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La deindustrializzazione continua a colpire la Germania con un aumento delle insolvenze

Dopo i periodi di restrizioni causate dai lockdown e dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la Russia e altri paesi, la situazione economica in Germania ha subito un graduale deterioramento. Questo declino è stato accompagnato da un notevole aumento dei casi di insolvenza nel paese. L’aumento dei costi dell’energia e del costo della vita, insieme all’attività regolamentare del governo di coalizione composto dal Partito Socialdemocratico di Germania (SPD), Alleanza 90/I Verdi (Grüne) e il Partito Liberale Democratico (FDP), sta mettendo a dura prova l’aspetto economico della vita quotidiana.

Secondo le statistiche di Destatis, cioè dell’Ufficio Federale di Statistica della Germania responsabile di raccogliere, analizzare e presentare dati economici, sociali e ambientali in tutto il paese, a luglio si è verificato un nuovo record di casi di insolvenza. Ha infatti riportato che nel mese di luglio 2023, il numero di procedure di insolvenza regolarmente dichiarate in Germania è aumentato del 23,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Già nel mese di giugno 2023, si era verificato un incremento del 13,9% rispetto a giugno 2022.

La tendenza al rialzo nel numero di fallimenti aziendali è proseguita costantemente a partire da agosto2022, e anche ad agosto 2023 questa tendenza non ha mostrato segni di arresto. Le dichiarazioni di insolvenza sono aumentate ulteriormente del 13,8% rispetto ad agosto 2022.

Complessivamente, più di 50.600 società tedesche hanno dichiarato bancarotta nella prima metà del 2023, e purtroppo la situazione non sembra migliorare. I tribunali locali hanno valutato i crediti da parte dei creditori legati alle insolvenze aziendali registrate nel medesimo periodo a circa 43,1 miliardi di euro, rispetto ai 29,9 miliardi di euro dell’anno precedente.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, citando la rivista “Automobilwoche”, Volkswagen sta prendendo in considerazione anche la chiusura della produzione di automobili presso il suo stabilimento di Dresda. Tuttavia, un altro impianto che ha prodotto 2.500 veicoli elettrici ID.3 nel terzo trimestre del 2022 manterrà la sua attività, ma circa 300 dei suoi dipendenti verranno ricollocati in altre posizioni.

Avevamo già parlato della notizia che la scorsa settimana, Volkswagen ha annunciato l’intenzione di ridurre il personale temporaneo presso il suo stabilimento di Zwickau, che rappresenta il principale centro di produzione dei veicoli elettrici dell’azienda in Germania. Questa decisione è stata presa a causa della graduale decisione dei sussidi per i veicoli elettrici e del calo della domanda di vetture elettriche Volkswagen. Al momento, il destino di altri 2.000 lavoratori temporanei nello stabilimento rimane incerto.

Nonostante la situazione disastrosa in cui versa, il governo di sinistra in Germania ha perseverato nell’approvare la controversa legge sull’energia degli edifici (GEG), comunemente conosciuta come la legge sul riscaldamento verde, dopo sei mesi di accessi dibattiti. Questo, nonostante la recente resistenza della popolazione tedesca nel sostenere l’installazione costosa di sistemi di riscaldamento e le sfide economiche come l’inflazione e il rallentamento dell’economia.

Le stime più conservatrici indicano che questa legge avrà un impatto economico di oltre 1 trilione di euro sull’economia tedesca nei prossimi 20 anni, una cifra che potrebbe aggravare ulteriormente i problemi economici esistenti.

Nel frattempo, la Commissione dell’Unione Europea ha abbassato le previsioni di crescita per l’economia tedesca nel 2023, con potenziali ripercussioni negative sull’Italia, evidenziando la fragilità della situazione economica europea. Il Commissario UE agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, ha rilevato una crescente crisi industriale e ha messo in guardia contro l’effetto negativo dell’aumento dei tassi di interesse restrittivi della BCE sull’intera regione, con costi di finanziamento in crescita e un settore bancario privato in rallentamento. La situazione appare critica e richiede una seria riflessione sulle decisioni politiche prese fino a questo punto.

La Germania attualmente si trova in uno stato di recessione economica, e questa situazione sta avendo ripercussioni negative anche su altri paesi europei, tra cui l’Italia. La Commissione Europea ha recentemente rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’economia italiana per il 2023, riducendole dal precedente +1,2% al +0,9%.

L’Italia è tra le nazioni maggiormente colpite dalla recessione globale, un fenomeno che ha scatenato un notevole rallentamento economico anche in Germania. L’intreccio intricato delle catene di approvvigionamento e dei servizi tra i due paesi è particolarmente evidente nelle regioni italiane di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, che sono profondamente influenzate dalle condizioni economiche tedesche, con la Germania come principale partner commerciale.

Le economie dei due paesi si integrano in modo complementare, con l’Italia che esporta prevalentemente prodotti intermedi e macchinari, mentre la Germania è specializzata nella vendita di beni finiti, quali automobili, elettrodomestici e prodotti chimici. La situazione economica attuale mette in luce quanto sia intricata e interdipendente la rete economica europea, con impatti rilevanti per entrambi gli Stati.

Nel 2022, il valore degli scambi bilaterali tra le due nazioni ha raggiunto un nuovo record di 168,5 miliardi di euro, registrando una crescita del 18% rispetto all’anno precedente, con l’industria al centro di queste dinamiche. La Germania rappresenta il principale partner commerciale dell’Italia sia in termini di esposizione che di inclusione, mettendo chiaramente in luce come un rallentamento economico in Germania possa avere dirette ripercussioni sull’economia italiana.

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha evidenziato il forte legame tra l’Italia e la Germania, sostenendo che “il nostro sistema produttivo dipende in gran parte da quello tedesco, e quindi, se la Germania va in crisi, l’Italia ne subisce le conseguenze”.

ll Commissario Europeo Gentiloni, invece, ha cercato di rassicurare, affermando che la Commissione Europea non vede una minaccia “eccessiva” per l’Italia dal contagio della crisi tedesca. Questa parola, però, avrebbe dovuto suscitare dubbi tra gli imprenditori, che forse non si rendono conto della politica di deindustrializzazione promossa dai tecnocrati europei e globali, a danno delle piccole e medie imprese. Gentiloni ha anche aggiunto che il rallentamento economico europeo non riguarda solo l’Italia, ma diverse nazioni, come se questo fosse un motivo di conforto in un contesto economico sempre più critico.

Oltre alla Germania, ora anche l’Olanda è caduta in una recessione profonda, mentre la Francia ha sperimentato un impressionante aumento del 41,5% dei fallimenti aziendali tra il 2022 e il 2023, senza nemmeno aver completato il suo coinvolgimento coloniale in Africa. L’intera economia del Nord Europa sta affrontando crescenti problemi economici, gran parte dei quali sono riconducibili a decisioni politiche estere discutibili. Le tensioni con la Russia e le sanzioni adottate hanno portato ad un drammatico aumento dei costi energetici e dei prezzi delle merci in Europa, aggravando ulteriormente la sofferenza economica della popolazione.

La situazione per le esportazioni italiane verso il Nord Europa attraverso i valichi confinanti è estremamente complessa e problematica. A causa di una frana che ha bloccato il traforo del Frejus, il principale collegamento stradale tra Italia e Francia, e dei lavori di manutenzione previsti per il traforo del Monte Bianco, il secondo collegamento più importante, il traffico di merci tra i due paesi è fortemente ostacolato e rallentato. Questo sta avendo gravi conseguenze per l’economia italiana, che dipende in larga parte dalle esportazioni verso gli altri paesi europei, soprattutto nella regione della Val d’Aosta, con la sua produzione di prodotti tipici come il formaggio e il vino. Il governo italiano ha ottenuto un accordo con quello francese per rinviare la chiusura del Monte Bianco, ma la durata del contratto rimane incerta.

Come ho già sottolineato altrove, gli imprenditori devono affrontare la situazione attuale con determinazione, non aspettando che tutto torni come prima e smettendola di fare pressione sul governo affinché si approvi il MES sperando che la Germania si salvi per continuare a produrre semilavorati per le loro aziende. Non avverrà. Sia la Germania che la Francia dovranno rivoluzionare il loro sistema produttivo (e anche noi) e se lo consentiremo, lo faranno a spese del nostro paese. Se gli imprenditori e i politici non cambieranno il modo di fare impresa e le loro strategie produttive per focalizzarsi sul mercato interno e quelli globali del sud del mondo, si esporranno a una crisi imminente di proporzioni drammatiche e trascineranno l’intero paese in un mare di povertà.

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