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L’arte della colpevolizzazione

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di Manuela Fratianni

  • 28 Dicembre 2023

I maggiori giornali e telegiornali in queste settimane hanno utilizzato la vicenda di una ragazza che si suppone sia stata uccisa dal fidanzato.

I mass-media hanno volutamente puntato su questa vicenda, che ancora ha lati oscuri, verità nascoste e fatti non del tutto accertati con sicurezza.

Parliamo di Giulia Cecchettin e del suo fidanzato Filippo Turetta. La ricostruzione dei fatti, ad opera di vari giornalisti, è piena di lacune: non si sa di preciso dove la ragazza sia stata colpita, non vi è la certezza che sia stata caricata nell’auto del fidanzato, che, a un primo esame a opera della polizia scientifica tedesca, non presenterebbe tracce di sangue, le telecamere di sorveglianza del luogo ove sarebbe accaduto il fatto non mostrano nulla di significativo. In attesa dell’esame dei RIS e di altre indagini, quello che qui si vuole esaminare è altro.

Lo schema

Prima di tutto perché si è puntato su questa vicenda triste, sì, ma ancora oggetto di indagini? Perché sono state varate delle misure legislative sull’onda dell’emozione dell’indignazione?

Ancora una volta, sembra che vi sia una sorta di regia che indirizza l’opinione popolare, o meglio, l’opinione della massa, nel senso spregiativo inteso dal sociologo LeBon, studiato e amato da Hitler, Mussolini, Stalin, …: “nella massa vi è una involuzione del sé, dell’individuo e della sua razionalità, a vantaggio della uniformità di comportamenti, che si adeguano a quelli imposti dai leader”. Il processo di “massificazione” è agevolato dalle emergenze.

In questi anni abbiamo visto una serie di “emergenze”, che, in realtà, seguono il classico schema PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE.

In nome di un presunto aumento di reati contro la persona e contro il patrimonio, la massa ha accettato una cessione di alcune libertà, come la privacy e il diritto alla libera circolazione. In ogni città e paese, anche piccolo, sono state installate telecamere, che mai hanno impedito reati e raramente sono state utili per qualche indaginema sono una pesante invasione nelle nostre vite.

In nome di un presunto aumento della CO2, che è in realtà fonte di vita, si vuole imporre alla massa il limite alla libera circolazione, con le città da 15 minuti.

Tornando alla vicenda da cui siamo partiti, l’analisi della regia e degli attori coinvolti fornisce il quadro della situazione e l’obiettivo cui mira “lo sceneggiatore”.

Un passo indietro

Il femminismo nasconde un lato nascosto: come rivelato da Nicholas Rockefeller nel 1999 al regista Aaron Russo, il femminismo è stato “creato” proprio dai Rockefeller, come strategia per far lavorare le donne, raddoppiando così i profitti e la tassazione e costringendo i bambini a entrare in età precoce nel mondo scolastico e subire, pertanto, l’indottrinamento.

La famiglia è nell’obiettivo dei globalisti e ogni mezzo è utilizzato per distruggerla.

Perché?

La famiglia è un nucleo che, potenzialmente, non può essere controllato. La famiglia educa, e dunque, provoca rottura dello schema sociale visto come pensiero unico statale, è foriera di microsocietà indipendenti e crea valore economico.

L’attacco alla famiglia è speculare all’attacco al ceto medio, alle partite iva alla proprietà privata, al pensiero libero e divergente.” (Come ti permetti Malthus – Manuela Fratianni)

L’attacco alla famiglia si articola in vari modi: per il caso che stiamo esaminando si punta alla colpevolizzazione.

Patriarcato o Agenda 2030?

La sorella di Giulia ha affermato che Filippo non è il vero colpevole, colpevole è la società e la famiglia definita, impropriamente, ma astutamente, “patriarcale.

Dunque, si instilla nella mente delle persone il concetto di “colpa collettiva” e di “patriarcato”.

Con il concetto di “colpa collettiva” si alleggerisce la responsabilità individuale e la si imputa alla collettività, famiglia, scuola e società in genere. Tale concetto, ove applicato, porterebbe gli individui a liberarsi del fardello di un comportamento etico, responsabile e rispettoso.

Il concetto di “patriarcato” viene rappresentato nella sua accezione più negativa, non tenendo in considerazione l’evoluzione avvenuta negli ultimi ottanta anni.

Si vuole umiliare la figura maschile, schiacciarla per creare una società totalmente appiattita su una uguaglianza imposta, non realistica. Tutto ciò in nome della famigerata “Agenda 2030”, al cui punto 5 si prevede una trasformazione radicale della società che sarà “socialista e femminista”. La traduzione italiana dell’Agenda è volutamente errata, parlando di emancipazione invece di “potere politico tramite l’empowerment”, termine, quest’ultimo, legato all’organizzazione del lavoro e che significa: “potenziamento di sé e delle proprie capacità attraverso il miglioramento delle proprie competenze”.

Il femminismo si conferma come forza ideologica funzionale al sistema, che, già dagli anni ’60 riceve finanziamenti da varie fondazioni, stimate in almeno 6500.

Operazione di marketing ovvero spettacolarizzazione del dolore

La vicenda della scomparsa prima, della morte e dei funerali poi, è stata gestita come una perfetta operazione di marketing, con l’uso sapiente di telecamere e frasi a effetto.

I familiari della ragazza hanno rivolto poche parole per lei, ma si sono lanciati in monologhi contro la “violenza di genere”, la “necessità di rieducare il maschio”…

In un momento che dovrebbe essere di massimo dolore, rivolto alla persona cara scomparsa, per rievocarne i ricordi, il carattere, la sorella, il padre e la nonna si sono lanciati in discorsi volti a denigrare l’uomo e la famiglia.

Prontamente le istituzioni hanno risposto a queste istanze che vogliono un uomo asessuato, preferibilmente digitalizzato, apatico e indottrinato: la giunta Fedriga in Friuli-Venezia Giulia ha stanziato rapidamente 228mila euro per “lezioni di gender e corsi di rieducazione”. Dunque, tutto il genere maschile è stato condannato senza appello e deve essere rieducato, in nome della colpa collettiva.

La cerimonia funebre è stata uno spettacolo mediatico: maxischermi, posti sui balconi vicini alla chiesa affittati a pagamento, telecamere e fotoreporter ovunque.

Dei nove minuti dedicati, dal padre della ragazza uccisa, a parlare davanti alle telecamere, ben sette sono stati utilizzati per propagandare l’educazione gender nelle scuole.

Che dire poi della nonna di Giulia, che ha colto l’occasione dell’intervista per parlare di sé e pubblicizzare il proprio libro, ovviamente già pronto, contro il patriarcato e che ha pronunciato, altresì, una frase molto strana: “avrei preferito che le cose fossero andate come deciso”?

Femminicidio

Parola inventata per rimarcare le differenze tra un omicidio contro l’uomo e l’omicidio contro la donna, come se, quest’ultima, appartenesse ad altra specie biologica. Davvero bizzarro, considerato che vogliono appiattire il genere umano verso una noiosa e inesistente uguaglianza biologica.

[…] per me è una parolaccia il progresso e ciò che chiamate emancipazione. Gli uomini ci rispettavano, allora. Ora ci temono. Gli uomini ci amavano, allora. Ora ci tollerano. Eravamo tutti uguali, uomini e donne, con gli stessi diritti, gli stessi doveri. Oggi a forza di predicare l’uguaglianza siamo diventati diversi.” (Il sesso inutile – Oriana Fallaci 1961)

Credits: Immagine di master1305 su Freepik

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Manuela Fratianni

Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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4 risposte

  1. Una disamina che non lascia spazio ad equivoci, e che ci fa riflettere molto sul come le nostre menti siano pericolosamente influenzabili.

    1. Grazie Alberto.
      Purtroppo non tutti si rendono conto che il femminismo, l’aborto e il divorzio provengono dai soliti poteri sovranazionali massonici nemici della famiglia, favorevoli al depopolamento e al transumanesimo.

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