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La Verità Scomoda dietro Hamas: Come Israele ha Nutrito il Suo Nemico

È davvero affascinante osservare come i canali di informazione tradizionali riescano a convincere il loro pubblico di essere al corrente degli eventi, anche quando la realtà è che spesso mostrano una profonda mancanza di conoscenza. Prendiamo, per esempio, un evento controverso come quello del 7 ottobre; improvvisamente, persone che prima non riuscivano a trovare Israele su una mappa diventano improvvisati esperti della questione mediorientale, ripetendo senza filtro le narrazioni sui conflitti israelo-palestinesi udite nei media. Ma, se si prova a scavare oltre con loro, si scopre rapidamente che la loro conoscenza è piuttosto limitata.

Chiedendo loro di Hamas, per esempio, è probabile sentirsi rispondere che si tratta di un gruppo terroristico ufficialmente riconosciuta, che ha giurato di annientare Israele, che ha vinto le elezioni e ora gestisce Gaza come uno Stato teocratico del terrore, e che è composto da codardi che lanciano razzi contro Israele e usano donne e bambini come scudi umani.

Nel discorso dominante, che si mostra chiaro e favorevole alle posizioni sioniste, ci sono sicuramente elementi di verità. Tuttavia, le imprecisioni e le omissioni sono così numerose che coloro che lo accettano e lo diffondono senza esercitare alcun senso critico non solo sono fuori strada, ma lo sono in modo pericoloso.

Le masse che accettano senza questionare questa propaganda sono fuori strada riguardo a Israele. Non è un’entità oppressa e democraticamente eletta del Medio Oriente, ma una potenza nucleare non riconosciuta e uno Stato che pratica l’apartheid, esercitando un’influenza sproporzionata a livello mondiale attraverso spionaggio (sia fisico che digitale), tattiche ingannevoli, lobbying e coercizione. È stato ufficialmente denunciato per le sue campagne di pulizia etnica nei confronti dei palestinesi, un aspetto significativo nella storia di Hamas.

Se siete curiosi di conoscere la storia di Hamas e siete persone comuni, potreste iniziare la vostra ricerca proprio dove i custodi dell’informazione preferiscono che iniziate tutte le vostre indagini: Google.

Immergendosi in quella che potrebbe essere paragonata a una biblioteca di Babele digitale, è facile finire per selezionare il primo risultato che appare: l’articolo di Wikipedia su Hamas. Da questa pagina si possono apprendere dettagli fondamentali sull’organizzazione, come il fatto che Hamas è un “movimento politico e militare islamico sunnita palestinese che amministra zone della Striscia di Gaza sotto occupazione israeliana”.

Il nome Hamas è l’acronimo di Ḥarakah al-Muqāwamah al-ʾIslāmiyyah, che in arabo significa “Movimento di resistenza islamica”, e si arricchisce del significato della parola araba ḥamās, che sta per “entusiasmo”, “integrità” e/o “coraggio”. Dal 1989, Hamas è impegnato in azioni militari contro Israele, mirando a istituire un califfato islamico in Palestina; e così via. Con dedizione e determinazione, si possono rinvenire ulteriori dati intriganti sulla storia di Hamas navigando tra le note e i riferimenti dell’articolo di Wikipedia. Tuttavia, indipendentemente dal grado di pazienza, si scopre presto che le risposte alle questioni più pressanti su Hamas non si trovano su Wikipedia, una piattaforma che, secondo alcune affermazioni, sarebbe soggetta a manipolazioni da parte di agenti sionisti intenzionati a sopprimere qualsiasi critica verso Israele.

Se siete alla ricerca di una prospettiva non alterata su Hamas, quale fonte potreste consultare? Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) potrebbero essere la vostra risposta. Infatti, le IDF offrono un video esplicativo di sei minuti che illustra “La storia completa di Hamas”, sostenendo che Hamas sia “un’organizzazione terroristica a capo di Gaza”; che si avvale di “attentati suicidi, attacchi con veicoli, sequestri e lanci di razzi verso Israele” nella sua lotta per “eliminare gli ebrei”; e che è salita al potere in seguito al ritiro volontario degli insediamenti israeliani da Gaza nel 2006. Si scopre anche che Hamas riceve annualmente 100 milioni di dollari dall’Iran, fondi impiegati per lo sviluppo di “razzi, droni e una vasta rete di tunnel sotterranei estesa per 500 chilometri”.

Alla conclusione di questa ricerca, si rivela che un’entità ha adottato misure efficaci per affrontare Hamas, e potrebbe risultare inaspettato apprendere che questa entità sono le IDF stesse. Tuttavia, mantenendo uno spirito critico, è ragionevole mettere in dubbio l’accuratezza delle dichiarazioni dell’esercito israeliano sui suoi avversari. Per una prospettiva diversa, si potrebbe prendere in considerazione il libro “Son of Hamas”, che offre uno sguardo dall’interno sull’origine e le operazioni di Hamas.

L’autobiografia, scritta da Mosab Hassan Yousef, figlio del cofondatore di Hamas, Hassan Yousef, sfida la narrazione ufficiale su Hamas. Yousef afferma, per esempio, che la fondazione di Hamas non avvenne nel 1987 come comunemente riportato, ma durante un incontro segreto nel 1986 tra le autorità religiose palestinesi e i capi della resistenza a Hebron. Il testo rivela anche dettagli sulla vita di Yousef, cresciuto a Ramallah all’ombra dell’occupazione militare israeliana, e descrive come l’indignazione dei palestinesi per le violenze israeliane abbia dato vita alla Prima Intifada, il movimento di protesta palestinese contro il controllo israeliano che ebbe inizio nel campo profughi di Jabaliya nel 1987, diffondendosi poi a Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est, e contribuendo alla nascita di Hamas.

Proseguendo con la lettura, emerge che Yousef è stato arruolato dallo Shin Bet, l’organizzazione di sicurezza interna israeliana, durante la sua detenzione in un carcere israeliano negli anni ’90. Si scopre che ha avuto un ruolo attivo nella lotta al terrorismo, collaborando con le autorità israeliane per localizzare e arrestare membri palestinesi, incluso suo padre, lo sceicco Hassan Yousef. Alla fine, si realizza che la narrazione non rappresenta la visione di Hamas, ma piuttosto una prospettiva alternativa influenzata dalla propaganda israeliana.

Ritornando alle origini, si potrebbe optare per consultare le fonti primarie. Esaminando la carta fondativa di Hamas del 1988, si potrebbe apprendere che il “Movimento di resistenza islamica”, ovvero Hamas:

  • è «una delle ali della Fratellanza musulmana in Palestina»;
  • si impegna a «innalzare la bandiera di Allah su ogni centimetro della Palestina»;
  • considera la Palestina come «un Waqf islamico dedicato alle generazioni future fino al Giorno del Giudizio», quindi «la legge che governa la terra di Palestina è la Sharia (legge) islamica»;
  • vede il nazionalismo come “parte del credo religioso”, il che significa che “la resistenza e la repressione del nemico diventano un dovere individuale di ogni musulmano, uomo o donna”;
  • respinge “le cosiddette soluzioni pacifiche e le conferenze internazionali” come contrarie ai suoi principi; e
  • ritiene che “di fronte all’usurpazione della Palestina da parte degli ebrei, sia obbligatorio innalzare la bandiera della Jihad”.

Se siete degli studiosi scrupolosi che preferiscono affidarsi a fonti dirette piuttosto che a quelle secondarie, potreste imbattervi in “Hamas: A Beginner’s Guide” di Khaled al-Hroub, professore di Studi mediorientali alla Northwestern University in Qatar. Al-Hroub mette in luce il fatto che la Carta di Hamas potrebbe non essere riconosciuta come un documento ufficiale dell’organizzazione.

La Carta venne scritta all’inizio del 1988 da un individuo e pubblicata senza un processo di consultazione collettiva da parte di Hamas, senza revisioni o approvazioni, generando malcontento tra i leader di Hamas negli anni a venire. L’autore della Carta apparteneva alla vecchia generazione dei Fratelli Musulmani nella Striscia di Gaza, distaccata dal contesto internazionale. I leader e i rappresentanti di Hamas hanno raramente menzionato o citato la Carta, segno che essa è stata vista più come un fardello che come un manifesto dei principi del movimento. Nel 2017, Hamas ha emesso un nuovo documento che espone i suoi principi e obiettivi, interpretato da alcuni come un tentativo di prendere le distanze dalla Carta originaria.

Nella vostra ricerca accademica sulla connessione tra i Fratelli Musulmani e Hamas, potreste trovare “Hamas: A Historical and Political Background”, un saggio accademico di Ziad Abu-Amr, pubblicato nel Journal of Palestine Studies nell’estate del 1993. Abu-Amr, che ha insegnato scienze politiche all’Università di Birzeit e ha servito come vice primo ministro dello Stato di Palestina, posiziona Hamas nel suo contesto storico come un ramo palestinese dei Fratelli Musulmani.

Durante il decennio degli anni ’80, si assistette alla scissione del movimento della Jihad islamica radicale dalla Società dei Fratelli Musulmani, precedentemente preminente nel contesto islamico palestinese. La Fratellanza Musulmana, fondata in Egitto nel 1928 da Hasan al-Banna, si espanse rapidamente nel mondo arabo. Al-Banna mise in evidenza l’urgenza di una rinascita, organizzazione ed educazione per infondere nuova vita all’Islam. L’intento di al-Banna e di movimenti affini era quello di riformare la società seguendo gli insegnamenti del Profeta Maometto e dei suoi Compagni, puntando alla creazione di uno Stato islamico dove religione e governo fossero indistinti e dove il Corano e la Sunna guidassero ogni aspetto dell’esistenza.

La genesi di Hamas si fa risalire al 1973, quando lo sceicco palestinese Ahmed Yassin, malgrado le sue limitazioni fisiche, istituì a Gaza la branca palestinese dei Fratelli Musulmani. La narrazione si estende fino al dicembre del 1987, quando un insieme di circostanze tumultuose sfociò in una dimostrazione nel campo profughi di Jabalia. In quella occasione, un adolescente di diciassette anni, Hatem al-Sisi, fu ucciso da un militare israeliano. La diffusione della notizia della sua morte innescò una serie di proteste, manifestazioni, scioperi e rivolte che si propagarono in tutta la Palestina sotto occupazione israeliana. Questi eventi furono il preludio a ciò che sarebbe stato conosciuto come la Prima Intifada.

La narrazione di Abu-Amr descrive la rivolta palestinese di massa del dicembre 1987 come il momento decisivo che indusse lo sceicco Ahmed Yassin a convocare incontri cruciali con i principali esponenti della Fratellanza Musulmana a Gaza. Questi incontri culminarono in una dichiarazione che incitava i palestinesi a opporsi all’occupazione israeliana, un documento che Hamas considera il suo primo manifesto ufficiale. In contrasto, Mosab Yousef, nel suo libro “Son of Hamas”, afferma che l’organizzazione era stata fondata già nel 1986, prima dell’Intifada, e non nel 1987. Yousef sostiene che Hamas fosse operativo nel 1986 e che lo sceicco Yassin, insieme ad altri leader influenti, tra cui il padre di Yousef, stesse aspettando un’occasione per giustificare una ribellione. La morte di al-Sisi fornì il casus belli che cercavano, un catalizzatore per l’insurrezione. Queste narrazioni contrastanti sollevano dubbi e lasciano irrisolte le domande sulla vera storia di Hamas.

È fondamentale riconoscere che la narrazione storica è spesso un riflesso delle prospettive dei vincitori. La nostra comprensione del passato è profondamente influenzata dalle fonti che scegliamo di esaminare e da quelle che decidiamo di ignorare. Di conseguenza, la versione della storia che prevale è tipicamente quella proposta dai vincitori.

Tuttavia, nonostante queste riflessioni, ci sono alcuni fatti storici indiscutibili che godono di un ampio consenso. La cronologia di Hamas, ad esempio, rientra in questa categoria di verità storiche universalmente riconosciute.

Riformulando la storia di Hamas, possiamo dire che:

  • Hamas è riconosciuto come un’organizzazione islamista palestinese.
  • È noto per la sua dichiarazione di adottare la lotta armata come mezzo di resistenza contro quello che considera un’occupazione sionista, nell’ambito del più ampio conflitto per la liberazione del territorio palestinese.
  • Ha guadagnato il sostegno di una parte della popolazione palestinese, in particolare di coloro che hanno perso fiducia nei processi di pace condotti dai loro leader politici.
  • Opera attraverso due rami principali: uno militare e uno politico.
  • Ha ottenuto una vittoria elettorale nelle elezioni legislative palestinesi del 2006 e, successivamente, ha preso il controllo della Striscia di Gaza nel 2007 dopo un conflitto con Fatah, mantenendo il potere in quella regione da allora.

A questo stadio, le interpretazioni della realtà si dividono seguendo linee ideologiche. Quali sono le conseguenze del controllo di Gaza da parte di Hamas? Può Hamas essere considerato un’entità governativa? La sua elezione è stata legittima? Conserva un mandato valido per governare? Rappresenta un’organizzazione politica, un movimento di liberazione armato o un’entità terroristica estremista? Oppure incarna una combinazione di questi ruoli?

Questi quesiti sono tutti rilevanti e richiederebbero un esame approfondito, che va ben oltre il contesto di questa conversazione.

Ciononostante, si pone una questione cruciale, la cui risposta potrebbe essere determinante per comprendere l’essenza di Hamas. Questa risposta, sebbene sia largamente riconosciuta ma spesso trascurata nell’analisi accademica, potrebbe trasformare radicalmente la percezione del conflitto israelo-palestinese da parte del pubblico generale, che è frequentemente mal informato e influenzato dai media tradizionali.

Se Hamas è realmente un’entità terroristica così nefasta come alcuni sostengono, sorgono interrogativi su come possa essere fiorita a Gaza, una regione strettamente monitorata e assediata dalle forze israeliane. Questo pone la questione di come Hamas sia riuscita a diventare un avversario formidabile per il governo israeliano proprio sotto la sua vigilanza.

Coloro che hanno seguito attentamente il conflitto israelo-palestinese potrebbero non essere sorpresi nel sapere che Hamas ha ricevuto, secondo alcune fonti, incoraggiamenti e supporto da frange dell’élite politica e militare israeliana, nonché dai servizi segreti, fin dalla sua nascita. Questo sostegno ad Hamas da parte di Israele è stato menzionato da varie fonti e riportato da diversi media internazionali, non come una teoria del complotto, ma come un elemento della complessa storia della regione.

Un articolo del Wall Street Journal del 2009 intitolato “Come Israele ha contribuito a dare vita a Hamas” riporta le parole di Avner Cohen, un funzionario israeliano attivo a Gaza negli anni ’70 e ’80, che esprime il suo rammarico affermando che “Hamas, purtroppo, è una creazione di Israele”. Secondo Cohen, la strategia di Israele era quella di sostenere i gruppi islamici radicali in Palestina per contrastare i suoi veri avversari: i leader palestinesi laici che miravano a stabilire uno stato palestinese attraverso mezzi pacifici e diplomatici. Invece di combattere gli islamisti di Gaza sin dall’inizio, Israele li ha tollerati e talvolta incoraggiati come controbilanciamento ai nazionalisti laici dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e del suo principale gruppo, il Fatah di Yasser Arafat. Israele ha anche collaborato con lo sceicco Ahmed Yassin, un leader religioso disabile, mentre questi gettava le basi per quello che sarebbe diventato Hamas. Lo sceicco Yassin rimane una figura di ispirazione per i militanti; durante l’ultimo conflitto a Gaza, i combattenti di Hamas hanno affrontato le forze israeliane con le “Yassin”, semplici razzi granata chiamati così in onore del leader religioso.

L’articolo del Wall Street Journal aggiunge ulteriori dettagli, citando il generale di brigata in pensione dell’IDF, Yitzshak Segev, che ha ammesso di aver facilitato un viaggio in Israele per lo sceicco Yassin per consentirgli di ricevere cure mediche. Segev ha dichiarato: “Il governo israeliano mi ha fornito un budget e il governo militare ha contribuito alle moschee”.

Nel 2013, Yuval Diskin, ex direttore del Shin Bet, ha riferito a Yedioth Ahronoth che, in retrospettiva, una delle personalità che ha contribuito al rafforzamento di Hamas è stato Benjamin Netanyahu, fin dal suo primo mandato come primo ministro israeliano. Nel 2019, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak ha affermato in un’intervista con la Radio dell’Esercito israeliano che la strategia di Netanyahu era quella di mantenere Hamas attiva e operativa, anche a discapito dei cittadini israeliani del sud, per indebolire l’Autorità Palestinese a Ramallah.

Yasser Arafat, secondo quanto riportato da un giornale italiano, avrebbe dichiarato che “Hamas è stata fondata da Israele”, facendo riferimento a una presunta ammissione dell’ex primo ministro israeliano Yitzhak Rabin. Queste affermazioni potrebbero confondere coloro che, seguendo i media mainstream, credono di capire il conflitto tra Israele e Hamas, ma in realtà ripetono solo le opinioni dei commentatori televisivi. Potrebbero chiedersi, perplessi: “Perché Israele dovrebbe sostenere i propri nemici?”

La spiegazione di questa dinamica è meno complicata di quanto possa sembrare. Secondo Ehud Barak, l’obiettivo di questa tattica è convincere la popolazione israeliana che non esistono partner palestinesi con cui negoziare. In altre parole, dipingere i palestinesi come estremisti e aggressivi fornisce ai politici israeliani più intransigenti una scusa per evitare negoziati di pace seri con i palestinesi.

Questa non è considerata una teoria cospirativa, ma piuttosto una politica riconosciuta da alcuni in Israele. Come riportato da Haaretz il 7 ottobre, Netanyahu ha riconosciuto di utilizzare questa strategia nelle riunioni di gabinetto: “Chiunque sia contrario alla creazione di uno Stato palestinese dovrebbe favorire il supporto a Hamas e il finanziamento dell’organizzazione”. Questo approccio è inteso a separare i palestinesi di Gaza da quelli della Cisgiordania.

Questa strategia si manifesta in diversi modi nella realtà. Ad esempio, riflettiamo sull’incidente dell’ospedale al-Shifa. Ricordate quando Netanyahu ha ottenuto il premio “Falsa Informazione” all’inizio dell’anno per aver promosso un’animazione dell’IDF che mostrava “Hamas – ISIS” trasformare gli ospedali in centri operativi per attività terroristiche? Se poi venisse alla luce che un video, presentato inizialmente come prova, fosse basato su dati errati, con elementi non corrispondenti ai fatti, ciò solleva questioni rilevanti. Queste includono l’importanza di valutare le discrepanze tra la narrazione proposta e la realtà, innescando un dibattito critico.

Chi avrebbe potuto costruire tali strutture sotterranee se non Hamas, e perché proprio sotto un ospedale, se non per utilizzarle come rifugio per operazioni militari? Tuttavia, si scopre che non è stato Hamas a costruire i bunker, bensì Israele durante l’occupazione di Gaza. La motivazione di tale costruzione, come spiegato da Ehud Barak, era “di fornire spazio aggiuntivo per le operazioni ospedaliere in un’area estremamente limitata”. Questo scenario svela una dinamica in atto: il governo israeliano intraprende azioni, attende che l’attenzione pubblica si affievolisca, e poi attribuisce la responsabilità a Hamas, giustificando così un’operazione militare su Gaza che era già in fase di pianificazione.

La stessa logica si estende agli attacchi missilistici su Israele che, prima degli eventi sospetti del 7 ottobre, erano il fulcro delle accuse israeliane contro Hamas. Tali attacchi sono resi possibili da trasferimenti di fondi e materiali, facilitati dal governo israeliano, una politica che Netanyahu ha ripetutamente giustificato.

Nel 2019, Netanyahu espresse in una riunione del Likud che chi si oppone alla creazione di uno Stato palestinese dovrebbe favorire il finanziamento di Gaza, in quanto la divisione tra l’Autorità Palestinese in Cisgiordania e Hamas a Gaza ostacola la formazione di uno Stato palestinese. Potremmo indagare più a fondo sul sostegno di Israele a Hamas, ma forse è il momento di considerare la questione più ampia: il significato di un governo che arma, finanzia, addestra e supporta in altri modi i suoi apparenti nemici, un concetto familiare a chi conosce la storia del terrorismo sotto falsa bandiera.

Esaminando la storia meno conosciuta di Al Qaeda, emergono parallelismi con quella di Hamas. Ad esempio, le origini dei Fratelli Musulmani, da cui Hamas deriva, ricordano come i britannici, nonostante li considerassero nemici, abbiano a volte collaborato con la Fratellanza, arrivando persino a finanziarla segretamente nel 1942. È interessante notare anche come l’intelligence militare israeliana abbia tentato di attribuire alla Fratellanza un’operazione di terrorismo sotto falsa bandiera in Egitto nel 1954, conosciuta come Operazione Susannah. Non è necessario essere esperti di teorie del complotto per analizzare questi eventi.

Thomas Friedman, giornalista del New York Times, ha osservato come alcune figure politiche, nonostante le loro imperfezioni, riescano a trovare momenti di “ragione”, come ha scritto nel suo articolo del 2021. Friedman ha spiegato come Trump, Netanyahu e Hamas abbiano mantenuto il potere alimentando e sfruttando l’ostilità verso “l’altro”, una strategia che hanno adottato nei momenti di difficoltà politica. Ognuno di loro è stato un alleato cruciale per l’altro in questa tattica, a partire dall’elezione di Netanyahu a primo ministro nel 1996, che è stata seguita da una serie di attacchi suicidi di Hamas. Analogamente, gli attacchi dell’11 settembre hanno rafforzato Bush e i neoconservatori, e gli attacchi agli appartamenti russi nel 1999 hanno avuto lo stesso effetto su Putin. Netanyahu ha beneficiato degli attacchi di Hamas. Pertanto, che la lunga narrazione di un nemico comune abbia condotto agli eventi del 7 ottobre non è sorprendente, ma piuttosto un risultato quasi previsto.

L’unico fattore che ha frenato Netanyahu e i suoi alleati likudnik nell’attuare un piano ben congegnato per unire gli israeliani sotto un unico stendardo e per ottenere il sostegno internazionale per una nuova ondata di pulizia etnica è stata la crescente consapevolezza globale. Le persone, infatti, stanno iniziando a riconoscere queste manovre interne più numerosamente e rapidamente rispetto a quanto accaduto in occasione dell’11 settembre o di altri incidenti storici di falsa bandiera.

Certamente, è essenziale fare luce su alcuni aspetti. Per cominciare, non si deve pensare che Hamas – o in particolare le Brigate Izz ad-Din al-Qassam, che rappresentano la componente armata dell’organizzazione – siano un’invenzione. Non è corretto affermare che i militanti di Hamas siano in realtà israeliani sotto copertura o che utilizzino armamenti non autentici. Questo non significa nemmeno che i militanti di Hamas siano pacifisti innocenti, ingiustamente etichettati dalla propaganda israeliana.

Invece, è più corretto paragonare la situazione a quella di “Al Qaeda”, che è prevalentemente formata da veri estremisti islamici – individui che non si rendono conto di come i loro atti di violenza finiscano per favorire gli interessi dei loro stessi avversari. Analogamente, tra le file dei combattenti di Qassam prevalgono persone sinceramente dedite alla causa estremista islamica.

Ancora una volta, è fondamentale capire la dinamica in gioco: i radicali del Likud necessitano degli elementi più estremisti di Hamas per tenere l’opinione pubblica israeliana in uno stato di costante allerta e per sostenere la necessità di maggiore sicurezza. Parallelamente, gli estremisti di Hamas richiedono la presenza di sionisti radicali all’interno del governo israeliano e delle sue istituzioni militari, politiche e religiose per perpetuare la loro offensiva contro i palestinesi. Questo li aiuta a legittimare la loro ideologia intransigente e la loro lotta senza esclusione di colpi.

C’è un altro aspetto da considerare attentamente. L’articolo che state leggendo rappresenta solo una parte della narrazione complessiva. Esistono molteplici prospettive che potrebbero riassemblare i pezzi di questo puzzle in modi diversi, portando così a un quadro generale completamente diverso. Un’analisi approfondita di Hamas richiederebbe un esame più dettagliato dei suoi elementi politici e militari, al di là di quanto sia possibile affrontare in questo contesto.

La domanda cruciale rimane: chi ha finanziato l’istituzione di Istraele? È altamente probabile che coloro che hanno contribuito alla sua fondazione e al suo finanziamento siano coinvolti anche nell’attuale conflitto, orchestrando gli eventi da dietro le quinte.

 In conclusione, è imprescindibile tenere a mente due principi cardine.

Innanzitutto, è imperativo tenere a mente che i leader in lotta per il potere, sia Netanyahu e i Likudniks in Israele, sia Hamas e i suoi capi a Gaza, stanno conducendo giochi geopolitici complessi per ottenere il massimo vantaggio strategico.

In secondo luogo, non dobbiamo mai perdere di vista che le vittime di questo conflitto sono gli innocenti, i palestinesi che subiscono un genocidio e gli israeliani, che sono coloro che soffrono maggiormente in questa lotta per il potere.

Riconoscere queste amare verità è fondamentale per avvicinarsi alla possibilità di una soluzione pacifica a questa tragica vicenda.

Mi trovi qui: https://t.me/carmen_tortora1


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