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Vendite massicce dei CEO: Cosa sanno che noi non sappiamo?

Oggi esamineremo un fenomeno che ha preso slancio non proprio di recente, ma a partire da ottobre 2023, al termine dell’anno fiscale, quando il mercato azionario raggiungeva nuovi picchi storici. Da allora, abbiamo notato una tendenza interessante: molti CEO e miliardari hanno cominciato a liquidare massicciamente le loro azioni, accumulando liquidità. Questo comportamento solleva una domanda: sanno qualcosa che noi non sappiamo?

Quando i dirigenti di una società vendono le loro azioni, spesso si presume che non abbiano fiducia nelle prospettive future dell’azienda o che prevedano una crisi economica imminente che potrebbe ridurre il valore di mercato delle azioni. Negli Stati Uniti, è obbligatorio per gli insider, come dipendenti, manager e CEO, dichiarare le proprie transazioni di acquisto o vendita alla SEC.

Concentriamoci sulle vendite. Il primo trimestre del 2024 ha registrato un incremento significativo delle vendite sia per la SP500 che per il Nasdaq. Tra i venditori più noti vi è Jeff Bezos, che ha ceduto 50 milioni di azioni Amazon in soli nove giorni, per un totale di 8,5 miliardi di dollari. Mark Zuckerberg, CEO di Meta, nonostante un reddito annuo di 700 milioni di dollari in dividendi, ha venduto quasi mezzo miliardo di dollari in azioni. Jamie Dimon, CEO di JP Morgan, ha venduto per la prima volta 150 milioni di azioni, un evento senza precedenti, soprattutto considerando le performance superiori di JP Morgan rispetto sia all’indice di riferimento che al settore bancario.

Warren Buffett, con la sua Berkshire Hathaway, si trova su una vera e propria “montagna” di liquidità, con 150 miliardi di dollari in contanti. Esaminando il suo portafoglio, si nota una riduzione significativa delle sue partecipazioni, con la vendita di quasi tutte le sue azioni in Johnson & Johnson e Intel, oltre a una diminuzione delle partecipazioni in numerose aziende del settore dei beni di consumo.

Nel panorama finanziario recente, abbiamo assistito a movimenti significativi da parte di alcune delle personalità più influenti nel mondo degli affari. George Soros, noto come lo “squalo investitore”, ha liquidato la maggior parte delle sue partecipazioni nel settore bancario, disinvestendo da istituzioni come JP Morgan, Goldman Sachs e Chase.

Bill Gates, celebre per le sue previsioni sulle pandemie e per essere il maggior possessore di terreni agricoli negli Stati Uniti, ha ceduto 2,6 milioni di azioni di Berkshire Hathaway, la società guidata dal suo amico Warren Buffett.

La famiglia Walton, alla guida di Walmart, ha venduto azioni per un totale di 1,5 miliardi di dollari in soli sette giorni, mentre il CTO di Airbnb ha disposto la vendita di azioni per un valore di quasi 400 milioni di dollari.

L’analisi delle transazioni interne evidenzia una predominanza delle vendite rispetto agli acquisti, suggerendo un orientamento tendenzialmente negativo del mercato. Il 2023 ha registrato un record di dimissioni di CEO negli Stati Uniti, superando le 1500 unità lavorative. Ciò solleva interrogativi su dove i miliardari stiano reinvestendo la loro liquidità. Sebbene le ragioni fiscali possano giustificare queste vendite, rimane il dubbio sulla rapidità e l’ampiezza delle operazioni.

Ma non doveva esserci un soft landing, cioè un atterraggio morbido dei mercati senza recessione, nel 2024? E questo nonostante i tassi di interesse alti, un evento raro nella storia economica!

Le prossime elezioni presidenziali americane potrebbero essere un fattore determinante per questi individui influenti, che potrebbero anticipare cambiamenti legislativi o la fine di agevolazioni fiscali in stati come la Florida.

L’incremento del debito nazionale americano, che ha raggiunto i 34 trilioni di dollari, solleva serie preoccupazioni. Con i tassi di interesse destinati a rimanere alti per un periodo esteso, come indicato dal Segretario del Tesoro Yellen, il costo del rifinanziamento del debito diventerà sempre più gravoso, mettendo sotto pressione coloro che sono già fortemente indebitati. 

Questo potrebbe essere il timore che inquieta i miliardari, oppure potrebbero semplicemente anticipare una crisi economica imminente, accumulando liquidità per poi agire come avvoltoi affamati, cercando opportunità sul mercato di beni reali a prezzi scontati.

Attualmente, non è possibile dare una risposta definitiva, ma è evidente che esiste un nervosismo e un disallineamento tra i dati macroeconomici e l’ottimismo dei mercati finanziari, dove si festeggia con Dom Pérignon. 

Coloro che hanno capitali consistenti hanno già agito. In questo contesto, è essenziale che ogni investitore adotti un piano d’azione personalizzato. La mia raccomandazione rimane ancora una volta quella di optare per una strategia di diversificazione difensiva e di non farsi impoverire.

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