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Città 15 minuti 3

Città 15 minuti: i nuovi ghetti 4.0?

Città 15 minuti 2

Cosa sono le città 15 minuti

Le città dei 15 minuti vengono descritte come la soluzione urbanistica vincente: aiuta l’ambiente, fornisce servizi alla cittadinanza in un perimetro, appunto, di 15 minuti da percorrere a piedi, in bicicletta o in monopattino.

Carlos Moreno, urbanista franco-colombiano, professore associato della Sorbona di Parigi, cavaliere dell’Ordine della Legione d’Onore a Parigi, in precedenza membro del movimento marxista M-19, attualmente membro del World Economic Forum, ha presentato nel 2016 tale modello di città con aree perimetrate.

Tutte le maggiori città del mondo i cui governi sostengono il World Economic Forum, hanno iniziato simultaneamente il lancio di questo progetto.

Il leit motiv è sempre il medesimo: salvaguardare l’ambiente e la qualità della vita.

Il progetto, presentato così è allettante ma, in realtà, come vedremo di seguito, è limitante, impedisce la libera circolazione all’interno dei perimetri, imponendo percorsi “autorizzati” per le auto di gran lunga più lunghi e meno lineari di quelli esistenti.

L’agenda 2030, in campo urbanistico, prevede l’accessibilità in 15 minuti da casa (1 km a piedi e 3 km in bicicletta) delle 6 funzioni urbane e sociali:

  1. vita
  2. lavoro
  3. commercio
  4. salute
  5. istruzione
  6. intrattenimento.

Prossimità (vicinanza fisica), densità (in rapporto agli abitanti, ai territori e ai fabbisogni), diversità (giusto mix per coprire le esigenze), digitalizzazione (per configurare le smart cities), questi i parametri per far sì che le persone non abbiano l’esigenza di uscire dal perimetro.

I lockdown “sanitari” vengono presentati come l’esempio di quello che dovrebbe essere lo stile di vita ideale.

Le città giardino: primo tentativo di città intelligenti

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In realtà, già nel 1926, con il fascismo, erano state create delle piccole città, le cosiddette città giardino e, per controllare gli spostamenti della popolazione, era stato istituito il Comitato permanente facente capo al Ministero dei Lavori Pubblici, dotato di poteri sempre più ampi fino a quando, nel 1939 si promulgò una legge per proibire tutti gli spostamenti verso le città con popolazione superiore ai 25.000 abitanti se non giustificati da motivi di lavoro o da motivazioni circostanziate.

 Il governo centrale fascista approvò una serie di piani regolatori per singole città e, via via, per le regioni fino ad arrivare al 1942, con il pieno compimento della legge urbanistica generale, ancora oggi riferimento per la pianificazione urbanistica nazionale.

 Il mito fascista della ruralità, oltre a dare visibilità alle opere del regime – basti pensare alle varie cittadine create strappando terra alle paludi – serviva anche e soprattutto al controllo delle persone, in mancanza della tecnologia odierna.

Teoria del complotto?

Tornando ai nostri giorni, la rivista Open argomenta che tali perimetri non confinano le persone, ma, semplicemente, servono ad offrire servizi e beni senza la necessità di uscire dal confine.

Nella argomentazione proposta, si continua asserendo che sono sempre esistite realtà del genere e che le teorie del complottismo stanno travisando la realtà…

Davvero è così?

In italia, in ogni città esistono i quartieri, che hanno sempre fornito vari servizi, dai supermercati, alle scuole, parrocchie, negozi di ogni genere, banche ed uffici postali. Da qualche anno, tuttavia, abbiamo assistito al fenomeno delle cosiddette serrande abbassate, per via delle tasse via via crescenti a fronte di ricavi in diminuzione, chiusure di sportelli bancari, causa esubero di personale per il triste fenomeno di accentramento bancario in gruppi sempre più sovranazionali.

In tal modo i quartieri offrono meno servizi ed è necessario andare più lontano. Secondo i globalisti tali spostamenti sono una delle cause del cambiamento climatico, ergo la soluzione della limitazione degli spostamenti.

In realtà, quanto viene spacciato come soluzione per l’ambiente è semplicemente propedeutico per un maggior controllo sulla “massa”, come viene solitamente definita la popolazione, nella accezione spregiativa del sociologo LeBon: nella massa vi è un’involuzione del sé, dell’individuo e della sua razionalità, a vantaggio della uniformità di comportamenti, che si adeguano a quelli imposti dal leader.  

Tale tendenza è stata sfruttata nei messaggi pubblicitari, che hanno dato un imprinting alla capacità critica delle persone, che seguono il leader/capo branco che fa leva su messaggi ad effetto e sulle emozioni primordiali.

Non è un caso che i libri di LeBon fossero studiati ed apprezzati da Mussolini, Hitler, Stalin…

Negli anni più recenti, facendo leva sui bisogni primordiali della “massa” i governanti hanno creato ad hoc problemi al fine di offrire soluzioni che, altrimenti, non sarebbero ritenute accettabili.

Problemi o soluzioni?

Negli stati a guida dem o comunque globalista, si è assistito sempre più all’impoverimento della popolazione, fino ad arrivare alla sparizione del ceto medio, si è incentivato il fenomeno migratorio che, peraltro, non è seguito da pari impegno di un’accoglienza civile ed umana; questo ha provocato l’aumento della delinquenza, delle rapine, dei furti, delle occupazioni abusive sia di edifici abbandonati che di case temporaneamente disabitate. Quanto descritto è andato di pari passo con la costruzione di nuove abitazioni senza creare adeguate infrastrutture e strade, provocando l’aumento del traffico, dei tempi di percorrenza e dell’inquinamento.

Creati ad arte tali problemi, si sono proposte delle soluzioni: telecamere di sorveglianza, maggiori controlli a discapito del diritto alla privacy, possibilità di interdire il passaggio in determinate aree della città in determinati orari della giornata…, in sostanza, con provvedimenti fatti in tempi diluiti, per evitare che la massa comprendesse l’obiettivo finale, sono state espugnate le resistenze nel preservare i propri diritti.

L’eurodeputata tedesca Christine Anderson, sempre attiva nella difesa dei diritti civili, mette in guardia contro il modello di città intelligente o di 15 minuti:

”Il pass COVID è stato una mossa di prova per convincere le persone ad avere una sorta di codice QR. Basta abituare le persone: non commettete errori, non si tratta di comodità e non si tratta di salvare il pianeta. Ci sono codici QR nelle città 15 minuti che consentono di non farti uscire o rientrare.”

La rivista Open del 09/03/2023 argomenta, indicando il progetto sponsorizzato dal World Economic Forum, che questo non prevede barriere e che è consentito oltrepassare il limite senza problemi, ma non è così.

Cosa sta accadendo nelle città

Ragioniamo sui fatti: è un fatto che stanno installando dissuasori e telecamere a riconoscimento biometrico, è un fatto che la circolazione verrà garantita a patto che si abbia un’auto elettrica o si cambi ogni due anni, nel caso della delibera al momento sospesa del Comune di Roma, la propria alimentata a benzina o diesel: questo è limitare la libertà di circolazione.

I manifestanti delle città ove si è già proceduto ad implementare i perimetri videosorvegliati, hanno dimostrato come i percorsi attualmente percorribili allunghino i tempi di percorrenza, aumentando di fatto il traffico e questo vale anche per i mezzi di pubblico soccorso come le ambulanze e che ci sono delle barriere videosorvegliate attraverso le quali non si può passare.

 Oxford, la città in cui il progetto è più avanzato, i cittadini sono scesi più volte in strada a manifestare e a protestare, perché, di fatto non si può entrare o uscire dal perimetro senza requisiti e, comunque, sono previsti permessi 100 volte l’anno, superati i quali vengono comminate delle multe salate.

Le proteste consistono soprattutto nel coprire le telecamere con scatoloni, incendiare i posti di blocco che, appunto, impediscono la libera circolazione senza valido motivo….

A Roma, nel 2019/2020, sono stati raccolti dati all’insaputa dei cittadini, tramite le scatole nere installate nelle auto di questi, per carpire le abitudini negli spostamenti.

Secondo questi dati, i cittadini romani si spostano su brevi tratte, di qui l’ordinanza, per ora sospesa da parte del sindaco Gualtieri, che prevede ben 51 varchi.

Si vuole abituare le persone a ragionare in termini di emergenze per giustificare la soppressione dei diritti naturali, quelli che sono riconosciuti anche dalla Carta dei diritti dell’Uomo. Le emergenze sono state pianificate ed usate con il solo obiettivo del controllo totale sulle persone.

Il passo successivo alle città 15 minuti è il progetto Tristate City, megalopoli progettata per una parte dell’Europa del nord, che riguarderebbe Olanda, Germania e Belgio e per la cui attuazione si procede ad espropri di terreni e campagne per spingere le persone in città.

Le città italiane hanno giardini, aiuole e marciapiedi ove, fino a qualche anno fa, vi erano alberi e fiori ma, da qualche tempo, stiamo assistendo alla progressiva eliminazione degli alberi e alla totale incuria e cementificazione dei giardini ed aree verdi, in totale contrasto con i quotidiani allarmismi sul cambiamento climatico e la famigerata CO2.

L’abbattimento degli alberi è direttamente proporzionale alla installazione delle antenne 5G, che trovano in questi delle barriere.

Le soluzioni non attuate per il miglioramento della qualità dell’aria, per rendere più fluida la circolazione stradale e più sicure le nostre città, sono la dimostrazione che non vi è volontà di ottimizzare la vita dei cittadini, bensì a controllare la massa.

Nel problema c’è la soluzione: non essere massa, ma individui pensanti e critici che si uniscono per una vita degna e libera.

Per gentile concessione di CambiaMenti (cambiamentionline.com)

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