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Acca Larentia: la giustizia negata

Leggere i fatti di Acca Larentia con distacco è impossibile

Quel giorno la strategia della tensione, creata ed alimentata ad arte da gruppi di potere occulto sovranazionale, tornò a portare morte e disperazione.

Quel giorno riportò l’Italia in un periodo cupo, pesante, segnato da lacrime e sangue, dalla paura e dalla incapacità di comprendere fino in fondo cosa stesse avvenendo.

Vedo con gli occhi della mente e del cuore impotente quella sera di gennaio del 1978, appena finite le feste natalizie.

Alle 18.30 si aprono le porte della sezione del Movimento Sociale Italiano, da cui escono Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Vincenzo Segneri, Maurizio Lupini, Giuseppe D’Audino, cinque ragazzi giovani, escono … Franco cade a terra, colpito a morte per primo, colpito alla testaFrancesco è vicino a Franco e viene colpito alla schiena, mentre tenta di mettersi in salvo…Vincenzo, colpito al braccio, butta a terra Maurizio e Giuseppe, salvandoli. Richiudono la porta blindata, impauriti e consapevoli che Franco e Francesco sono fuori, indifesi, ma sperano di trovarli in vita, feriti, ma vivi. Quei lunghi minuti passati a sperare di poter aiutare i loro amici chiedendosi: “ma cosa è successo? Perché ci hanno sparato addosso?”

I killers fuggono, arrivano le forze dell’ordine, si riapre la porta blindata, i ragazzi corrono da Franco e Francesco ma… Franco è morto e Francesco rantola e morirà poche ore dopo in ospedale.

Concitazione, rabbia e confusione. Tafferugli e lacrimogeni contro i ragazzi della sezione, a causa di una sigaretta gettata sbadatamente da un giornalista nella pozza di sangue di Francesco.

I ragazzi si agitano ancora di più, urlano contro la polizia che, invece di inseguire gli assassini, si accanisce in un servizio di ordine inutile e che infiamma ancora di più gli animi. O forse era proprio questo l’intento?

Guardare indietro, tornare al 7 gennaio 1978, con gli occhi di oggi, con le informazioni che abbiamo, ci permette di capire che quell’azione era funzionale per portare l’Italia in un girone infernale. Per quale motivo, altrimenti, un esperto ufficiale dei carabinieri spara ad altezza uomo, contro il gruppo dei missini, uccidendo Stefano Recchioni, anche lui giovanissimo?

La rivendicazione

L’attentato viene rivendicato da un gruppo di cui, fino a quel momento, non si era sentito parlare, “Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale:

“Un nucleo armato, dopo una accurata opera di controinformazione e controllo della fogna di via Acca Larenzia, ha colpito i topi neri nell’esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l’ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga”

 Oreste Scalzone, fondatore ed esponente di “Potere Operaio” e “Autonomia Operaia” prende le distanze da questo attentato:

Questo non è antifascismo. È da condannare lo sparare alla cieca, senza progetto”

 Radio popolare lancia appelli alla distensione, dopo un dibattito con gli ascoltatori che non capiscono il senso del duplice omicidio.

Nove anni dopo la mitraglietta Skorpion, usata per l’attentato di Acca Larentia torna ad uccidere: l’ex sindaco di Firenze, Lando Conto, e l’economista, Ezio Tarantelli.

Sulla base delle dichiarazioni di una pentita, Daniela Todini, il 30 aprile 1987 il giudice istruttore del tribunale di Roma, Guido Catenacci, spicca cinque ordini di cattura. I carabinieri arrestano Mario Scrocca. Ventotto anni, di professione infermiere, è sposato e padre di un bambino di due anni. Nel 1978, all’epoca dell’eccidio, aveva diciannove anni e militava in Lotta continua. L’ordine di cattura parla di duplice omicidio, tentato omicidio, associazione sovversiva e partecipazione a banda armata. Mario Scrocca muore impiccato in cella il giorno successivo.

L’arma è il fil rouge da seguire

La mitraglietta viene rinvenuta nel 1988 in un covo delle Brigate rosse in via Dogali, a Milano.

Nel 2012, a seguito di una interpellanza parlamentare, viene ricostruita la provenienza iniziale dell’arma che è stata originariamente acquistata, nel 1971, dal cantante Jimmy Fontana e da questi rivenduta, nel 1977, a un ispettore di polizia: rimane tuttora ignoto il modo in cui l’arma sia giunta nelle mani dei terroristi.

Il prefetto Carlo De Stefano, in risposta all’interrogazione parlamentare scrive una memoria:

Le indagini relative alla tracciabilità della Skorpion permisero di stabilire che nel febbraio del ‘71 l’arma era stata regolarmente acquistata presso una armeria di Sanremo da Enrico Sbriccoli, cantante noto al pubblico con il nome d’arte di Jimmy Fontana, il quale ne aveva denunciato l’acquisto presso la stazione dei Carabinieri di Formello. Nel ’79 il cantante venne escusso dalla Digos della Questura di Roma e riferì di avere venduto nel ’77 la sua Skorpion al funzionario di polizia dr. Antonio Cetroli che in quel periodo era il dirigente del commissariato di pubblica sicurezza Tuscolano a Roma. Secondo lo Sbriccoli la compravendita sarebbe avvenuta presso la armeria Bonvicini, di Roma, alla presenza della moglie del titolare. Sulla questione, sempre nel ’79, venne escussa la signora Ciani in Bonvicini che pur asserendo di conoscere il Cetroli e lo Sbriccoli entrambi suoi clienti non confermò i particolari riferiti agli inquirenti dal cantante. Le versioni dei protagonisti della vicenda non sono mai state concordanti, poiché il funzionario di polizia ha sempre escluso di avere acquistato armi. Il funzionario di polizia è deceduto a Roma il 30 giugno 2005. Gli autori materiali dell’eccidio di Acca Larentia non sono mai stati individuati. È verosimile che l’arma utilizzata per l’attentato sia confluita nell’arsenale delle Br attraverso la successiva adesione alla formazione eversiva di uno o più soggetti che la detenevano.” (Fonte: Ugo Maria Tassinari)

Questa arma, il percorso di morte che ha fatto e l’organizzazione precisa dell’attentato portano ad escludere un’azione compiuta da normali militanti di sinistra, bensì da gruppi paramilitari.

Trovo significativa la frase di Francesca Mambro:

Il ‘77 era alle spalle e lo scontro con i comunisti sembrava ormai superato”.

Dunque, sembrava che le tensioni fossero finite, la politica lungimirante di Aldo Moro stava dando i suoi frutti e questo non poteva andare bene per i poteri sovranazionali. Ricordiamoci che proprio Aldo Moro, due anni prima del suo rapimento, fu minacciato nientemeno che da Henry Kissinger, deus ex machina della politica mondiale e fondatore di CFR, Bilderberg e Club di Roma.

Ancora Francesca Mambro:

Noi ragazzini venivamo usati per il servizio d’ordine ai comizi di Almirante, quando serviva gente pronta a prendere botte e a ridarle, ma ad Acca Larentia i pezzi grossi del partito dimostrarono che se per difenderci bisognava prendere posizioni scomode, come denunciare i carabinieri, allora non valeva la pena. Acca Larentia segna la rottura definitiva di molti di noi con il Msi”.

Analizzare quegli anni con quanto sappiamo oggi ci fa comprendere quanto fosse articolato il piano.

Era necessaria una rottura drammatica, era necessario far piombare l’Italia nel terrore e che il piano Moro venisse stroncato.

In seguito a questo episodio, giovani militanti di destra, come Francesca Mambro, passarono alla lotta armata.

Questa decisione scaturì sia dall’atteggiamento del direttivo del MSI, come disse la Mambro, che non denunciò i carabinieri di quanto subito dai ragazzi di Acca Larentia quel giorno, sia dalle forze dell’ordine che dalle persone che, affacciate ai balconi, non prestarono aiuto alle vittime dell’agguato.

Anni di piombo

Dunque, dopo una iniziale distensione, un iniziale allentamento delle manifestazioni violente, delle occupazioni delle aule universitarie e degli attentati, il 1978 riporta in Italia il terrore ed il terrorismo.

Gruppi estremi di destra e di sinistra alzano il tiro, opportunamente infiltrati, aizzati, indottrinati e finanziati da servizi segreti civili e militari dei paesi della NATO.

Gli estremisti di sinistra e di destra erano autori materiali di stragi e attentati, ma le menti sono da ricercare altrove.

Era necessario screditare la politica di destra perché andasse avanti il partito “Democrazia Cristiana”, così come divenne necessario liberarsi degli utili idioti, le Brigate Rosse, che avevano esaurito il loro compito, agli occhi delle invisibili eminenze grigie.

“All’inizio le BR avevano portato a termine più che altro sabotaggi industriali, ma passeranno presto ai rapimenti e agli omicidi. Lo scopo delle Brigate Rosse rimase sempre politico: sovvertire l’ordine democratico della repubblica italiana attraverso la lotta armata e la propaganda, preparando la strada per una sollevazione Marxista.  

Le BR guardavano sicuramente al Marxismo-Leninismo da una parte, e alla rivoluzione culturale Maoista dall’altra. La dittatura del proletariato sarebbe stata realizzata in tre fasi: la propaganda armata, un ‘attacco al cuore dello stato’, ed infine una vera e propria guerra civile, che sarebbe culminata nel rovesciamento dello stato borghese” (Edoardo Angione)

Ricordiamo che “Lotta Continua”, organizzazione di estrema sinistra, redige un libretto, subito dopo la strage di piazza Fontana, con informazioni talmente dettagliate e precise che è evidente provengano dagli ambienti dei servizi segreti. In questo libretto, divenuto cult per la sinistra di quegli anni, si dimostra che:

la strage non è fascista bensì di “Stato”, compiuta da fascisti, ma su commissione sia dei partiti di governo (esclusi socialisti e sinistra DC), sia dei poteri forti nazionali con il fondamentale sostegno statunitense; che l’intento non è di abbattere il sistema ma di rafforzarlo, provocando l’isolamento politico della sinistra. […]

Una strategia che punta […] ad isolare entrambe le ali estreme dello schieramento politico e a sostenere i moderati e lo Stato, che appare così l’unico saldo appiglio, l’unico possibile garante della convivenza civile in mezzo al caos”.

Un diabolico escamotage […] volto a ‘destabilizzare per stabilizzare’.” (Angelo Ventrone)

Stile tipico massonico: “Ordo ab chaos”.

Il 16 marzo 1978 vi fu il rapimento di Aldo Moro e la vicenda di Acca Larentia, sapientemente, fu messa nel dimenticatoio: nessuno è stato condannato, non vi sono colpevoli.

L’unica cosa che riscatta queste vicende è il ricordo amorevole che persone come Alberto, Federico, Alessandro, Mauro, Maui, Andrea, Guido, …, hanno verso quei giovani che non hanno conosciuto la vita, perché sono stati strappati ad essa. Loro si ricordano di chi non ha avuto giustizia e dedicano il loro tempo, per onorare le loro tombe, pulendo e portando un fiore, il fiore di quella gioventù che non è più…

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2 risposte

  1. Brava Manuela !
    Io ho vissuto in prima linea quegli anni orrendi. Mi seguirà sempre il clima di odio feroce ed insensato, che si respirava in università . ” uccidere un fascista non è reato” urlavano nei cortei. Ci vorrebbe uno sforzo di pacificazione.
    Ma i comunisti e l’ANPI si guardano bene dal farlo.

    1. Grazie Enrico per il tuo commento. C’è molto lavoro da fare, complicato dal fatto, come hai ben scritto tu che ancora c’è l’ottusa ostilità di comunisti e ANPI che non sono scevri da errori, orrori e atrocità.

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