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La lotta tra libertà e sicurezza: Il futuro incerto della democrazia digitale

Sono trascorsi solo pochi mesi da quando, a giugno, il Segretario Generale Antonio Guterres ha lanciato la sua “Our Common Agenda”, una visione utopica per il futuro della cooperazione globale. Questa visione, che comprende anche un codice di condotta per le piattaforme digitali, ha prospettato un mondo più interconnesso e collaborativo. Tuttavia, da allora, abbiamo assistito a un’escalation preoccupante di attacchi alla libertà dell’informazione, e ciò è avvenuto soprattutto da parte dei paesi occidentali che si proclamano difensori della democrazia.

Gran parte di questi paesi ha adottato leggi restrittive e invasive, giustificate dalla necessità di combattere la disinformazione emersa, secondo loro, soprattutto durante la pandemia. Questi sviluppi seguono l’esempio di regimi autoritari come la Cina e la Russia, dimostrando una tendenza inquietante verso il controllo della sfera digitale. Ad esempio, la Francia ha approvato una legge che consente alla polizia di attivare telecamere e microfoni da remoto su dispositivi come smartphone, laptop e persino automobili, limitando così la privacy e la sicurezza dei cittadini.

Queste misure non sono un fenomeno isolato, ma si stanno diffondendo anche in paesi come gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia, nonostante le variazioni nelle modalità di attuazione. Questa tendenza verso il controllo e la censura delle piattaforme digitali e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa per manipolare le informazioni stanno minacciando i principi fondamentali della democrazia e dei diritti umani.

Il documento presentato da Guterres, chiamato “Integrità delle informazioni sulle piattaforme digitali”, ha sottolineato il pericolo rappresentato dall’odio e dalla disinformazione online. Tuttavia, ha anche aperto la porta a un maggiore coinvolgimento delle istituzioni internazionali e nazionali nella regolamentazione della sfera pubblica, il che potrebbe mettere a rischio la libertà di espressione e il pluralismo.

La Commissione europea ha presentato l’iniziativa “European Media Freedom Act” (EMFA) con l’obiettivo dichiarato di proteggere i giornalisti e le democrazie all’interno dell’Unione europea. Tuttavia, l’articolo 4 dell’EMFA solleva preoccupazioni significative, poiché autorizza gli Stati membri a installare spyware su dispositivi utilizzati da fornitori di servizi mediatici, familiari o dipendenti per motivi di sicurezza nazionale. Questo potrebbe minare pesantemente la privacy e la sicurezza dei giornalisti.

In altri termini, in caso di esigenze legate alla sicurezza nazionale, i malware denominati trojan horses potranno essere installati nei dispositivi dei giornalisti nei limiti previsti dall’articolo 52 della Carta di Nizza, che al primo comma dispone quanto segue: «Eventuali limitazioni all’esercizio dei diritti e delle libertà riconosciuti dalla presente Carta devono essere previste dalla legge e rispettare il contenuto essenziale di detti diritti e libertà. Nel rispetto del principio di proporzionalità, possono essere apportate limitazioni solo laddove siano necessarie e rispondano effettivamente a finalità di interesse generale riconosciute dall’Unione o all’esigenza di proteggere i diritti e le libertà altrui». Il passaggio è cruciale: significa che qualsiasi giornalista potrà essere intercettato anche se iscritto all’ordine dei giornalisti.

Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha espresso una forte opposizione all’EMFA, accusando Bruxelles di cercare di instaurare un controllo sui media simile a quello dei regimi totalitari del passato. Questa reazione evidenzia la sfida di bilanciare la protezione della libertà dei media con la sicurezza nazionale.

Nel frattempo, in data 5 ottobre, la Commissione Europea, preoccupata anche dall’esito delle elezioni per gli abusi che hanno commesso in questi anni, consapevoli di un sentimento sempre più antieuropeo, si è premunita e ha emesso il suo secondo rapporto riguardo alle azioni intraprese dalle piattaforme online al fine di incrementare la trasparenza dei propri servizi e di combattere la disinformazione, specialmente in vista delle prossime elezioni europee. Tale rapporto si fonda sui dati forniti dalle piattaforme che hanno aderito al Codice di buone pratiche sulla disinformazione del 2022 e hanno rispettato la legge sui servizi digitali (DSA). Nonostante il rapporto metta in luce i progressi compiuti dalle piattaforme, evidenziando altresì le sfide e le lacune ancora esistenti, le quali diventano particolarmente critiche in vista delle elezioni europee del 2024.

La Commissione Europea ha sollecitato le piattaforme a intensificare i loro sforzi per garantire l’integrità delle elezioni e a collaborare più strettamente con le autorità nazionali e gli esperti indipendenti. Tuttavia, nonostante le piattaforme abbiano segnalato il blocco o l’etichettatura di milioni di contenuti falsi o ingannevoli, il problema della disinformazione continua a destare preoccupazione, che naturalmente attribuiscono all’influenza di attori esterni, come la Russia. La Commissione Europea si basa sul Codice di buone pratiche sulla disinformazione del 2022 e sulla legge sui servizi digitali (DSA) per sorvegliare e regolamentare questa volta le attività delle grandi aziende tecnologiche.

In sintesi, è evidente che l’“European Media Freedom Act”, sebbene presentato come uno strumento per la tutela della democrazia e dell’indipendenza dei media, fa parte di un quadro più ampio di censura e intimidazione. È possibile che questo quadro possa presto estendersi al controllo e all’accentramento dell’Intelligenza Artificiale. È fondamentale non sottovalutare l’intera situazione, poiché tali sviluppi stanno procedendo rapidamente e senza ostacoli. Si può anche avanzare l’ipotesi che, in seguito a un importante attacco informatico, che già stanno preparando, guidato dal WEF (World Economic Forum) e alla diffusione di un’identità digitale per tutti i cittadini, si possa passare dalla censura preventiva a quella predittiva. Tutti questi aspetti richiedono una valutazione attenta e una strategia di difesa veloce in quanto si stanno sviluppando con notevole rapidità.

Credit: Foto di Steve Buissinne da Pixabay

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