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La dissonanza energetica di Emmanuel Macron

Il presidente francese Emmanuel Macron, in un atto di delirio di onnipotenza che contribuirà ulteriormente alla distruzione economica e sociale del paese, ha annunciato domenica 24 settembre, in un’intervista a TF1 e France 2, che la Francia uscirà definitivamente dal carbone come fonte di energia elettrica entro il 2027. Si tratta di una decisione storica, ma anche irresponsabile, che farebbe della Francia il primo paese europeo a rinunciare a questo combustibile fossile, ritenuto responsabile di una parte importante delle emissioni di gas serra, ma che garantisce un approvvigionamento stabile di energia non solo per la Francia ma per tutti i paesi del mondo, alcuni dei quali stanno ritornando alle fonti fossili per garantire la continuità di produzione nel proprio paese.

Per raggiungere questo obiettivo, Macron ha pianificato la trasformazione delle due centrali a carbone francesi rimanenti, situate a Saint-Avold e Cordemais, in impianti che utilizzano la biomassa come fonte energetica. La biomassa rappresenta una forma di energia rinnovabile ottenuta attraverso il riciclaggio di rifiuti agricoli e forestali.

È molto probabile che l’ultimo investimento di Bill Gates sia parte di una strategia per sfruttare la biomassa, che sembra essere diventata la nuova “gallina dalle uova d’oro”.

Attualmente, Kodama Systems, una startup, sta conducendo test e miglioramenti sulla sua macchina per la raccolta del legname, grazie a finanziamenti di 6,6 milioni di dollari provenienti da Breakthrough Energy di Bill Gates e altri investitori senza scrupoli. I sistemi Kodama sono una farsa ecologica che consiste nel piantare alberi per assorbire l’anidride carbonica dall’atmosfera e poi seppellirli per vendere i crediti d’emissione a chi può permettersi di comprare la propria coscienza ecologica, come imprese, proprietari di jet privati o altri grandi inquinatori. Questa idea folle si basa su alcuni scienziati del nuovo ecoregime, che sostengono che seppellire gli alberi sarebbe un modo efficace per ridurre il riscaldamento globale, ignorando il fatto che si tratta di alberi che altrimenti potrebbero essere usati per produrre ossigeno, legno, carta e altri beni utili.

In seguito agli incendi che hanno devastato vaste aree degli Stati Uniti, causati in gran parte dalla cattiva gestione delle foreste, l’US Forest Service ha annunciato piani per abbattere 70 milioni di acri di foreste occidentali, principalmente in California, nei prossimi dieci anni, estraendo oltre un miliardo di tonnellate di biomassa secca. Kodama, che ha ricevuto finanziamenti dal venture capital e sovvenzioni per 1,1 milioni di dollari proprio dall’agenzia californiana responsabile della gestione degli incendi boschivi e da altre istituzioni compiacenti, si propone di abbattere e seppellire gli alberi, generando crediti di carbonio che possono essere venduti sul mercato a chi offre di più. Alcuni acquirenti si sono già impegnati a comprare i crediti relativi alle prime 400 tonnellate di alberi seppelliti, che dovrebbero valere 200 dollari a tonnellata. La startup mira ad abbattere e seppellire oltre cinquemila tonnellate di alberi ogni anno, contribuendo così alla distruzione delle foreste e alla speculazione sul clima.

Ritornando a Macron, la sua decisione si inserisce nel contesto del programma climatico “Fit for 55 in 2030”, lanciato dall’Unione Europea nell’aprile 2023, che prevede una riduzione del 55% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto al 1990. Un obiettivo ambizioso, ma anche controverso, che l’UE ha cercato di imporre con diverse leggi, tra cui una tassa sul carbonio per i prodotti importati e una progressiva abolizione delle quote di emissione gratuite per le imprese. Macron ha sostenuto che la Francia ha già fatto la metà del cammino verso la neutralità climatica, vantandosi di aver ridotto le sue emissioni di CO2 due volte più velocemente negli ultimi cinque anni. Ha anche annunciato altre iniziative per favorire la transizione ecologica, come un piano per triplicare la produzione di pompe di calore in Francia e un sistema di leasing per incentivare l’acquisto di auto elettriche. Il presidente francese, incurante delle difficoltà economiche in crescenti in cui versa la popolazione a causa dell’inflazione, ha ribadito il suo impegno per la protezione dell’ambiente e per il rafforzamento dell’autonomia energetica dell’Europa. Ha anche invitato i cittadini a partecipare attivamente a questo processo, affermando che l’ecologia è una questione di “libertà” e di “sovranità”.

Ma quanto sono credibili le sue parole? E quanto sono condivise le sue scelte?

Secondo una dichiarazione rilasciata mercoledì, Thomas Veyrenc, direttore esecutivo responsabile della strategia presso RTE, l’operatore di rete del paese, ha dichiarato in un’intervista a Bloomberg che la Francia potrebbe essere costretta a mantenere in funzione le sue ultime due centrali a carbone per evitare il rischio di black-out, non tra ostante abbia promesso di eliminarle entro il 2027.

Secondo Veyrenc, il paese avrà bisogno di soluzioni per far fronte agli squilibri tra domanda e offerta di energia nel 2030, data la crescente penetrazione delle fonti rinnovabili e gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Europa. Tra queste soluzioni, ha citato lo stoccaggio delle batterie, gli strumenti per spostare la domanda lontano dalle ore di punta e la cooperazione con i paesi vicini. Tuttavia, queste soluzioni potrebbero non essere sufficienti a garantire l’affidabilità della rete elettrica francese, che dipende in gran parte dall’energia nucleare. Infatti, il nucleare copre circa il 70% del fabbisogno elettrico della Francia, ma presenta dei limiti operativi e di sicurezza. In particolare, le centrali nucleari francesi sono vulnerabili alle ondate di calore estive, che riducono la disponibilità di acqua per il raffreddamento dei reattori. In questo contesto, le centrali a carbone potrebbero rappresentare una fonte di energia flessibile e rapida da attivare in caso di emergenza.

«Le ultime due centrali a carbone francesi», ha continuato, «situate a Saint-Avold e Cordemais, hanno una capacità totale di circa 1.200 megawatt. Queste centrali dovrebbero essere convertite in impianti a biomassa entro il 2027, come annunciato dal presidente Emmanuel Macron. Tuttavia, questa conversione potrebbe subire ritardi o cancellazioni se RTE dovesse ritenere necessario mantenere una riserva di carbone per la sicurezza del sistema elettrico. Questo scenario potrebbe compromettere gli obiettivi climatici della Francia e dell’Europa, che mirano a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050».

Veyrenc ha sollevato alcune criticità senza tuttavia menzionare la scarsità di uranio causata dalla guerra in Russia e dalla crisi politica in Niger, il principale fornitore di uranio della Francia, indispensabile per le centrali nucleari. A causa di questa crisi, l’ambasciatore francese è stato espulso dal paese. Pertanto, ritengo molto improbabile che il paese possa accedere al mercato africano per l’approvvigionamento di uranio.

Dunque c’è da chiedersi se queste affermazioni fatte dal presidente francese siano per fini di consolidamento della sua fedeltà a chi gli ha consegnato la posizione che occupa o voglia effettivamente distruggere il tessuto economico e sociale del suo paese. Forse Macron pensa di poter ingannare i francesi e gli europei con le sue promesse verdi, mentre in realtà si prepara a lasciare un’eredità di dipendenza energetica, povertà e degrado ambientale.

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