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I Crediti di Carbonio: Da Soluzione Climatica a Strumento di Controllo Globale

I crediti di carbonio, lanciati dal Protocollo di Kyoto nel 1997 come soluzione innovativa per affrontare la crisi climatica, si stanno rivelando un mezzo di pressione e di oppressione. Queste unità, equivalenti a una tonnellata di anidride carbonica (CO2) emessa, anziché stimolare una riduzione concreta delle emissioni di gas serra, si sono trasformati in una fonte di disuguaglianze economiche e un onere finanziario insostenibile per molte persone che non sono ancora consapevoli.

Non si accorgono che gran parte dell’incremento dei prezzi che devono pagare sono dovuti proprio a questa tassa nascosta e presente in tutte le transazioni. Questo naturalmente non interessa i cosiddetti esperti che addirittura durante la ventottesima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP28 e tenutasi a Dubai e conclusasi il 12 dicembre, hanno esplicitamente parlato di un ampliamento del mercato dei crediti di carbonio.

Naturalmente il quadro si aggraverà ulteriormente con l’inserimento dei crediti di carbonio nelle Central Bank Digital Currencies (CBDC). Questa convergenza suscita gravi preoccupazioni riguardo alla privacy e all’autonomia individuale, anticipando un futuro in cui le spese dei cittadini saranno costantemente monitorate e indirizzate verso obiettivi climatici imposti dall’alto, con conseguente limitazione significativa della libertà di scelta e di azione.

Già nell’ultimo incontro del World Economic Forum a gennaio 2023, leader finanziari come Andrew Bailey, Christine Lagarde, Klaus Schwab e Kristalina Georgieva hanno proposto l’inserimento dei crediti di carbonio nelle Central Bank Digital Currencies (CBDC) per incentivare comportamenti ecologici e penalizzare quelli inquinanti.

Kristalina Georgieva, la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha ribadito il suo punto di vista durante la giornata dedicata alla finanza e al commercio della Cop28, tenutasi il lunedì 4 dicembre a Dubai. In questa occasione, ha espresso con chiarezza che, per affrontare la crisi climatica, è essenziale adottare misure decisive. Come soluzione ha proposto: «Affrontare la crisi climatica richiede enormi investimenti economici, ma basterebbe una ‘carbon tax’ per avere a disposizione tutte le risorse necessarie».

Tuttavia, Georgieva ha riconosciuto che il dibattito sulla carbon tax è un argomento delicato e spesso soggetto a controversie. Ha affermato: «Il dibattito sulla carbon tax è sempre molto spinoso. Il tema diviene oggetto di facili attacchi, soprattutto da compagini politiche negazioniste o, in generale, poco attente al clima. Lo spettro dell’impopolarità è sempre in agguato e induce ad abbandonare il proposito ben prima di avviarsi a realizzarlo. È già successo negli Stati Uniti e in Australia, e proprio l’aumento dei prezzi del carburante è stato la causa scatenante delle violente proteste dei gilets jaunes in Francia nel 2018».

Malgrado le preoccupazioni sollevate, Kristalina Georgieva ha evidenziato con forza l’esistenza di un’alternativa reale alla situazione presente, dichiarando: «Una soluzione c’è: si può far pagare a chi inquina il proprio impatto di CO2 e, nello stesso tempo, inquinare meno». La direttrice del Fondo Monetario Internazionale ha poi continuato sull’importanza di eliminare i sussidi alle fonti fossili come parte fondamentale di questa strategia. «Questo passo», ha detto, «sarebbe cruciale per favorire una transizione verso fonti di energia più pulite e sostenibili».

Nell’intervista rilasciata al Guardian, Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha dichiarato: «Siamo stati lenti su un aspetto politico molto importante, ovvero l’incentivo per gli investitori, tollerando ancora alti livelli di sussidi per i combustibili fossili. E il mondo ha peggiorato la situazione essendo ancora piuttosto lento nell’introdurre il prezzo della CO2 e nel fornirne una traiettoria di aumento». Georgieva ha sottolineato che l’applicazione di una tassazione sulle emissioni di carbonio potrebbe accelerare la decarbonizzazione in tutti i settori.

Secondo Georgieva, dirottare gli investimenti dalle fonti fossili verso soluzioni più ecologiche rappresenterebbe un passo cruciale per affrontare la minaccia climatica, sostenendo al contempo lo sviluppo di energie rinnovabili e tecnologie a basse emissioni. Tuttavia, le cifre necessarie per questo sforzo sono considerevoli. Le risorse richieste per mitigare e adattarsi agli eventi climatici estremi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ammontano a oltre 2 trilioni di dollari all’anno fino al 2030, escludendo la Cina.

Georgieva ha aggiunto: «Dai dati a disposizione del FMI, i sussidi globali diretti e indiretti ai combustibili fossili raggiungono la cifra di 7 trilioni di dollari all’anno. In questa stima, non sono neppure inclusi i costi sanitari associati alla crisi climatica che, nei prossimi anni, si prevede che aumenteranno in modo significativo. Di conseguenza, se smettessimo definitivamente di finanziare le energie fossili, potremmo invece investire in fonti energetiche più pulite. Allo stesso tempo, l’implementazione di una carbon tax penalizzerebbe gli investimenti ad alta impronta di CO2, spingendoli naturalmente verso una diminuzione. Questa azione rappresenterebbe anche un passo verso una maggiore equità, poiché ciascun soggetto pagherebbe in base al suo contributo alla crisi climatica».

Sulla questione dell’impopolarità di una tassa sulle emissioni di CO2, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale ha suggerito diverse strategie per affrontare questa sfida. Ha citato studi che dimostrano che, se accompagnata da sussidi mirati a chi è danneggiato dall’imposizione fiscale, una carbon tax può persino generare un sostegno elettorale. Tuttavia, in quei casi in cui l’accettazione politica rappresenta un ostacolo, esistono soluzioni alternative. Georgieva ha spiegato: «In alcuni Paesi, non è politicamente fattibile… Possiamo anche utilizzare la conformità normativa, in cui gli standard portano a prezzi impliciti sulla CO2». In altre parole, anziché imporre una tassa diretta, si possono introdurre regolamenti e standard che indirettamente influenzano i prezzi delle emissioni di carbonio.

Inoltre, Georgieva ha rivelato che il Fondo Monetario Internazionale, insieme alla Banca Mondiale, all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), sta attualmente studiando come le politiche e i regolamenti dei diversi paesi possano incorporare prezzi impliciti del carbonio. L’obiettivo di questa iniziativa è creare un sistema di equivalenza che consenta di stabilire un prezzo equo delle emissioni di carbonio, accettabile per tutti. In questo modo, si cerca una soluzione che possa essere condivisa e accettata a livello globale per affrontare la sfida del cambiamento climatico.

In altre parole, anche se le popolazioni si ribellano, si cercherà una soluzione per diffondere l’idea e per far sì che le stesse persone approvino le politiche e paghino le proprie costrizioni e schiavitù.

Questo sistema tecnocratico non può essere accettato. È necessario contrastarlo con una mobilitazione collettiva e informata. È fondamentale che le persone facciano capire ai propri amici e vicini come questo sistema sia responsabile dell’incremento dei prezzi e della crescita della povertà. Questo sistema mette in pericolo non solo il nostro benessere economico, ma anche la nostra libertà e il futuro delle generazioni future.

Un cambiamento radicale richiede di smettere di appoggiare le aziende che si adeguano o non si oppongono a questo sistema tirannico e repressivo, che sta diventando gradualmente una gabbia digitale per la nostra libertà. Per capire le serie implicazioni di questa realtà distopica, si consiglia di vedere il film “In Time”, un film che illustra il funzionamento di questo sistema, o di leggere il libro “Welcome 1984”, scritto da me e Franco Fracassi. Questa prospettiva, che una volta apparteneva al genere della fantascienza, sta diventando velocemente realtà, e ci mostra l’urgenza di un pensiero critico e di azioni efficaci per contrastare un sistema che vuole ridurre la vita umana a una mera operazione di crediti e debiti di carbonio.

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