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Dignità e bla bla bla

Ha ancora senso parlare di dignità?

La parola dignità deriva dal latino: dignitas, derivato di dignus – degno-meritevole, che, a sua volta deriva dal greco axios-degno e assioma.

La dignità è un valore intrinseco, è la nobiltà di ogni essere su questo pianeta, che esso sia un essere umano che una pianta, un animale o un minerale. Questa essenza dell’essere degni e meritevoli perché esista deve essere difesa ogni giorno.

Nell’intervista fatta all’avvocato Cusanno, abbiamo menzionato più volte la parola dignità che, associata a persone con handicap, sia esso fisico che mentale, sembra a volte, un ossimoro.

Indipendenza economica

Attualmente le persone con handicap al 70% percepiscono meno di 300 euro mensili. Questa cifra è irrispettosa per un essere umano che ha il diritto di vivere e non di sopravvivere. Come può una persona fare la spesa, pagare le bollette, un affitto o un mutuo con trecento euro mensili? Per non parlare delle visite mediche e le analisi ed indagini diagnostiche che, purtroppo, considerate  le liste di attesa, sono a pagamento.

È impossibile vivere con dignità se non si ha una famiglia alle spalle.

L’avvocato Cusanno, per modificare questa situazione, il 1° novembre 2020 ha lanciato una petizione affinché venga garantito un reddito annuo di quindicimila euro. Questa cifra è ragionevole, di certo non arricchisce ma garantisce una vita dignitosa.

La petizione è stata letta in Senato ed inviata alla XI Commissione il 17 dicembre 2020 e da allora non è stata ancora esaminata e discussa.

Questo silenzio è vergognoso ed anticostituzionale, atteso che l’articolo 50 della nostra Costituzione asserisce:

“Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”.

Non portare avanti l’esame e la discussione della petizione comporta la violazione dei diritti di tutti gli italiani. Probabilmente tenere ferma la discussione di petizioni e proposte è una strategia per scoraggiare la presentazione delle stesse.

La Commissione è tenuta a “lavorare” una pratica che riguarda la vita di almeno tre milioni di italiani e tutto ciò che si chiede è una cifra ragionevole che non arricchisce ma garantisce una vita dignitosa e fa “girare l’economia”, permettendo una maggiore capacità di spesa individuale che influenza positivamente l’indotto.

Sempre la nostra Costituzione, articolo 38:

Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.

Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti presupposti o integrati dallo Stato.

L’iniziativa privata è libera”.

La Costituzione italiana non è perfetta e, in molti articoli, presenta dei vulnus che indeboliscono, de facto, proprio i diritti che dovrebbe garantire, ma non è il caso della tutela materiale ed economica dei disabili.

Eccesso di Stato?

Il Decreto legislativo n. 62 del 2024 come si legge nella introduzione del sito del governo:

“Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste sono le nove province, concordate con il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, nelle quali si avvierà a partire dal 2025 la sperimentazione del nuovo sistema previsto dal decreto legislativo n. 62 del 2024 che semplifica il sistema di accertamento dell’invalidità civile e introduce il “Progetto di vita”. Ad annunciarlo il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli.
“È una grande sfida, il primo passo per un approccio innovativo nella presa in carico della persona con disabilità – sottolinea il Ministro -. A breve inizierà anche la fase di formazione per tutti gli enti coinvolti e, nel corso della sperimentazione, monitoreremo in modo costante tutto il percorso. Nel 2025 avvieremo anche una formazione più estesa e capillare che si rivolgerà ad Enti pubblici ma anche agli Enti del Terzo Settore”.
‘L’anima di questa norma – aggiunge il Ministro – risiede nel superamento delle prestazioni, oggi estremamente frammentate tra sanità e sociale, e nella garanzia che ogni persona con disabilità possa essere protagonista della propria vita attraverso il Progetto di vita personalizzato e partecipato, a partire dai propri desideri e rispondendo ai suoi bisogni, proprio come previsto dalla Convenzione Onu’”.

Il “Progetto di vita”, così come presentato dal Governo, sembra interessante e rispettoso della persona disabile, posto che punta a renderla protagonista della propria vita.

Vi sono delle criticità, peraltro, insite nel decreto legislativo che rischiano di estromettere il disabile dal progetto della sua vita e renderlo, al contrario, oggetto di questo.

Con questa norma si rischia davvero un “eccesso di Stato”.

La figura dell’amministratore di sostegno non è stata sempre positiva, sia in caso di nomine esterne all’ambito familiare che all’interno di questo, ma la nuova norma rischia di appesantire ancora di più la vita del disabile.

L’amministratore di sostegno svolge atti amministrativi ordinari e straordinari per conto di persone con disabilità fisica o psichica. La sua funzione è solitamente gratuita. Il principio della gratuità è sancito dal combinato disposto degli articoli 379 comma 1 del Codice civile e articolo 411 comma 1 del Codice civile. Il giudice può disporre un indennizzo che non è propriamente un compenso ma una somma che riconosce l’impegno profuso per svolgere tale funzione. Le spese anticipate dall’amministratore di sostegno devono essere rendicontate annualmente e presentate al giudice.

L’amministratore di sostegno, nominato dal giudice, dovrebbe dunque tutelare gli interessi dell’assistito e presentare un rendiconto annuale, ma non è previsto alcun provvedimento nel caso che questo non venga redatto e presentato al giudice: questo ha permesso che alcuni amministratori di sostegno abusassero della propria posizione.

Ora, con questo decreto, vi sarà un intero sistema statale che andrà a gravare sull’invalido.

La persona disabile dovrà sottoporsi ad un “progetto di vita” che deve essere valutato in modo multidimensionale e multidisciplinare.

Di fatto, al contrario di quanto riportato dal Governo nella sua pagina web, al centro non vi è più la persona ma il sostegno che dà lo Stato.

Per sostegno si intende l’inserimento del disabile in un ambiente formato da assistenti sociali e varie istituzioni.

Vi è anche una modifica alla Legge n. 104: non si parla più di “gravità dell’invalidità” bensì di “intensità del sostegno”.

È sempre l’Europa che ce lo chiede

La Unione Europea ha dettato la linea, prontamente raccolta dal nostro governo: invece di dare i soldi agli invalidi, rendendoli indipendenti e permettendo loro di costruire una rete sociale normale, saranno le associazioni e istituzioni varie a percepire il denaro.

È proprio in questo modo che il disabile perde la centralità, diventando oggetto di un progetto.

Altra conseguenza negativa: dare i soldi alle associazioni e altre istituzioni, significa continuare a finanziare a fondo perduto delle entità che già assorbono molte risorse finanziarie senza che queste vengano reimmesse nel circuito economico.

Eppure, la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle persone con disabilità stabilisce nei seguenti articoli:

Articolo 1 – Scopo

Promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”. […]

Articolo 3 – Principi generali della Convenzione

“Il rispetto per la dignità intrinseca, l’autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l’indipendenza delle persone;

  • la non discriminazione;
  • la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società;
  • il rispetto per la differenza e l’accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell’umanità stessa;
  • la parità di opportunità;
  • l’accessibilità;
  • la parità tra uomini e donne;
  • il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità”.

Articolo 8 – Accrescimento della consapevolezza

[…] Sensibilizzare la società nel suo insieme, anche a livello familiare, sulla situazione delle persone con disabilità; accrescere il rispetto per i diritti e la dignità delle persone con disabilità; combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose concernenti le persone con disabilità, compresi quelli fondati sul sesso e l’età, in tutti gli ambiti; promuovere la consapevolezza delle capacità e i contributi delle persone con disabilità.

Articolo 19 – Vivere in modo indipendente ed essere inclusi nella collettività

[…] Le persone con disabilità abbiano la possibilità di scegliere, su base di uguaglianza con gli altri, il proprio luogo di residenza e dove e con chi vivere; le persone con disabilità abbiano accesso ad una varietà di servizi di sostegno domiciliari, residenziali e di altro tipo, compresa l’assistenza personale necessaria per consentire loro di vivere ed essere incluse nella società e impedire che siano isolate o segregate dalla collettività; i servizi e le strutture destinati alla popolazione generale siano messe a disposizione, su base di uguaglianza con gli altri, delle persone con disabilità e siano adattati ai loro bisogni”.

I diritti dei disabili non si esauriscono con visite gratuite al museo né con un progetto che non vede il disabile ma una serie di figure ed associazioni che soffocano la consapevolezza, l’inserimento sociale, l’autonomia e annullano la dignità della persona.

(Credits: Pixabay)


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2 risposte

  1. Grazie Manuela.
    Conosco bene l’argomento e preferirisco non commentare.

    Per non essere censurata.
    Dico solamente che dietro c’è qualcosa di diabolico….

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