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L’illusione dell’elettrico

di Manuela Fratianni

6 Dicembre 2023

Il 4 ottobre è stata pubblicata in Scozia questa notizia riferita a una vettura elettrica:

Macchina elettrica sequestra il proprietario”.

In Scozia un uomo, Brian Morrison, di 53 anni, stava guidando la propria macchina elettrica alla velocità di 30mph, quando si è reso conto che non rispondeva più ai comandi. La polizia, che Brian ha chiamato, per evitare di investire le persone e altre macchine, ha provato a dargli indicazioni, suggerendo di spegnere la macchina, ma questa è rimasta accesa. A questo punto, Brian è stato raggiunto da due pattuglie, che sono riuscite a far rallentare la vettura, grazie a una serie di rotatorie. Quando la velocità è scesa a 15 mph, una pattuglia, quella che precedeva la macchina elettrica, ha rallentato e si è fatta tamponare leggermente, e, frenando gradualmente, è riuscita a bloccarla.
Sia la polizia che la casa costruttrice hanno affermato di non avere mai visto una cosa del genere.

I pericoli neanche nascosti delle auto elettriche

Le auto elettriche sono piuttosto pericolose: prendono fuoco e sequestrano i proprietari.

La Jaguar ha richiamato in giugno tutte le vetture elettriche I-PACE circolanti negli USA a causa del pericolo di esplosione delle batterie, nella nota la casa produttrice aggiunge che la ricarica deve essere effettuata all’aperto e, possibilmente, lontano da edifici.

A luglio si è verificato un incendio al campionato mondiale Rallycross: due auto elettriche Lancia Delta integrale hanno preso fuoco e non è stato possibile estinguere l’incendio.

Questi sono solo due dei tanti esempi. Molte vetture elettriche hanno avuto problemi e, comunque, la ricarica dura poco ed è lunga. Immaginiamo, inoltre, cosa potrebbe accadere nel caso di temperature estremamente basse: le batterie non durerebbero di sicuro molto, lasciando i proprietari a piedi o intrappolati nella macchina.

Ricordiamo altresì quando vi è stata l’alluvione in Emilia-Romagna: i Comuni emisero delle ordinanze per i proprietari delle vetture elettriche affinché queste fossero tenute lontano dalle abitazioni e a distanza dalle altre vetture.

 E le assicurazioni?

Questi problemi non sfuggono agli occhi attenti delle compagnie assicuratrici.

Nel Regno Unito i costi assicurativi per le vetture elettriche sono aumentati, e di molto: dal 60% a più del 900%.

Assicurare una Tesla ora costa il 940% in più e ai proprietari della Smart EQ non è stata rinnovato il contratto assicurativo.

I costi di manutenzione sono elevati, le riparazioni sono difficili, sia per la difficoltà nel reperire i pezzi di ricambio che per trovare meccanici e carrozzieri in grado di lavorare su vetture così complesse.

Tutti questi fattori hanno creato seri problemi al settore produttivo delle auto EV, con forti flessioni nelle vendite.

Il mercato dell’elettrico ha goduto a lungo di incentivi e facilitazioni varie, che, però, hanno falsato i dati di mercato: infatti, appena i vari Stati europei hanno cominciato a ridurre fino a eliminarli del tutto i bonus per vendite, come accaduto in Germania, in Svizzera, in Inghilterra…, il calo delle vendite è stato molto pesante.

La Ford per ora non investirà i 12 miliardi di dollari che aveva destinato al comparto delle auto elettriche e non costruirà neanche la preannunciata fabbrica di batterie destinate a queste. 

La giustificazione data dal CFO John Lawler è che le auto elettriche sono troppo costose e la domanda sta rallentando. 

La Ford ha altresì annunciato di avere rinunciato all’obiettivo di costruire 2 milioni di auto elettriche entro il 2026. Questa mossa arriva quando anche altre compagnie automobilistiche hanno cominciato gradualmente a adottare politiche più prudenti verso questo settore. 

Il CEO della Honda, Toshihiro Mibe ha riferito a Bloomberg che la compagnia sta lasciando lo sviluppo di un modello di vettura economico e anche General Motors ha abbandonato il progetto di costruire 500.000 vetture elettriche entro il primo semestre del 2024. (Business Insider)

Per la seconda volta in un breve lasso di tempo, la Volkswagen ha risposto alla debole domanda di veicoli elettrici riducendo la produzione. Lo stabilimento di Zwickau, il primo a essere stato completamente convertito alla produzione di auto elettriche, aveva già chiuso in ottobre una delle due linee di produzione.

 Ora è stato annunciato che anche il secondo stabilimento convertito a tale produzione non sarà più operativo su tre turni, ma solo su due.

I veicoli elettrici vengono prodotti anche in altre località, ma le dimensioni degli impianti di produzione a Zwickau sono maggiori, poiché la costruzione di questo si basava su delle stime di vendita errate.

La domanda effettiva, infatti, è di circa un terzo rispetto al previsto.

Una tale crisi si ripercuoterà naturalmente sull’industria fornitrice, che non sarà più in grado di vendere i suoi prodotti.

Alla VW stessa di Zwickau i contratti di lavoro a tempo determinato non verranno più prorogati.

Ecologia ed elettrico

Gli “ecologisti 4.0” sostengono, che le vetture elettriche, sono ecologiche e aiutano l’ambiente.

In realtà, nonostante i tentativi dei globalisti disperati di cercare di far bandire le autovetture alimentate con “materiali fossili” e di forzare le persone ad acquistare vetture elettriche, con il pretesto di “salvare il pianeta”, non vi è assolutamente nulla di “verde”, “ad emissioni zero” o di etico in esse.

La produzione di veicoli elettrici richiede una enorme quantità di energia.

Le batterie sono costituite da un materiale tanto raro quanto inquinante e instabile: il litio.
Per ogni tonnellata estratta si calcolano dalle cinque alle quindici tonnellate di anidride carbonica prodotta.

Una batteria agli ioni di litio da 15 libbre contiene la stessa quantità di energia di una sola libbra di petrolio, secondo uno studio condotto negli USA.

Un altro dato, come ulteriore esempio: la nuova fabbrica di batterie per veicoli elettrici della Panasonic in Arkansas è un impianto da oltre quattro miliardi di dollari (in gran parte fondi pubblici) e per la produzione richiederà tanta energia da rendere necessaria la costruzione di una propria centrale a carbone per alimentarla.

Il giornale Kansas City Star scrive che la fabbrica richiederà circa 250 megawatt di elettricità per funzionare. Questa è l’energia richiesta da una piccola città…

Inoltre, per l’estrazione del litio si fa ampio ricorso allo sfruttamento del lavoro dei minori e si avvelenano le falde acquifere.

Tutto ciò sta innescando l’opposizione da parte delle popolazioni locali, quali il Congo e l’America Latina.

Dunque, l’elettrico non è né ecologico né etico.

Inoltre, per chi si illudeva che acquistando un’auto elettrica si potesse continuare a circolare nei recinti digitali delle città 15 minuti, ha avuto un brusco risveglio dal sindaco Sala di Milano, che ha annunciato che nessuna auto circolerà in centro città dal 2024.

E la geopolitica?

I maggiori produttori di litio nel mondo sono Australia, Cile, Bolivia, Argentina e Cina. Queste nazioni possiedono circa il 75% delle risorse globali.

In America Latina la presenza cinese è in costante aumento, considerato che il 60% della produzione è nel triangolo Argentina, Bolivia e Cile.

Il neoeletto Presidente argentino Javier Milei è ora molto più prudente per quanto riguarda la politica estera con la Cina, rispetto a quanto affermava qualche settimana fa.

Non sfugge a un attento osservatore che l’Argentina può risollevare le proprie sorti proprio sfruttando, tra le altre leve, anche quella delle risorse minerarie ma, per riuscire, ha bisogno di stabilire relazioni concrete con la Cina e la Russia.

Il Presidente cinese Xi Jinping, nella sua lettera di congratulazioni a Milei per la vittoria delle presidenziali, tra le altre cose afferma:

Cina e Argentina sono entrambe nazioni che stanno emergendo in mercati significativi. […] la cooperazione in vari settori porterà tangibili benefici a entrambe le nazioni. […] Attribuisco grande importanza allo sviluppo di relazioni Sino-Argentine […] promuovere lo sviluppo e la rivitalizzazione di entrambe le nazioni attraverso la mutua cooperazione […]

L’asse geopolitico si sta allontanando sempre più dal mondo atlantista e globalista.

Questa è la prova che è tutto in mano a noi. In tutto il mondo si sta comprendendo il disegno del grande inganno “elettrico”, che mira a eliminare qualsiasi proprietà privata, con l’agenda 2030, e l’opposizione è in aumento. 

credits: elettronauti.it

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Manuela Fratianni

Manuela Fratianni

Economista, appassionata di geopolitica, psicologia e sociologia.
Redattrice di CambiaMenti e di Radio28TV.

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