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Comunistizzazione tecnocratica europea sul modello dell’ex Unione Sovietica

La temibile sesta direttiva dell’UE sull’antiriciclaggio arriva tempestivamente in un momento in cui si sta attuando il più grande cambiamento della storia, con leggi europee e nazionali che mirano a favorire l’espropriazione e la confisca, e si sta dibattendo sul mercato unico dei capitali e su come accaparrarsi i risparmi dei cittadini europei.

Non è solo una questione di catasto: ora gli immobili dovranno essere inclusi in un registro centralizzato a livello nazionale, accessibile alle autorità di contrasto, dove i proprietari dovranno essere segnalati. Inoltre, i nomi e i cognomi dei titolari di conti correnti, cassette di sicurezza e criptovalute saranno registrati in un registro centralizzato a livello dell’UE. Queste sono solo alcune delle nuove disposizioni della sesta direttiva antiriciclaggio, che sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE entro l’estate. Gli Stati membri dovranno quindi istituire punti di accesso unici per le informazioni sui registri immobiliari entro due anni dalla trasposizione della direttiva.

Secondo il preambolo della direttiva, gli immobili sono considerati “attraenti per i criminali per riciclare i proventi delle loro attività illecite, poiché consentono di nascondere la vera origine dei fondi e l’identità del proprietario effettivo”. È quindi essenziale l’identificazione corretta e tempestiva delle proprietà e delle persone fisiche, entità giuridiche e trust che le possiedono, sia per individuare schemi di riciclaggio di denaro sia per congelare e sequestrare i beni, nonché per attuare sanzioni finanziarie mirate attraverso misure di congelamento amministrativo.

Gli Stati membri devono pertanto assicurare alle Unità di Informazione Finanziaria (UIF) e ad altre autorità competenti un accesso immediato e diretto alle informazioni necessarie per condurre analisi e indagini su potenziali casi criminali legati agli immobili. Affinché l’accesso sia efficace, tali informazioni devono essere fornite gratuitamente tramite un punto di accesso unico, preferibilmente in formato digitale e, ove possibile, leggibile da macchina. Queste informazioni devono comprendere anche dati storici, come la cronologia della proprietà, i prezzi di acquisizione passati e i vincoli correlati, coprendo almeno un periodo di cinque anni, per consentire alle autorità competenti di individuare attività sospette relative a transazioni immobiliari che potrebbero indicare riciclaggio di denaro o altri reati.

Le informazioni specifiche che devono essere rese disponibili tramite il punto di accesso unico includono:

(a) Informazioni sulla proprietà:

(i) Parcelle catastali e riferimento catastale;

(ii) Posizione geografica, inclusi l’indirizzo della proprietà;

(iii) Area/dimensioni della proprietà;

(iv) Tipo di proprietà, specificando se costruita o non costruita e la destinazione d’uso;

(b) Informazioni sul proprietario:

(i) Proprietario legale e qualsiasi rappresentante autorizzato;

(ii) Se il proprietario legale è un’entità giuridica, il nome, la forma giuridica, il numero di identificazione univoco e il numero di identificazione fiscale dell’azienda;

(iii) Se il proprietario legale è un trust, il nome e il numero di identificazione fiscale del trust;

(iv) Prezzo della proprietà al momento dell’acquisizione;

(v) Eventuali diritti o restrizioni applicabili;

(c) Vincoli:

(i) Ipoteche;

(ii) Restrizioni giudiziarie;

(iii) Diritti di proprietà;

(iv) Altre garanzie, se presenti;

(d) Storia della proprietà, compresi i prezzi e i vincoli correlati.

Gli Stati membri devono garantire che, nel caso in cui una parcella catastale includa più proprietà, le informazioni siano fornite in relazione a ciascuna proprietà di quella parcelle catastale. È necessario che le informazioni storiche coprano almeno un periodo di cinque anni precedenti la data di entrata in vigore della direttiva. Nel caso in cui tali informazioni non siano disponibili in formato elettronico, gli Stati membri devono assicurare che siano fornite tempestivamente e senza compromettere le attività dell’autorità richiedente.

Entro due anni e tre mesi dalla data di trasposizione della direttiva, gli Stati membri devono notificare alla Commissione europea:

(a) le caratteristiche del punto di accesso unico istituito a livello nazionale, compreso l’indirizzo web per l’accesso;

(b) l’elenco delle autorità competenti che possono accedere al punto di accesso unico;

(c) eventuali dati aggiuntivi resi disponibili alle autorità competenti oltre a quelli richiesti dalla direttiva.

Per quanto riguarda il registro dei conti bancari, cassette di sicurezza e criptovalute, a livello europeo sarà istituito un registro centralizzato contenente i nomi e cognomi dei titolari di cassette di sicurezza, conti correnti e criptovalute. Questo sistema sarà accessibile alle autorità competenti durante le indagini relative al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

Secondo quanto riportato nel testo della direttiva, il ritardo nell’accesso alle informazioni riguardanti l’identità dei titolari di conti bancari e di pagamento, conti titoli, conti custodial di cripto-asset e cassette di sicurezza, soprattutto quelli anonimi, rappresenta un ostacolo significativo nel rilevare i trasferimenti di fondi associati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Pertanto, si sottolinea l’importanza di istituire meccanismi centralizzati automatizzati, come registri o sistemi di recupero dati, in tutti gli Stati membri al fine di garantire un accesso tempestivo alle informazioni sull’identità dei titolari di conti bancari e di pagamento, conti titoli, conti di criptovalute e cassette di sicurezza.

Attraverso l’interconnessione di tali meccanismi automatizzati centralizzati tra gli Stati membri, le Unità di Informazione Finanziaria (UIF) nazionali saranno in grado di acquisire rapidamente informazioni trasfrontaliere riguardanti l’identità dei titolari, il che contribuirà a potenziare la capacità di condurre analisi finanziarie efficaci e a cooperare con le loro controparti negli altri Stati membri.

Per quanto riguarda l’accesso al registro dei titolari effettivi, gli Stati membri devono garantire che le autorità competenti abbiano accesso immediato, non filtrato, diretto e gratuito alle informazioni detenute nei registri dei titolari effettivi senza avvisare l’entità o l’accordo interessato. Tale accesso deve essere concesso alle autorità competenti, alle autorità fiscali, alle autorità nazionali con responsabilità designate per l’attuazione delle misure restrittive dell’Unione Europea, all’autorità UE antiriciclaggio, all’Ufficio del Procuratore europeo, all’Ufficio europeo per la lotta antifrode, a Europol ed Eurojust quando forniscono supporto operativo alle autorità competenti degli Stati membri. Sono considerate persone con interesse legittimo ad accedere alle informazioni anche i giornalisti.

Già Nel 2019 Matteo Salvini, leader della Lega e ministro dell’interno, aveva proposto una misura per far emergere il denaro contante o i beni di valore depositati nelle cassette di sicurezza, pagando una tassa forfettaria del 15% ma Il Garante della Privacy aveva impedito che le informazioni sul contenuto delle cassette di sicurezza siano comunicate all’Anagrafe Tributaria, ma aveva consentito il monitoraggio degli accessi e dei movimenti. E questo la dice lunga su quanto questa direttiva sia davvero una questione di terrorismo e antiriciclaggio.

Di fatto, questa normativa ha una duplice funzione: facilitare e velocizzare la requisizione dei beni, seguendo il piano del cosiddetto “grande reset”, che propone l’idea del “non avrai niente e sarai felice”, e ostacolare la possibilità che un cittadino europeo possa trasferirsi altrove in caso di inevitabile collasso finanziario, contribuendo così alla costruzione di un “nuovo muro di Berlino” europeo. Anche le dichiarazioni propagandistiche e bellicistiche dei vari leader europei vanno interpretate in questo contesto.

Come anticipato il 27 gennaio, potremmo assistere a disordini anche in Serbia, Romania e Moldavia, proprio ai confini europei, come testimoniato dall’attuale richiesta di protezione della regione separatista della Transnistria a Mosca contro la repubblica Moldova. Inoltre, il progetto di infrastrutture riguardante autostrade e ferrovie tra Costanza e Danzica, che attraverserà Romania, Ucraina e Polonia, e che dovrebbe facilitare il trasporto di merci e persone tra il Mar Nero e il Mar Baltico, conferma le mie anticipazioni.

Insomma, ci stiamo rapidamente dirigendo verso una comunistizzazione tecnocratica europea sul modello dell’ex Unione Sovietica, che è stata senz’altro il primo laboratorio geografico in cui le élite finanziarie hanno sperimentato il proprio sogno di dominio globale.

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