra uomini e donne. Quando una persona subisce violenza, viene privata dei figli, manipolata o semplicemente schiacciata dentro una relazione, il suo dolore non diventa più o meno importante a seconda che sia uomo o donna.
Sui numeri e sulle leggi preferisco sempre muovermi con cautela, perché sono temi complessi e basta poco per leggere lo stesso dato in modi molto diversi. Però una cosa la sento molto vicina: dovremmo riuscire a parlare anche della fragilità maschile senza che questo venga percepito come un modo per diminuire quella femminile.
Forse è proprio quando cominciamo a fare la conta di chi soffre di più che perdiamo di vista le persone.
Lucia
Infatti non si dovrebbe trattare né di guerra né di una gara fra I sessi. Il dolore, la violenza,I soprusi non sono un’esclusiva né dell’ uomo né della donna. Sulle leggi cerco di informarmi, ho un amico esperto in materia che mi tiene aggiornata e mi ha, infatti resa edotta sul fatto che il delitto d’onore era punito penalmente,ma le condanne erano molto lievi e non proporzionate, ovviamente, al crimine commesso. I numeri li trovo sulle associazioni che si occupano di violenza sulle donne o sui canali ufficiali. Il problema è trovare quelli riguardanti gli omicidi e le violenze nei confronti degli uomini,ma sicuramente non vanno strumentalizzati in nessun modo né per gli uni né per gli altri.
La fragilità maschile quasi inaffondabile.
Esattamente gli esseri umani dovrebbero avere pari diritti senza distinzione alcuna, il problema è sempre questo