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Tempi Moderni la Tecno Gabbia

TEMPI MODERNI, LA TECNO GABBIA  


La tecnocrazia è la forma di governo in cui la gestione del potere è amministrata da una classe di tecnici che dovrebbero essere selezionati per capacità, competenze ed esperienza. Il tecnocrate antepone la prassi alla teoria, i mezzi sul fine, riducendo la tecnica a strumento di efficacia e il sapere a strumento di potere.

Accade che di crisi in crisi, di governo in governo, di tecnico in tecnico, spesso l’incapacità della classe politica di affrontare periodi di emergenze favorisca l’instaurazione di amministrazioni totalmente distaccate dalla reale condizione del paese, determinando così in molti la percezione di instabilità e timori che siano gestioni composte da incompetenti o temere che siano governi troppo settoriali.

La tecnocrazia come viene applicata oggi si basa su linee guida ormai sancite a livello quasi globale che trova allineate molte delle principali istituzioni e organizzazioni internazionali.

Basata su presupposti ideologici percepiti come pretestuosi e ingiusti quali; l’oggettività del dato preminente sul fatto e sul diritto, del mezzo sul fine, della prassi sulla teoria e dell’esperienza sull’etica con predominanza di competenza scientifica sulla correttezza delle procedure.

Essa privilegia l’opportunità sulla verità e l’utile sul giusto, in nome di un politicamente corretto frutto di quel culturalmente corretto che impone al popolo un conformismo intellettuale tale da ottenebrarne la capacità di scelta e giudizio.

Tutto ciò giustificato come lecito in virtù di tali priorità di procedura.

L’ideologia tecnocratica ha una visione riduttiva dell’individuo e della società.

L’individuo è concepito come mix di manifestazioni di necessità, bisogni, desideri e attività con una razionalità limitata al calcolo e alla programmazione della quotidianità, il cui libero arbitrio è ridotto a scelta utilitaristica, individuo che di base mira ad ottenere solo il massimo risultato col minimo sforzo.

La società è concepita come un bacino di mediazione necessario a moderare conflitti e malumori tra gli individui e le categorie per bilanciare gli interessi comuni, facilitando in questo modo il processo sempre maggiore di accettazione del potere.  

L’autorità politica dunque dovrà solo limitarsi a scegliere opportunisticamente le soluzioni più facili e comode, eludendo le esigenze del bene comune e della giustizia alienando la pietas da cui originiamo e ignorando quei fattori ideali e valoriali che influenzerebbero le scelte della comunità sociale.

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Per ottenere l’accettazione dell’opinione pubblica essa si “abbellisce” con concetti quali competenza, esperienza, responsabilità che nella realtà si tramutano però in una netta e assoluta prevalenza del dato sul valore e del fatto sul diritto, perché è determinata da pragmaticita’, irresponsabilità e pressoché impunibilità dei propri rappresentanti. Per come si imposta, non rende e non renderà mai conto a nessun tribunale superiore, forte proprio del suo strapotere. 

Eventuale competenza scientifica e preparazione tecnica non offrono pertanto rassicurazioni sul risultato. 

È storicamente dimostrato che la tecnocrazia la’ dove applicata, determini spesso compressione dei diritti e delle libertà ad essi associate oltre alla repressione e al controllo.  Minimizzazione e alienazione della creatività professionale, della libertà d’espressione, della crescita, della politica, dell’economica, del risparmio e della proprietà privata. 

Tutto può essere sacrificato sull’altare tecnocratico. 

Da ciò si determina la nascita di un sistema di potere gestito da una classe politica impersonale, immeritevole, irresponsabile, settaria ed estranea alla società e alle più basilari esigenze della stessa. 

Accade che essa sia aliena non solo alla reale condizione economica in cui versa il paese ma anche concretamente alla produzione, alla gestione e alla conservazione dei beni. Cosi come al contempo nel settore politico, essa spinga a unificare e accentrare tutti i centri decisionali e operativi, con la conseguente burocrazia imperante.

Alla figura del tecnocrate è richiesto dunque di essere solo “mero esecutore” del sistema, a costui non si chiede di essere ne’ un dirigente meritevole di stima e rispetto, ne’ tantomeno che sia di esempio e guida, quanto piuttosto un anonimo gestore impegnato ad applicare impersonalmente e freddamente norme, regole e procedure già decise dall’alto. Per essere pienamente funzionale alle decisioni verticistiche imposte, il tecnico dev’essere anonimo, asettico, impersonale, deresponsabilizzato, anaffettivo, privo d’ideali, di radici e magari di patria.

Nella pratica la tecnocrazia è tendenzialmente ben lungi dall’essere inclusiva e partecipativa anzi è esclusiva, faziosa e settaria. Si basa sul fallimento delle democrazie contemporanee, imperniate su una rappresentanza parlamentare eletta dal popolo esigendo la correzione del sistema democratico sottraendo il potere alla classe politica per affidarlo a “gestori di crisi” scelte da potenti lobby scientifiche, informatiche, produttive e o finanziarie, arrivando ad annullare la  “sovranità popolare” influenzando l’opinione pubblica rimasta refrattaria e reprimendo quella che si mostra tendente alla ribellione. 

Comode a tal fine si possono rivelare le “situazioni di emergenza” dovute a crisi economiche, ecologiche o sanitarie che possono servire per sospendere le regole democratiche e costituzionali. 

La tecnocrazia in questi casi si sostituisce a governi democraticamente eletti con governi tecnici o semi-tecnici provenienti da industria, finanza e istituzioni sovranazionali. 

Il perdurare di crisi sta ormai favorendo lo scivolamento di molte nazioni in una “democrazia sotto tutela” o addirittura in taluni casi in forme di dittatura coperta. Ambizione finale della tecnocrazia sono reddito di base universale, abolizione della proprietà privata, digitalizzazione dell’espressione di voto ed un governo unico mondiale.

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Questo utopistico progetto sociale di “Nuovo Ordine” trova supporto in molti protagonisti di economia, finanza, imprenditoria, informazione, sanità, giustizia. 

Spesso tra costoro vi sono anche intellettuali, scienziati, politici e comunicatori, capaci di usare le loro capacità per realizzare il progetto ideologico tecnocratico, nel quale impegnarsi totalmente, talvolta perfino sacrificando la propria carriera, credibilità, consenso popolare e ricchezze in cambio di un successo e potere che si rivelano sempre effimeri e momentanei. 

Tutto al fine di plasmare, controllare e dominare la sensibilità e la mentalità della società di massa che è dominata dalla brama di ottenere certezze scientifiche, rassicurazioni. sicurezze politiche e comodità sociali, spesso oppressa dall’angoscia di perdere quel che ha costruito e quindi disposta a qualsiasi rinuncia e cedimento pur di salvarle e salvarsi. 

La mira è dissolvere la residua civiltà per realizzare un enigmatico “trans-umanesimo” previsto e presagito per decenni da libri e film di fantascienza.

È in pieno atto la “quarta rivoluzione industriale”, quella del great reset telematico e cibernetico che non mira al bene comune della società e dei cittadini, ma all’estensione, al potenziamento e all’efficacia del sistema tecnocratico stesso, mirando  alla creazione di una società pluralistica, policentrica, multiculturale, multirazziale, multireligiosa” anche a costo di suscitare divisione, rivalità, conflittualità permanente e disordine che sia utile al potere favorendo crisi sistemiche che provochino “shock sociali” e facciamo compiere “salti di qualità” al processo di cambiamento in atto. La politica in questo contesto ormai sempre più impantanata nei propri fallimenti e il popolo sempre più spettatore passivo di una “dittatura tecnologica” con politiche di “austerità emergenziale che giustifichino un appiattimento sociale altrimenti veramente inaccettabile.

Il “reset sociale” è la vera “emergenza storica” del nostro tempo, ma si può contrastarlo e vincerlo con modelli efficaci di disobbedienza civile e ribellione in un moto di sano istinto di sopravvivenza della specie. 

Questo modello non è irreversibile né invincibile, può esser limitato, ma esige princìpi chiari, testimoni coerenti, protagonisti accorti e scelte coraggiose e etiche. 

Riconducendo così le tecniche e le capacità al servizio delle reali esigenze della società e del bene comune.

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