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La Geopolitica in Evoluzione: Prospettive e Implicazioni Economiche Globali – 1° parte

Questo scritto si propone di offrire una visione degli eventi attuali e delle previsioni per il futuro prossimo. L’obiettivo non è solo quello di comprendere il caos globale che ci circonda, ma anche di anticipare ciò che potrebbe accadere, in modo che ciascuno di noi possa prepararsi adeguatamente per ciò che verrà.

Secondo le mie analisi, tra aprile e maggio assisteremo a un’accelerazione degli eventi, seguita da un aumento significativo tra fine luglio e agosto, con un picco previsto per dicembre di quest’anno. I prossimi due anni saranno caratterizzati da una serie di avvenimenti significativi, e sarà fondamentale affrontarli con una buona dose di consapevolezza.

La paura può essere paralizzante, ma è essenziale prepararsi attivamente per affrontare le sfide future. Ognuno di noi è chiamato a compiere i primi passi verso la preparazione e l’azione, in modo da poter affrontare al meglio ciò che ci attende. È un processo che richiederà impegno e determinazione, ma che alla fine ci renderà più pronti per il cambiamento imminente.

Conflitto Russia Ucraina

Impatto economico del conflitto: Settori energetici e della produzione bellica in crescita

Il conflitto in corso tra Russia e Ucraina persiste, nonostante l’attenzione internazionale sia principalmente focalizzata sul confronto tra Israele e Gaza, il quale ha provocato un alto numero di vittime e sfollati. Gli attacchi condotti da Putin non solo non mostrano segni di diminuzione, ma sembrano addirittura intensificarsi, mentre Kiev cerca di contrastare la pressione russa con una strategia militare mirata. Questo contesto di guerra sta plasmando la creazione di alleanze geopolitiche cruciali per il futuro, aumentando le tensioni e creando il rischio di coinvolgere altre potenze regionali e globali.

In questo contesto, emerge un significativo flusso finanziario legato al conflitto, un aspetto che non può essere trascurato. La guerra ha inevitabilmente conseguenze economiche, e non è sorprendente che l’economia degli Stati Uniti sia tra le principali beneficiarie. L’invasione russa, avvenuta due anni fa il 17 febbraio 2022, ha portato considerevoli vantaggi alle imprese statunitensi da allora. In particolare, i settori delle esportazioni energetiche e degli armamenti hanno registrato un notevole aumento della domanda e della produzione.

Un’analisi condotta dal Wall Street Journal ha evidenziato questo trend, concentrandosi sui settori energetici e della produzione bellica, i quali hanno registrato un significativo aumento della domanda e dell’attività produttiva nell’arco degli ultimi due anni. Si è verificata una forte richiesta di armi e munizioni sia da parte degli alleati europei, impegnati nel rafforzamento militare e nel sostegno a Kiev, sia internamente, con il Pentagono che necessita di rifornire le proprie scorte dopo aver assistito l’Ucraina con armamenti, munizioni, equipaggiamenti e consulenza militare.

Il supporto fornito all’Ucraina negli ultimi due anni ha comportato naturalmente dei costi significativi: secondo il Pentagono, gli Stati Uniti hanno speso circa 15 miliardi di dollari per sostenere l’Ucraina a partire dal 2022. Questo ha innescato un effetto domino che ha coinvolto anche i settori dello spazio e della difesa, con la Federal Reserve che ha segnalato un aumento dell’18% della produzione industriale. Secondo alcuni funzionari dell’amministrazione Biden, gli Stati Uniti possono vantare un ritorno economico del 64% sulla base industriale della difesa. Questa cifra è collegata al totale degli aiuti stanziati per sostenere l’Ucraina, che ammonta a 60,7 miliardi di dollari, di cui 40 miliardi destinati alla difesa e 20,7 miliardi all’assistenza umanitaria e allo sviluppo.

Questi aiuti sono stati approvati dal Senato con una maggioranza bipartitica, ma sono stati bloccati alla Camera dei Rappresentanti dagli alleati dell’ex presidente Donald Trump, che si oppongono alla politica estera di Biden e richiedono che la legge includa anche una misura per finanziare la costruzione di un muro al confine con il Messico. Trump, inoltre, ha centrato la sua campagna elettorale sull’immigrazione, un argomento che suscita molto più interesse rispetto alla crisi economica, la quale non è ancora così avvertita negli Stati Uniti. Considerando le crescenti tensioni geopolitiche con la Russia, gli ex alleati europei stanno sempre più cercando sostegno dagli Stati Uniti, il che ha portato a un significativo aumento della spesa per prodotti militari. L’analista Myles Walton dell’istituto Wolf Research ha sottolineato l’entità significativa di questa spesa europea, paragonandola all’investimento degli ultimi 20 anni, una somma che è stata raggiunta in soli 24 mesi.

Per gli Stati Uniti, l’intervento in Europa assume un’importanza non solo politica, ma anche economica. Degli 80 miliardi di dollari di accordi annuali per armamenti fino a settembre 2023, più della metà è destinata al continente europeo. Tra i principali acquirenti di armamenti statunitensi figurano la Polonia, la Romania, la Bulgaria, la Repubblica Ceca e i Paesi Baltici, i quali percepiscono una minaccia da parte della Russia e hanno aumentato i loro budget per la difesa. Anche Francia, Germania e Regno Unito hanno incrementato le proprie spese militari e acquistato armamenti statunitensi, tra cui missili, droni, elicotteri e radar.

La crisi energetica in Europa e il ruolo degli Stati Uniti

Oltre all’industria militare, che ha beneficiato notevolmente dal conflitto tra Russia e Ucraina, un altro settore che ha tratto vantaggio dalla situazione è quello energetico. L’invasione russa dell’Ucraina ha avuto un impatto significativo sul mercato dell’energia in Europa, generando una crisi nell’approvvigionamento di gas naturale, fondamentale per il riscaldamento e la produzione di elettricità in molti paesi europei. La Russia è il principale fornitore di gas naturale all’Europa tramite una rete di gasdotti che attraversano l’Ucraina. Tuttavia, con l’inizio del conflitto, la Russia ha ridotto o interrotto le forniture di gas all’Europa, sia per ragioni politiche che a causa dei danni subiti dai gasdotti durante i combattimenti. Questa situazione ha provocato una grave carenza di gas naturale in Europa, determinando aumenti dei prezzi, alti livelli di inflazione e problematiche riguardanti la sicurezza energetica.

Per affrontare questa crisi, l’Europa ha dovuto aumentare la domanda di gas naturale liquefatto (GNL), una forma di gas naturale che viene liquefatta per agevolarne il trasporto via nave. Il GNL può essere importato da Paesi diversi dalla Russia, come il Qatar, l’Algeria, la Norvegia e gli Stati Uniti. Questi ultimi, in particolare, sono diventati il principale esportatore mondiale di GNL nel 2023, grazie alla crescita della produzione di gas naturale da fonti non convenzionali come lo shale gas e il tight gas, estratti con tecniche di perforazione orizzontale e di fratturazione idraulica. Gli Stati Uniti hanno sfruttato la crisi energetica europea per aumentare le loro esportazioni di GNL verso l’Europa, consolidando così il loro ruolo di leader energetico globale e stabilendo collegamenti economici più stretti con il continente europeo.

Questo ha portato a significativi investimenti sia negli Stati Uniti che in Europa per potenziare la produzione e il consumo di gas naturale liquefatto (GNL). Negli Stati Uniti, il presidente Biden ha sospeso il rilascio di nuovi permessi per la realizzazione di terminali di esportazione di GNL, al fine di valutare l’impatto climatico di queste operazioni. Nonostante ciò, ci sono ancora cinque progetti di produzione di GNL in corso, del valore complessivo di 100 miliardi di dollari, che prevedono la costruzione o l’ampliamento di impianti di liquefazione e di terminali di esportazione. L’obiettivo è inviare il gas liquefatto ai mercati internazionali, soprattutto in Europa. La maggior parte di questi progetti è stata avviata in risposta alla crisi energetica scaturita dall’invasione russa dell’Ucraina.

In Europa, diversi progetti sono in corso per aumentare la capacità di ricezione e rigassificazione del GNL, trasformandolo in gas naturale e iniettandolo nella rete di distribuzione. Tra questi progetti, si distinguono quelli di Polonia, Lituania, Croazia e Grecia, che hanno ampliato i loro terminali di GNL per ridurre la loro dipendenza dal gas russo. Inoltre, l’Europa ha siglato un accordo con gli Stati Uniti per aumentare la fornitura di GNL statunitense, fino a 50 miliardi di metri cubi entro il 2030, e per accelerare il passaggio all’energia pulita e rinnovabile.

Aiuto europeo alle vittime del conflitto che hanno in parte contribuito ad alimentare per prevenire un’invasione

Parallelamente, l’Unione Europea ha annunciato il 20 febbraio 2024 un nuovo pacchetto di aiuti umanitari di 83 milioni di euro destinati all’Ucraina e alla Moldavia, due paesi che stanno subendo le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina iniziata nel febbraio 2022 con l’invasione russa del territorio ucraino. Questi aiuti sono destinati a sostenere la popolazione civile, attualmente in gravi condizioni a causa del conflitto, sebbene sia evidente che solo una minima parte di essi arriverà effettivamente alle persone colpite. Tuttavia, è importante notare che questo pacchetto di aiuti non include l’invio di armi o tecnologie per scopi bellici. Attualmente, in Ucraina, circa 14,6 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria, secondo le stime delle Nazioni Unite. Gli attacchi da parte dell’esercito russo hanno provocato la distruzione o il danneggiamento di infrastrutture vitali come ospedali, scuole, reti elettriche, idriche e del gas, rendendo difficile ai civili l’accesso ai servizi di base. Tale situazione è ulteriormente complicata dalle rigide condizioni invernali e dalla stanchezza della popolazione dopo due anni di conflitto, che hanno causato oltre 13.000 morti e 40.000 feriti.

I fondi stanziati dall’UE saranno distribuiti come segue: 75 milioni di euro saranno destinati a progetti umanitari in Ucraina al fine di fornire assistenza d’emergenza, inclusi rifugi, servizi di protezione, acqua potabile, istruzione e assistenza sanitaria. Al centro della strategia umanitaria dell’UE in Ucraina vi è la protezione delle persone colpite dalla guerra, specialmente coloro che vivono vicino alle zone del fronte nelle regioni orientali e meridionali, dove si concentrano gli scontri armati. Tali aiuti saranno erogati attraverso organizzazioni umanitarie partner, come il Comitato internazionale della Croce Rossa, l’UNICEF, il Programma alimentare mondiale e altre ONG.

Ulteriori 8 milioni di euro sono stati assegnati a progetti umanitari in Moldavia al fine di fornire assistenza mirata ai più vulnerabili, inclusi aiuti umanitari in denaro per bisogni di base, protezione e salute. Questi aiuti saranno rivolti principalmente ai rifugiati che hanno trovato rifugio in Moldavia, fuggendo dalla guerra in Ucraina. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in Moldavia ci sono circa 10.000 rifugiati provenienti dall’Ucraina, di cui il 60% sono donne e bambini.

Con il nuovo pacchetto di aiuti oggi annunciati, la Commissione europea ha stanziato complessivamente 926 milioni di euro per programmi di assistenza umanitaria, finalizzati ad aiutare i civili colpiti dalla guerra in Ucraina dall’invasione russa del 24 febbraio 2022. Di questi fondi, 860 milioni di euro sono stati destinati a programmi umanitari in Ucraina e 66 milioni per sostenere i rifugiati fuggiti nella vicina Moldavia. È dal 2014 che l’Europa unita destina aiuti in Ucraina, con operazioni in tutto il Paese e in particolare nelle aree vicine alla linea del fronte nelle regioni orientale e meridionale.

Nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, l’Europa “unita” ha consegnato più di 140.000 tonnellate di materiali in Ucraina, come ambulanze, autopompe, medicine, forniture per rifugi, generatori di energia e molto altro. Per un ulteriore livello di supporto durante la crisi, l’UE ha anche dispiegato i propri magazzini di emergenza rescEU per inviare generatori di energia, attrezzature mediche, rifugi temporanei e attrezzature specializzate per rischi per la salute pubblica come minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari.

L’ampliamento delle sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia

L’Unione europea ha recentemente raggiunto un accordo sul tredicesimo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia in relazione alla guerra in Ucraina, che si protrae da due anni e ha causato migliaia di vittime e milioni di sfollati. La presidenza belga dell’UE, responsabile dei negoziati tra gli Stati membri, ha sottolineato che questo pacchetto rappresenta uno dei più ampi mai adottati dall’UE. L’accordo sarà formalmente approvato il 24 febbraio, in coincidenza con il secondo anniversario dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina avvenuta nel 2022. Questo accordo è stato raggiunto dopo che l’Ungheria, che aveva precedentemente espresso delle riserve sulle sanzioni, ha abbandonato la sua opposizione e si è allineata alla posizione comune dell’UE.

Le nuove sanzioni coinvolgeranno circa 200 individui ed entità, aggiungendosi ai già oltre 2000 soggetti vicini al Cremlino che sono stati sanzionati durante il conflitto. Il pacchetto si concentra principalmente sulla lotta contro gli sforzi volti a eludere le restrizioni, in linea con quanto previsto dal precedente dodicesimo pacchetto adottato nel dicembre 2023, e sulle reti di approvvigionamento di tecnologia avanzata e equipaggiamento militare utilizzati dalla Russia. Le sanzioni colpiranno sia le persone fisiche che giuridiche ritenute responsabili o complici di violazioni della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, del supporto militare o finanziario alle forze separatiste filorusse, dell’elusione o della violazione delle misure restrittive dell’UE, o che traggono profitto dalla situazione di conflitto.

Un particolare obiettivo delle sanzioni è rivolto alle imprese che forniscono componenti necessarie per la costruzione di droni utilizzati nei bombardamenti contro le città ucraine. Questi droni sono diventati una delle armi principali utilizzate dalla Russia nel conflitto ucraino, per scopi di ricognizione e di attacco. Secondo un rapporto dell’OSCE, pubblicato il 15 febbraio 2024, i droni russi hanno effettuato oltre 3000 voli nel territorio ucraino dal 2022, causando centinaia di morti e feriti tra civili e militari ucraini. L’UE intende interrompere la fornitura di tecnologia e materiale per i droni alla Russia al fine di limitare la sua capacità bellica e proteggere i civili ucraini.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha sottolineato l’importanza di continuare a ridurre la potenza bellica di Putin attraverso queste sanzioni. Ha dichiarato che mantenendo oltre 2000 nomi nella lista delle sanzioni, si esercita una forte pressione sul Cremlino, con un’ulteriore restrizione dell’accesso della Russia ai droni. L’obiettivo finale dell’UE è mantenere alta la pressione e limitare ulteriormente l’accesso della Russia ai droni. «Non possiamo accettare che la Russia continui a violare il diritto internazionale e a minacciare la pace e la sicurezza in Europa. Le nostre sanzioni sono proporzionate, mirate e flessibili, e hanno lo scopo di indurre la Russia a cambiare il suo comportamento e a rispettare gli accordi di Minsk», ha dichiarato von der Leyen in una conferenza stampa il 21 febbraio 2024.

L’Unione europea ha ampliato le sue sanzioni includendo nella lista nera non solo aziende russe, ma anche aziende turche, nordcoreane e per la prima volta tre aziende cinesi sospettate di fornire tecnologia militare alla Russia. Queste misure riguardano anche un’azienda indiana, oltre a imprese in Sri Lanka, Turchia, Thailandia, Serbia e Kazakistan. Le aziende ritenute collaboratrici del governo russo saranno soggette a restrizioni commerciali poiché sono state identificate come fornitori di apparecchiature, in particolare elettroniche e microchip, utilizzate dalla Russia per la produzione di armamenti o altre attrezzature utilizzate nel conflitto con l’Ucraina. Tali restrizioni commerciali comprendono il divieto di esportare, importare, trasferire o fornire tali apparecchiature o tecnologie alla Russia o alle entità sanzionate, nonché il divieto di fornire assistenza tecnica o finanziaria a tali entità. Inoltre, le persone o le entità che violano queste misure saranno soggette a sanzioni individuali, come il congelamento dei beni o il divieto di viaggio nell’UE.

«La Russia sta pagando per le sue azioni», ha commentato delirante la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, sottolineando che questo tredicesimo pacchetto di sanzioni dell’UE contribuirà ulteriormente a ridurre la produzione dell’arsenale del Cremlino e a indebolire le sue risorse finanziarie destinate alla guerra. «Le nostre sanzioni sono un segnale forte e chiaro che l’UE non tollera le violazioni dei diritti umani, la destabilizzazione dell’Ucraina e la minaccia alla sicurezza europea da parte della Russia. Le nostre sanzioni sono anche un atto di solidarietà con il popolo ucraino, che soffre le conseguenze della guerra e che merita il nostro sostegno», ha aggiunto la Metsola in una dichiarazione il 21 febbraio 2024.

«Dobbiamo proteggere la nostra democrazia e i nostri valori», ha dichiarato la von der Leyen, sottolineando l’entusiasmo di altri paesi nel sostenere le azioni dell’Unione Europea. Ha inoltre esortato a difendersi dall’euroscetticismo e da coloro che favoriscono gli interessi di Putin, sia all’interno che all’esterno dell’UE. «L’UE è unita e determinata a difendere i suoi principi e i suoi interessi. Non ci lasceremo intimidire da nessuno, né da dentro né da fuori. L’UE è un progetto di pace, di cooperazione e di integrazione, e continueremo a lavorare per rafforzare la nostra unione e la nostra influenza nel mondo», ha concluso la von der Leyen ancora più delirante della Metsola.

Nuovi Sviluppi nel Conflitto Ucraina-Russia

Nel mezzo del persistere del conflitto tra Ucraina e Russia, emergono nuovi sviluppi caratterizzati da dichiarazioni incendiarie e contestazioni reciproche. La Russia, da mesi, sta conduttando una controffensiva nel Donbass, regione orientale dell’Ucraina teatro di scontri tra le forze governative e i separatisti filo-russi fin dal 2014. Attraverso una serie di attacchi coordinati e il massiccio impiego di armamenti pesanti, le truppe russe hanno gradualmente guadagnato terreno, infliggendo pesanti perdite al nemico. Tra i successi più significativi si annovera l’occupazione totale della cittadina di Avdiivka, situata a breve distanza da Donetsk, capitale della regione e principale baluardo dei ribelli. Avdiivka rivestiva un’importanza strategica per l’Ucraina in quanto ospitava batterie di artiglieria che per anni hanno preso di mira Donetsk, causando gravi danni e vittime tra la popolazione civile.

La caduta di Avdiivka ha rappresentato una vittoria di rilievo per la Russia sia dal punto di vista militare che psicologico. Militarmente, Avdiivka era una delle posizioni più saldamente difese dall’Ucraina, caratterizzata da sistemi di protezione avanzati, costruzioni blindate e fortificazioni tra le più imponenti d’Europa. Dal punto di vista psicologico, l’occupazione di Avdiivka ha infuso speranza nella popolazione del Donbass, che ora si trova potenzialmente meno esposta ai bombardamenti ucraini. Tuttavia, nonostante questa vittoria, i bombardamenti non sono destinati a cessare del tutto poiché l’Ucraina conserva ancora missili a lungo raggio forniti dagli Stati Uniti e da altre nazioni europee. Sebbene meno numerosi, tali attacchi saranno più complessi da lanciare e meno efficaci dei cannoni.

Nel frattempo, l’Ucraina ha respinto categoricamente le affermazioni russe riguardo alla presa di Krynki, una testa di ponte strategica nel Kherson, sul lato del fiume Dnipro controllato dall’esercito russo. Il comando dell’esercito ucraino sul fronte meridionale ha smentito con fermezza la perdita di Krynki, dichiarando sui social media: “Informiamo ufficialmente che queste informazioni non sono vere”, aggiungendo ulteriore incertezza al già teso conflitto. Secondo il comando ucraino, le forze russe hanno tentato di attaccare Krynki il 19 febbraio 2024, ma sono state respinte con perdite dalle forze ucraine, che hanno mantenuto il controllo della città. Il comando ucraino ha anche pubblicato fotografie che testimoniano la presenza delle truppe ucraine a Krynki, confutando così le affermazioni russe.

Dall’altra parte, la Russia persiste nella sua versione dei fatti, affermando di aver conquistato Krynki il 20 febbraio 2024 dopo due giorni di combattimenti. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che le forze russe hanno penetrato le difese ucraine e hanno preso il controllo del cruciale ponte sul fiume Dnipro, interrompendo le linee di rifornimento e comunicazione delle truppe ucraine nella regione.

Questa situazione si configura come estremamente critica per la NATO, ma approfondirò questo aspetto nella seconda parte.

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