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Food Alert: Il Declino del Vecchio Continente nel 2024

Benvenuti a Food Alert: un evento di portata cruciale che recentemente ha tenuto il palcoscenico a Bruxelles, catturando l’attenzione di tutti coloro che si occupano di sicurezza alimentare e sostenibilità del sistema alimentare.

La tensione e l’aspettativa fluttuavano nell’aria mentre funzionari dell’Unione Europea, esperti del settore alimentare, rappresentanti dell’industria e giornalisti si riunivano per discutere la possibilità di una crisi alimentare imminente.

Era il 2024 e nella sala illuminata a giorno, gli sguardi erano concentrati sul palco, dove una voce anonima si diffuse attraverso uno schermo. «Preoccupazione per la scarsità di cibo in Europa? È solo questione di tempo, ma sembra che nessuno voglia ascoltare», annunciò, gettando il pubblico in un silenzio carico di tensione, ognuno attento alle parole che venivano dette.

Gli eventi drammatici che tanto preoccupavano non si erano ancora materializzati, ma un mese prima, nel cuore di Bruxelles, circa sessanta funzionari dell’Unione Europea e del governo, esperti di sicurezza alimentare, rappresentanti dell’industria e alcuni giornalisti si erano riuniti per affrontare la possibilità di una crisi alimentare imminente, una questione che fino a pochi anni prima era stata quasi ignorata.

Il gruppo si era riunito in un edificio restaurato in stile art déco, precedentemente appartenente alla Shell, per simulare potenziali scenari di crisi e contribuire alla formulazione di politiche di prevenzione e gestione delle emergenze. Nel frattempo, non lontano da lì, gli agricoltori intensificavano le loro proteste contro l’UE, bloccando i rifornimenti ai supermercati per attirare l’attenzione dei partecipanti alla conferenza.

Sebbene il lussuoso spazio di co-working non offrisse la sicurezza di un bunker o di un rifugio sotterraneo in una zona di guerra, le immagini video di siccità, inondazioni e disordini civili, accompagnate da una colonna sonora minacciosa, avevano creato un senso di urgenza palpabile.

«Preparatevi al caos», avvertì Piotr Magnuszewski, un modellatore di sistemi e game designer che collaborava con le Nazioni Unite. «Potreste sentirvi confusi a tratti e non avere abbastanza informazioni. Affronteremo situazioni senza precedenti».

La minaccia di una crisi alimentare incombeva come un’ombra su una delle regioni meglio nutrite del mondo, evidenziando il crescente livello di allarme dei governi riguardo alla sicurezza delle forniture alimentari per le popolazioni. Nel giro di quattro anni, vari eventi scioccanti avevano destabilizzato il modo in cui il cibo veniva coltivato, distribuito e consumato.

La diffusione del coronavirus, l’invasione russa dell’Ucraina e le interruzioni delle principali rotte di trasporto avevano generato instabilità nelle catene di approvvigionamento, causando aumenti dei prezzi. Le condizioni climatiche estreme e imprevedibili avevano ulteriormente influenzato l’agricoltura, portando i funzionari a interrogarsi non più sulla possibilità di una crisi alimentare, ma su quanti eventi critici potessero essere gestiti simultaneamente.

E così, nel 2025, si verificarono ulteriori fallimenti del raccolto. Questi impattarono sui prezzi dei mangimi, riducendo la produzione di bestiame e pesce. Alcune navi che trasportavano i raccolti si diressero verso altre destinazioni al di fuori dell’Europa per soddisfare le crescenti domande di altri paesi.

Le restrizioni sull’esportazione di olio di palma dall’Asia limitavano l’approvvigionamento di prodotti di uso quotidiano, dalla margarina al pane. Accuse di avidità aziendale, disinformazione e teorie cospirative si diffondevano.

«La tempestività di questo argomento è incredibilmente rilevante», affermò Katja Svensson, consulente senior per i sistemi alimentari del Consiglio dei ministri nordico, partecipante alla simulazione. Ora auspica che la sua regione sia preparata per affrontare la situazione. «In un contesto cinematografico, ci si coinvolge profondamente. Diventiamo realmente parte della narrazione e l’impatto è molto più forte», aggiunse.

Gli stress test erano diventati una pratica comune nel settore bancario dopo la crisi finanziaria, mentre negli Stati Uniti funzionari governativi e politici occasionalmente conducevano esercitazioni simulate, incluso un simulacro di pandemia pochi mesi prima dell’arrivo del coronavirus.

In Europa, le esercitazioni governative erano rare, specialmente quelle focalizzate sulle questioni alimentari, secondo Piotr Magnuszewski, direttore scientifico del Centre for Systems Solutions di Breslavia, in Polonia.

Sembrava che l’Europa godesse di una posizione invidiabile: era uno dei principali fornitori mondiali di prodotti alimentari, vantando tra i più bassi livelli di insicurezza alimentare. Tuttavia, c’erano vulnerabilità evidenti. Eventi meteorologici e climatici colpivano regolarmente gli agricoltori, costando all’Europa più di 50 miliardi di euro di perdite economiche nel 2022. Il costo dei fertilizzanti e dell’energia necessaria per le serre era salito a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina.

La situazione peggiorò nel 2025. I supermercati vennero saccheggiati dai ladri, mentre la polizia lottava per contenere le rivolte urbane. In Germania, la carenza di pesce e carne nei negozi alimentari era evidente, e gli allevatori di bestiame dichiaravano bancarotta.

Nel frattempo, l’opinione pubblica si concentrava sui profitti dei commercianti di materie prime, mentre le piccole aziende agricole crollavano e gli attacchi agli immigrati aumentavano. Nel video, qualcuno si chiedeva se l’UE stesse affondando, mentre altri biasimavano le “élite liberali”.

Si passò quindi alle soluzioni. I partecipanti si divisero in gruppi e assunsero nuovi ruoli, elaborando politiche che andavano dalla gestione della crisi alla creazione di riserve, fino alla fornitura di cibo per i più vulnerabili. Si discusse anche di ridurre la dipendenza dell’Europa dalle importazioni di colture come la soia, necessaria per l’alimentazione dell’industria della carne e del latte, proponendo di tagliare i sussidi all’allevamento. La giornata estenuante si concluse con vino e crudité.

Il secondo giorno iniziò con una sessione di mindfulness, seguita dall’analisi delle proposte politiche e delle conclusioni. Si concordò sull’importanza di spostarsi verso diete più salutari e di gestire al meglio le riserve alimentari. I partecipanti individuarono anche altri temi per le esercitazioni future, dalla sicurezza alimentare al bioterrorismo, dalla lotta alla disinformazione alla preparazione per le malattie trasmesse dagli animali.

«Un problema enorme che rischia di diventare ancora più grande», sottolineò Svensson.

Tuttavia, pochi governi europei erano preparati ad affrontare future crisi alimentari, secondo Chris Hegadorn, diplomatico statunitense in pensione coinvolto nell’organizzazione del workshop. «Negli ultimi tre anni abbiamo affrontato crisi su crisi», affermò Hegadorn, professore aggiunto di politica alimentare globale presso Sciences Po a Parigi. «C’è ancora molto lavoro da fare a tutti i livelli. Le crisi arriveranno solo più velocemente e più duramente».

Nel silenzio che avvolgeva la sala, mentre i partecipanti di Food Alert si preparavano a lasciare Bruxelles, una frase tratta da “The Road” risuonava nel loro cuore: “Nel buio che avanza, si avvertono soltanto le voci di coloro che camminano insieme”. Con un senso di unità e determinazione, si incamminarono verso il futuro incerto, consapevoli che solo insieme avrebbero potuto affrontare le sfide che li attendevano, pronti a lottare per affamare i cittadini europei.

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