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Ombre di Terrore su Mosca: La Devastante Tragedia al Crocus City Hall

L’atroce tragedia che ha colpito il Crocus City Hall di Krasnogorsk, una cittadina situata a una ventina di chilometri dalla capitale russa, Mosca, si è tramutata in una catastrofe di proporzioni inimmaginabili, lasciando dietro di sé uno scenario desolante: centotrentasette anime hanno tragicamente perso la vita, mentre oltre centottanta individui sono stati segnati da ferite di varia gravità. Questo terribile incidente si è consumato all’interno di un’arena concertistica, capace di accogliere circa 6.000 persone, che si erano radunate per partecipare a un evento musicale dal forte richiamo. La dinamica e le responsabilità legate a questo sconvolgente evento, messo in atto da individui equipaggiati con fucili d’assalto Kalashnikov e strumenti incendiari, rimangono ad oggi oggetto di scrupolose indagini, aggravate dalla complessità delle rivendicazioni avanzate dallo Stato Islamico, le quali non hanno tuttavia trovato solido fondamento presso le autorità di Mosca.

Il fatale assalto si è verificato nel tardo pomeriggio del 22 marzo, quando quattro aggressori, camuffati con indumenti militari e maschere, hanno inaspettatamente aperto il fuoco contro una folla ignara, compiendo un massacro senza alcuna forma di pietà, e prendendo di mira persino i feriti, ormai incapaci di muoversi, prima di dileguarsi dalla scena del crimine a bordo di una Renault di colore bianco. L’attacco appare essere stato meticolosamente pianificato, mirando simultaneamente sia all’auditorium che al foyer dell’edificio, quest’ultimo gremito di persone in attesa di accedere all’evento. Un successivo atto incendiario ha provocato il crollo del tetto della struttura, necessitando un’imponente e intensa operazione di spegnimento da parte dei vigili del fuoco.

Le forze di sicurezza del FSB, l’agenzia federale russa che prende il testimone del KGB, hanno prontamente risposto, procedendo all’arresto dei quattro principali sospettati dell’attentato insieme ad altri sette individui, ritenuti complici, nella regione di Bryansk, posizionata a circa 350 chilometri a sud-ovest di Mosca, mentre tentavano la fuga verso il confine ucraino. I sospettati, identificati come originari del Tagikistan, sono stati fermati ancora a bordo del veicolo impiegato nella loro fuga.

Le indagini hanno rivelato dettagli sconcertanti. Un video circolato sui social media ha catturato uno dei detenuti che confessava, durante un interrogatorio preliminare, il suo coinvolgimento nell’attentato, motivato da promesse di denaro, dopo essere caduto sotto l’influenza di predicazioni online. Tuttavia, il detenuto non ha menzionato alcun collegamento con l’Ucraina che avrebbe potuto facilitare la loro fuga.

La diffusione di video e fotografie attraverso i canali Telegram Baza e Mash, che documentano interrogatori di una brutalità inaudita, ha innescato un’ondata di perplessità riguardo all’autenticità e al trattamento riservato ai sospettati. Tra le immagini più sconvolgenti figurano quelle di un individuo con evidenti ferite e di un altro a cui viene barbaramente amputato un orecchio. Questi materiali video, diffusi da fonti vicine all’opposizione russa e bielorussa, sollevano interrogativi significativi sulla loro veridicità.

La vicenda si è ulteriormente complicata quando le autorità hanno inizialmente identificato tutti gli arrestati come cittadini del Tagikistan, una dichiarazione prontamente contestata dal ministero degli Esteri tagiko. La crisi diplomatica tra Russia e Tagikistan ha tuttavia conosciuto un momento di distensione il giorno seguente, quando si è svolto un colloquio telefonico tra i presidenti Vladimir Putin e Emomali Rahmon, che hanno enfatizzato l’importanza di condurre un’indagine approfondita e di collaborare strettamente nel contesto di questo grave incidente. Tale dialogo ha segnato un punto di svolta nel rafforzamento delle relazioni bilaterali, dimostrando un comune impegno nella ricerca della verità e nella lotta contro il terrorismo.

Nel corso delle indagini, Dalerdzhon Mirzoyev, individuato come il principale imputato nell’attacco terroristico al Crocus City Hall di Krasnogorsk, ha ammesso senza riserve la sua piena responsabilità per l’accaduto. Durante le udienze preliminari, è emerso che Mirzoyev ha svolto un ruolo attivo sia nell’organizzazione dell’attacco sia nell’incendio che ne è seguito, contribuendo alla tragedia che ha colpito profondamente la comunità. Un secondo individuo coinvolto ha altresì confessato la propria colpevolezza dinanzi al tribunale, aggiungendo un ulteriore tassello alla ricostruzione dei fatti che hanno portato al disastroso evento.

Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità per l’atroce massacro attraverso un annuncio ufficiale, utilizzando due diverse modalità per comunicare il proprio coinvolgimento. Inizialmente, ha diffuso immagini che ritraevano i quattro attentatori, i cui volti erano nascosti, seguite da video registrati con telefoni cellulari che documentavano la perpetrata carneficina. L’agenzia di stampa affiliata allo Stato Islamico, Amaq, ha pubblicato su Telegram una dichiarazione in cui l’attentato viene descritto come parte di un ampio conflitto bellico tra lo Stato Islamico e le nazioni impegnate nella lotta contro l’Islam, citando specificamente le operazioni militari intraprese dalla Russia in Siria e in Africa.

Le autorità statunitensi hanno informato che, all’inizio del mese corrente, avevano avvisato la Russia del pericolo di imminenti attacchi orchestati dall’ISIS-Khorasan, il ramo dell’organizzazione terrorista attivo in Afghanistan. Tale avviso si basava su informazioni di intelligence che suggerivano la possibilità di attacchi pianificati, di cui si erano avuti indizi già a partire dal mese di novembre.

Adrienne Watson, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, ha confermato che il governo americano era a conoscenza di un imminente attacco pianificato nella città di Mosca, il che aveva portato all’emissione di un avviso di sicurezza da parte del Dipartimento di Stato americano rivolto ai cittadini statunitensi presenti in Russia. Ha inoltre evidenziato come Washington abbia prontamente condiviso queste informazioni critiche con le autorità russe, in linea con la sua politica di “dovere di avvertire”.

Attraverso il proprio canale ufficiale Telegram, l’ISIS ha proclamato di aver condotto un assalto contro un significativo raduno cristiano a Krasnogorsk, situato alla periferia di Mosca, causando la morte e il ferimento di centinaia di individui e ingenti danni materiali, prima di ritirarsi indisturbato alle proprie basi. Questa dichiarazione segue azioni preventive da parte delle forze di sicurezza russe che, il 3 marzo, avevano neutralizzato sei presunti jihadisti durante un’operazione in Inguscezia, nel Caucaso settentrionale. Successivamente, il 7 marzo, una cellula dell’ISIS che progettava di attaccare una sinagoga nella provincia di Kaluga è stata smantellata dal Servizio di Sicurezza Federale russo (FSB).

L’ISIS-Khorasan, attivo dal 2014, si è posizionato come avversario dei talebani e del governo afghano dell’epoca, riunendo sotto la propria bandiera combattenti provenienti da milizie afghane, pakistane e uzbeke. Durante le prime fasi del conflitto in Ucraina, l’ISIS-K ha manifestato una certa compiacenza nel vedere due nazioni considerate “infedeli” impegnate in un conflitto reciproco. Secondo quanto riportato da Giampaolo Cadalanu su Analisi Difesa nell’ottobre 2022, la rivista “Voice of Khurasan”, pubblicata dalla fondazione Al Azaim — vista come l’ufficio stampa dell’ISIS-Khorasan — ha interpretato gli eventi in Ucraina come uno scontro tra “crociati”, in cui gli “infedeli” si combattono e si uccidono a vicenda, violando la sacralità dei popoli della croce. Questo scenario è stato descritto come un antipasto di un conflitto ben più ampio che vedrebbe “l’intero Occidente” soffrire come già patito dagli islamici: con attacchi aerei, fosse comuni, e il ritorno di scene di devastazione simili a quelle della seconda guerra mondiale.

La regione del Khorasan, denominata “terra del sole” e che comprende parti dell’Afghanistan, del Pakistan e dell’Iran, ha visto recentemente attività terroristiche anche nel Baluchistan iraniano. Quest’area geografica si è rivelata un crogiolo per miliziani di varie nazionalità, inclusi ceceni, caucasici russi, ex sovietici e siriani, tutti motivati da varie ragioni a colpire Mosca, fermo alleato di Bashar Assad in Siria.

Il generale Michael Kurilla dello US Central Command ha dichiarato, in un’audizione alla Camera dei Rappresentanti a Washington all’inizio di marzo, che l’ISIS-K e i suoi alleati mantengono un “rifugio sicuro” in Afghanistan, da dove continuano a espandere le proprie reti sia a livello locale che internazionale. Ha sottolineato che gli obiettivi dell’ISIS-K non si limitano alla regione ma si estendono a un ambito globale, mirando a colpire chiunque non aderisca alla loro ideologia estremista.

Sanaullah Ghafari, conosciuto anche come Shahab al-Muhajir, è attualmente il leader dell’ISIS-K. Nominato emiro nel giugno 2020, la sua ascesa ha coinciso con un periodo di crescente focalizzazione del gruppo sulla Russia, in particolare dopo il ritiro statunitense dall’Afghanistan nel 2021. L’ISIS-K è stato implicato in alcuni dei più gravi attacchi terroristici recenti sul suolo russo, dimostrando la sua capacità di portare la minaccia oltre i confini tradizionali del teatro afghano.

Tra gli attacchi attribuiti a ISIS-Khorasan, uno dei più devastanti è stato quello avvenuto nel 2017 nella metropolitana di San Pietroburgo, che ha causato la morte di 15 persone e il ferimento di altre 45. Recentemente, a soli due settimane di distanza, i servizi di intelligence russi hanno annunciato di aver neutralizzato una cellula di Khorasan che stava pianificando un attacco contro una sinagoga a Mosca. Questi eventi rafforzano l’immagine di un ISIS determinato a colpire obiettivi russi, motivato anche dalle conseguenze dell’intervento militare della Russia in Siria a partire dal settembre 2015. Questo intervento ha significativamente contribuito ai successi delle forze di Bashar Assad, supportate anche dall’Iran, nel sopprimere molte fazioni jihadiste nel paese, relegandole a controllare solo alcune aree limitate.

Nel contesto russo, tuttavia, la rivendicazione di responsabilità per l’attentato da parte dell’ISIS non è stata accolta con ampia credibilità. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha suggerito che dietro l’attacco potrebbe esserci l’Ucraina, mentre Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri, ha accusato il regime di Kiev di condurre da anni attività terroristiche contro la Russia, citando attacchi contro figure pubbliche e giornalisti. Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, ha dichiarato che tutti i responsabili diretti dell’attacco sono stati arrestati mentre tentavano di rifugiarsi in Ucraina, dove sarebbe stato predisposto un varco per attraversare il confine.

D’altra parte, le autorità ucraine, rappresentate dal consigliere presidenziale Mikaylo Podolyak, hanno respinto qualsiasi collegamento dell’Ucraina con l’attacco, definendo “assurda” la narrazione proposta dai servizi russi. In campo internazionale, il primo ministro polacco Donald Tusk ha espresso la speranza che la Russia non utilizzi l’attacco moscovita come pretesto per un’escalation della violenza in Ucraina. Antony Blinken, segretario di Stato degli Stati Uniti, ha condannato gli attacchi e ribadito l’opposizione al terrorismo in tutte le sue forme. Infine, è stato confermato che gli Stati Uniti avevano avvisato la Russia all’inizio di marzo su un potenziale attacco terroristico che avrebbe potuto prendere di mira “grandi raduni” a Mosca, inclusi concerti, secondo quanto riportato sul sito dell’ambasciata americana.

Il Ministero degli Affari Esteri dell’Ucraina ha categoricamente respinto le accuse avanzate da funzionari russi secondo cui l’Ucraina avrebbe avuto un ruolo nell’attentato alla sala concerti Crocus City Hall. L’Ucraina considera tali affermazioni come una provocazione deliberata orchestrata dal Cremlino, con l’obiettivo di fomentare sentimenti anti-ucraini nella popolazione russa, promuovere una maggiore mobilitazione dei cittadini russi verso l’aggressione contro l’Ucraina e danneggiare la reputazione dell’Ucraina a livello internazionale.

Parallelamente, la Legione Russa della Libertà, un’organizzazione di combattenti russi che si oppongono al Cremlino e conducono operazioni militari nelle aree di confine con la Russia, ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’attacco. Attraverso una dichiarazione su Telegram, il gruppo ha sottolineato la propria politica di non coinvolgere civili nelle proprie operazioni, accusando invece il “regime terroristico di Putin” di orchestrare la provocazione e di curarne la narrazione mediatica.

Nonostante l’ISIS abbia rivendicato l’attentato, la questione non è completamente separabile dal contesto ucraino. Fin dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina, volontari provenienti da diverse regioni, inclusi ceceni, siriani, georgiani e altri gruppi dalle repubbliche caucasiche ed ex sovietiche, si sono uniti ai battaglioni volontari islamici che combattono al fianco di Kiev contro le forze russe. È stato osservato che alcuni di questi combattenti indossavano uniformi con simboli che richiamano quelli dello Stato Islamico, sebbene l’autenticità di tali immagini sia difficile da verificare.

Questi gruppi comprendevano principalmente ceceni e altri popoli caucasici, determinati a confrontarsi con le unità Akhmat, sostenute dal Ministero dell’Interno della Cecenia, una regione guidata da Ramzan Kadyrov, fedele alleato di Putin. Analogamente, volontari siriani affiliati a milizie filo-governative si sono schierati con i russi, contrapposti ai miliziani dei gruppi jihadisti siriani che combattono sotto la bandiera ucraina.

È stato inoltre segnalato che alcune armi occidentali fornite all’Ucraina sono finite illegalmente sul mercato nero e sono state acquisite da gruppi ribelli nel Medio Oriente e in Africa, inclusi quelli con legami jihadisti. La criminalità organizzata ucraina, coinvolta in tali traffici, ha storici legami con il Caucaso e il Medio Oriente.

Data la complessità della situazione e le possibili sovrapposizioni tra i vari attori coinvolti, compresa la notevole presenza di servizi di intelligence statunitensi e alleati in Ucraina, come rivelato da recenti inchieste giornalistiche, non si può escludere una certa intersezione tra le trame jihadiste/ISIS e quelle ucraine.

Le dichiarazioni di Victoria Nuland, allora Sottosegretario di Stato degli Stati Uniti, durante un evento presso il Center for Strategic and International Studies (CSIS) a Washington il 22 febbraio, hanno sollevato questioni di rilievo nel contesto del supporto militare degli Stati Uniti all’Ucraina. Nel suo discorso, Nuland ha sottolineato che l’ulteriore finanziamento fornito dagli Stati Uniti avrebbe permesso all’Ucraina di intensificare la sua capacità di condurre una guerra asimmetrica contro la Russia, una strategia che ha dimostrato di essere efficace sul campo di battaglia. Ha enfatizzato che questo sostegno finanziario avrebbe preparato il terreno per “brutte sorprese” che Putin avrebbe dovuto affrontare nell’anno in corso. Queste affermazioni sono state interpretate come un indizio verso un approccio strategico asimmetrico nell’opposizione a Mosca, specialmente alla luce dei precedenti commenti di Nuland sulla distruzione del gasdotto Nord Stream, che aveva indicato come un possibile risultato del conflitto in Ucraina.

Nonostante queste implicazioni, la Casa Bianca ha prontamente chiarito che l’Ucraina non ha avuto alcun ruolo nell’attacco terroristico vicino a Mosca, attribuendo la piena responsabilità all’ISIS. Adrienne Watson, portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha riaffermato che non c’era alcuna partecipazione ucraina all’attacco, suggerendo che gli Stati Uniti possedevano informazioni dettagliate che supportavano questa affermazione nonostante il contesto fosse carico di incertezze e domande aperte.

È noto che i servizi segreti militari ucraini (GUR) hanno precedentemente condotto operazioni contro civili, tra cui l’omicidio di Darja Dugina e del blogger Vladien Tatarsky, portando a interrogativi sulla natura e gli obiettivi di tali azioni.

L’analisi dell’attentato a Krasnogorsk ha sollevato vari dubbi, in particolare riguardo alla mancanza di un chiaro intento al martirio da parte degli attentatori, l’assenza di simboli specifici dell’ISIS, un piano di fuga mal concepito, interrogativi sull’arruolamento tramite i social media, e le motivazioni economiche dietro l’attacco che sembrano in contrasto con la natura e l’entità dell’azione. Questi elementi hanno alimentato il dibattito sulla reale identità e sui motivi degli attentatori, mettendo in luce la complessità del contesto geopolitico attuale.

Il fatto che l’attacco terroristico di matrice islamica sia avvenuto in un periodo in cui la Russia è vista come un attore chiave nella crisi del Medio Oriente, specialmente per il suo ruolo nel sostegno alla causa palestinese e nelle pressioni per la fine delle ostilità a Gaza, aggiunge un ulteriore livello di complessità all’interpretazione degli eventi e delle loro possibili implicazioni geopolitiche.

La lunga storia degli attacchi jihadisti in Russia evidenzia una serie di episodi violenti che si sono susseguiti negli anni, con l’ISIS che ha rivendicato la responsabilità per diversi di questi attacchi tra il 2015 e il 2019, inclusa la tragica strage al Crocus City Hall, uno degli episodi più sanguinosi di questo periodo. Qui di seguito è presentato un elenco dettagliato dei principali attacchi terroristici di matrice jihadista in Russia, come documentato dall’agenzia ANSA.

8 settembre 1999: Una bomba esplode durante la notte, distruggendo un edificio residenziale di nove piani nel quartiere Piciatniki di Mosca, causando la morte di 92 persone e il ferimento di altre 200.

13 settembre 1999: Un altro attacco bomba rade al suolo un edificio di sette piani a Mosca, provocando 118 vittime, inclusi 13 bambini. Questi attacchi, non rivendicati, sono stati uno dei catalizzatori dell’intervento russo in Cecenia.

8 agosto 2000: Un attentato in un sottopasso vicino a piazza Pushkin, nei pressi del Cremlino, lascia 13 morti e 92 feriti.

23-26 ottobre 2002: Durante il sequestro nel teatro Dubrovka di Mosca, muoiono 130 ostaggi a causa dei gas usati dalle forze speciali russe per neutralizzare i 41 guerriglieri ceceni del commando.

6 febbraio 2004: Un’esplosione nella metropolitana di Mosca, tra le stazioni di Paveletskaia e Avtozavodskaia, provoca 41 morti e 134 feriti. L’attentato, mai rivendicato, è attribuito a fondamentalisti ceceni.

24 agosto 2004: Due donne kamikaze si fanno esplodere a bordo di due aerei Tupolev decollati da Mosca, causando 89 morti complessivi. L’attentato viene rivendicato da Shamil Basaev, leader della guerriglia cecena.

31 agosto 2004: Un’attentatrice suicida si fa esplodere fuori dalla stazione metro Rizhskaya a Mosca, uccidendo 10 persone.

1-3 settembre 2004: Il sequestro di Beslan, con un commando inguscio-ceceno che prende in ostaggio quasi 1.200 persone, termina con 335 morti, inclusi 186 bambini.

29 marzo 2009: Due attacchi suicidi nelle stazioni metro Lubianka e Park Kultury a Mosca lasciano 38 morti. L’attentato è rivendicato da Doku Umarov.

24 gennaio 2011: Un kamikaze causa 37 morti e 117 feriti all’aeroporto Domodedovo di Mosca. Anche questo attentato è attribuito a Umarov.

2 aprile 2017: Un’esplosione nella metropolitana di San Pietroburgo provoca 14 morti e 47 feriti. L’attentatore, Akbarzhon Jalilov, è identificato come un cittadino russo di etnia uzbeka.

31 ottobre 2015: L’attacco al volo charter Metrojet 9268 da Sharm el-Sheikh a San Pietroburgo, che esplode in volo sul Sinai uccidendo tutti i 224 a bordo, è rivendicato dall’ISIS nel Sinai.

Questi attacchi sottolineano non solo la minaccia costante del terrorismo jihadista in Russia ma anche la complessità e la lunga durata del conflitto tra i gruppi terroristici e lo stato russo, manifestandosi in atti di violenza che hanno colpito direttamente cittadini innocenti e infrastrutture critiche.

Durante una riunione con i servizi di sicurezza nazionale riguardante le misure adottate in risposta all’attentato al Crocus City Hall, il presidente Vladimir Putin ha enfatizzato la necessità di perseguire le indagini con imparzialità e senza preconcetti, nonostante l’urgente desiderio di giustizia per gli esecutori dell’attacco. Ha evidenziato che, benché l’attacco sia stato portato a termine da estremisti islamici, è di fondamentale importanza per la Russia scoprire chi ne ha commissionato l’esecuzione. Putin ha suggerito che l’attentato potrebbe inserirsi in un contesto più ampio di azioni ostili nei confronti della Federazione Russa, orchestrate dal 2014 attraverso l’intermediazione del regime di Kiev.

«Questo attentato, pianificato con l’intento di instillare terrore e disunione tra noi, si è scontrato invece con la nostra ferma unità e determinazione nel contrastare tale minaccia. È noto che l’azione è stata perpetrata da estremisti islamici, che seguono un’ideologia da lungo tempo combattuta anche all’interno del mondo islamico stesso. Osserviamo inoltre come gli Stati Uniti, attraverso vari canali, tentino di persuadere i propri alleati e altre nazioni che, basandosi su informazioni di intelligence, non ci sarebbero collegamenti di Kiev con l’attentato a Mosca, e che il terribile attacco sia stato eseguito da aderenti all’ISIS, organizzazione definita terrorista in Russia. Siamo consapevoli degli autori materiali di questa efferatezza contro la Russia e il suo popolo. La nostra priorità rimane identificare chi ha commissionato tale atto».

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