di Madhumaya
Per molti anni ho avuto un rapporto piuttosto complicato con le mie convinzioni. Quando credevo in qualcosa, ci credevo fino in fondo. Il che, detto così, sembra anche una bella qualità. Il problema arrivava quando qualcuno provava a farmi notare che forse le cose non stavano proprio come pensavo io.
A quel punto diventavo bravissimo a difendermi. Avevo argomenti, spiegazioni, esempi. E se non bastavano, probabilmente alzavo anche un po’ la voce. Non ricordo di aver mai detto: «Hai ragione, ci devo pensare». Magari l’ho fatto. Ma non abbastanza da ricordarmelo.
Pensavo che cambiare idea significasse in qualche modo perdere. Se avevo sostenuto una cosa per anni, come potevo improvvisamente dire che non ci credevo più? Che figura ci facevo? Così alcune convinzioni me le sono portate dietro molto più a lungo del necessario.
Poi la vita, che ha poca pazienza per le nostre teorie, ha cominciato a mettermi davanti persone ed esperienze che non entravano negli schemi che mi ero costruito. E lì qualcosa ha iniziato a cedere. Non è successo tutto insieme. Non ricordo un giorno preciso in cui mi sono svegliato più saggio, anche perché temo che quel giorno debba ancora arrivare. Ho semplicemente cominciato ad accorgermi che alcune cose sulle quali ero stato sicurissimo a trent’anni, a cinquanta non mi sembravano più così certe.
Una riguarda il successo. Per molto tempo l’ho associato al fare, al costruire, al raggiungere qualcosa. Un lavoro migliore, più soldi, un progetto che funzionava. C’era sempre un punto un po’ più avanti e la sensazione che, una volta arrivato lì, avrei potuto finalmente rilassarmi.
Naturalmente quel punto si spostava ogni volta. Non penso che ci sia niente di sbagliato nell’avere ambizioni. Ne ho ancora. Ma oggi faccio molta più fatica a considerare riuscita una vita soltanto perché ha prodotto risultati visibili. Conosco persone che hanno ottenuto moltissimo e sembrano non avere mai un minuto per goderselo. Ne conosco altre che, viste da fuori, hanno costruito molto meno e hanno una serenità che per anni io non avrei neppure saputo riconoscere come una forma di successo.
Questa cosa mi ha fatto cambiare idea. E non è stata l’unica. Ho cambiato idea sulle persone. Su alcune che avevo giudicato troppo in fretta e su altre che avevo idealizzato. Ho cambiato idea sul tempo. Una volta mi sembrava qualcosa da riempire. Oggi, quando posso, provo anche a lasciarne un po’ vuoto. Ho cambiato idea persino su me stesso, che forse è stata la parte più difficile. Con gli anni ho capito che cambiare idea non cancella necessariamente quello che siamo stati. A volte significa soltanto riconoscere che nel frattempo abbiamo visto qualcosa che prima non vedevamo.
Naturalmente continuo a essere testardo. Chi mi conosce potrebbe fornire abbondante documentazione al riguardo. Però oggi, quando qualcuno dice qualcosa che mette in discussione una mia convinzione, provo almeno a lasciare una porta socchiusa. Non sempre ci riesco. A volte la richiudo subito e magari ci metto anche una sedia davanti.
Ma ogni tanto no. E alcune delle cose più importanti che ho imparato sono entrate proprio da lì. Così oggi mi interessa meno avere ragione e un po’ di più capire perché penso quello che penso. E mi capita di chiedermi quante idee continuiamo a difendere non perché ci crediamo ancora davvero, ma semplicemente perché sono state nostre per troppo tempo.

Madhumaya
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7 comments
Domenico
Ciao Sandro.
Leggo on molta attenzione I tuoi post e mi piacciono moltissimo perché mi fanno riflettere molto su come pass la mia…. Cambiare idea ? Penso solamente che una persona intelligente cambia idea sempre riflettendo e facendo un esame di coscienza pronto a pagare le conseguenze.
Penso semplicemente che cambiare idea aiuta a crescere….
Cambiare idea vuole dire “voler bene te stesso e il prossimo “
Un abbraccio carissimo amico! 🫶🏻
Madhumaya
Ciao Domenico, grazie davvero per le tue parole. Mi fa piacere sapere che questi pensieri risuonano anche nel tuo percorso. Hai ragione: cambiare idea non è un segno di debolezza, ma di cura: verso se stessi e verso gli altri. È un gesto che richiede onestà, e a volte anche un po’ di coraggio.
Ti abbraccio forte, amico caro 🫶🏻
Lucia
Il tuo percorso,in un certo senso, è simile al mio su questa tematica. In realtà per me era più una questione legata ai principi. Certe cose erano così e basta. O bianco o nero,zero sfumature.Da un po’ di anni,per le vicissitudini che la vita mi ha dato da affrontare, mi sono, invece, resa conto, che tutto, o quasi, è una questione di punti di vista. Essendocene circa 8 miliardi, ogniuno giusto per chi lo sente suo, difficilmente il mio poteva essere quello perfetto e indiscutibile. Partendo da questo ho cambiato quasi tutto nella mia vita. Certo ci sono convinzioni che restano salde e immutabili,ma sono poche e quelle così eticamente forti che, difficilmente,si possono mettere in discussione. Cambiare idea è sinonimo d’intelligenza e anche di capacità d’ ascolto. Certo sono le esperienze della vita a renderci più consapevoli della nostra piccolezza. Ho imparato anche che la frase” mai dire mai”mi calza in pieno.Tutto intorno e dentro di noi cambia..come potrebbero non farlo le idee?Ogniuno ha I suoi tempi,pesi diversi sulle spalle,ma con gli anni,l’ intelligenza e la sensibilità il mutamento diventa un importante compagno di viaggio
Madhumaya
Cara Lucia, grazie di cuore per questa condivisione così profonda e lucida. Hai toccato un punto fondamentale: spesso il blocco non è solo una questione di idee, ma di “principi” e di quella rigida dualità tra bianco e nero che ci dà un falso senso di sicurezza. Realizzare che esistono miliardi di punti di vista e che il nostro non è l’unico (né necessariamente quello “giusto”) è un atto di grande maturità e, come dici tu, di consapevolezza della nostra piccolezza. È bellissimo quello che scrivi sul “mai dire mai” e sul mutamento che diventa un compagno di viaggio. Le esperienze della vita ci costringono a mollare la presa sugli assoluti e a fare spazio alle sfumature, lasciando intatte solo quelle poche ancore etiche che davvero ci definiscono. Grazie per esserti aperta così e per aver arricchito questo pezzo di strada con la tua riflessione. Un abbraccio grande!
Eugenia
Abitudini e convinzioni sono l osso dura della natura
umana. Se non fosse così ci sarebbe più armonia in questo mondo.
Ce le costruiamo mattoncino dopo mattoncino
e solo le persone più riflessive e capaci di autoanalisi riescono a scalfirle, a vederle da nuove prospettive. E comunque quasi sempre in età più matura.
Grazie per averci posto questa importante riflessione
Madhumaya
Grazie a te, Eugenia. Mi piace l’immagine dei mattoncini: li abbiamo messi noi, uno alla volta, e forse anche per questo ci costa tanto toccarli. A volte mi accorgo che sto difendendo un’idea per abitudine, senza essermi più chiesto se ci credo ancora. Gli anni mi hanno aiutato a riconoscere questi momenti, anche se poi la testardaggine fa ancora la sua parte… Un abbraccio 🫂
Lucia
Tutto muta.. è una caratteristica dell’ universo. Solo l’ ego ci fa credere che noi siamo i portatori di verità assolute. Se si riesce a farlo tacere e si ascolta con il cuore tutto assume caratteristiche meno rigide e, appunto,cambia,fluisce e ci rende più aperti all’ ascolto dei diversi modi di vedere che diventano così ponti e punti d’unione fra chi mantiene viva la capacità di confronto. Lasciare andare le nostre convinzioni non è rinunciare alle nostre idee bensì un modo per arricchirle