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A maledire il giorno fu Luigia Borrelli (Parte III)

Genova, 6 settembre 1995: il “delitto del trapano”.

3.3 Settima immagine 1

5 settembre 1995, 14 settembre 1995, 25 marzo 1996: un omicidio e due suicidi…

Quattro anni dopo l’omicidio, si apre una nuova e inaspettata pista che conduce gli inquirenti proprio nella terra d’origine di Luigia Antonella Borrelli e di Ottavio Salis: la Sardegna. Nell’estate del 1999, infatti, i carabinieri ricevono una strana telefonata da un abitante del sassarese nella quale il mittente afferma che il fratello sta per suicidarsi con un cappio legato attorno al collo. Salvato da un tempestivo intervento delle autorità, il mancato impiccato sostiene di aver passato un periodo della sua vita a Genova durante il quale ha scoperto preziose informazioni sul delitto del trapano: “A suo dire, quella notte del 1995 era arrivato un uomo insanguinato nell’albergo della suocera, nel centro genovese, chiedendo discrezione e abiti puliti in cambio di denaro e beni di valore. Richiesta che venne accolta. Davanti al magistrato genovese, però, il testimone ritrattò tutto. Gli venne contestato di aver lasciato un biglietto di addio nel quale accusava la suocera di “coprire l’assassino dell’infermiera di Genova” ma egli controbatté che (…) si trattava di una vendetta per la decisione della suocera e della ex compagna di non fargli più vedere la figlia, rimasta a vivere in città dopo la sua partenza per Sassari”[1]. Rispetto ai deliri di un marito in eterno conflitto con la suocera e con la ex compagna, l’assassino sembra assumere fattezze meno sfocate quando, nell’agosto del 2004, decide di attivare un canale di comunicazione diretta con gli investigatori inoltrando una lettera anonima alla procura indirizzata al sostituto procuratore della Repubblica Patrizia Petruzziello. La lettera esordisce in questo modo: “Sono io il mostro del trapano. Anni fa ho compiuto un omicidio, non sono mai stato preso. Ho paura di finire per sempre in galera, la mia vita sta cambiando”[2]. Il documento, che non presenta tracce di saliva sul francobollo, viene considerato attendibile poiché descrive tutta una serie di dettagli che soltanto l’autore del crimine può conoscere. Ma al di là di questo fugace contatto, il mostro del trapano sprofonda nuovamente in un silenzio colpevole ritirandosi, forse definitivamente, nei più oscuri recessi della sua anima grigia come il colore che riveste di sé il labirinto di viuzze della Genova medievale talmente strette e anguste da togliere quasi il respiro.

La nostra storia si conclude nel novembre del 2014, in un tardo pomeriggio invernale, quando le spiagge diventano deserti frequentati soltanto dalle gelide onde del mare e il rito degli amori furtivi si ripete stancamente nella discrezione di alcove illuminate da una lampada color rosso sangue e isolate dal mondo da una finestra coperta da una tenda o serrata da due persiane. La nostra storia si conclude nel novembre del 2014, in un tardo pomeriggio invernale, quando il figlio maggiore di Luigia Antonella Borrelli raggiunge il ponte Monumentale di Genova, scavalca il parapetto e si lancia di sotto, precipitando giù, nell’abisso da cui giammai si torna. Tutta la vicenda legata all’uccisione della madre lo aveva distrutto interiormente, avviluppandolo “in una depressione senza scampo”[3]: “Soffriva (…) di problemi psichici, dimostrati da terapie farmacologiche e appuntamenti già fissati con medici specialisti”[4].

Con un omicidio, tre suicidi, un’ombra lorda di sangue partorita dall’immaginazione stravolta di un aspirante suicida, con una voce mostruosa che in una lettera anonima confessa il suo crimine e con un assassino vero, sfuggente, senza volto né nome, scende la notte, silenziosa, nera e senza fine, “su uno dei fatti di sangue più efferati, per modalità, e inquietanti, per retroscena, che la storia della cronaca nera genovese ricordi”[5].

Un’ultima curiosità. Se si prova a percorrere per la sua intera lunghezza Vico degli Indoratori partendo dagli oscuri recessi del civico 64/Rosso, ci si accorge che esso, dopo aver lambito le tentazioni edeniche di Piazza dei Ragazzi, esaurisce la sua estensione accanto al palazzo in cui, all’inizio di giugno del 1447, nacque Caterina Fieschi Adorno, più comunemente nota con il nome immortale di Santa Caterina da Genova[6]. Davvero tragico e sorprendente il destino di Luigia Antonella Borrelli: allegoria di una città meravigliosa e strana, abitata da gente silenziosa, riservata e schiva, dove l’amore sacro e l’amor profano, le dimore del Divino e i vicoli del malamore, la bellezza e la miseria si confondono e si intrecciano in un equilibrio armonioso e perfetto.


[1] Genova, la doppia vita di Antonella e altri tre morti innocenti, Federico Ferrero, Corriere.it, 17/08/2022.

[2] Antonella Borrelli, vittima del “delitto del trapano”, IlSecoloXIX.it, 09/12/2014 (estratto da Andrea Casazza, Liguria criminale, Fratelli Frilli Editori).

[3] Genova, la doppia vita di Antonella e altri tre morti innocenti, Federico Ferrero, Corriere.it, 17/08/2022.

[4] Morte dal ponte Monumentale, aperta un’inchiesta: l’uomo era figlio di Luigia Borrelli, uccisa con un trapano nei vicoli, IlSecoloXIX.it, 17/11/2014.

[5] Antonella Borrelli, vittima del “delitto del trapano”, IlSecoloXIX.it, 09/12/2014 (estratto da Andrea Casazza, Liguria criminale, Fratelli Frilli Editori). A conclusione di questo complesso racconto, segnalo due contributi televisivo e radiofonico fondamentali per meglio comprendere la vicenda di Luigia Antonella Borrelli. Il primo contributo consiste in una puntata che il programma televisivo “Blu Notte” condotto da Carlo Lucarelli ha dedicato al “delitto del trapano”. La puntata, raccolta nella “Stagione 1999”, è disponibile sul sito di Raiplay, previa registrazione gratuita, a questo collegamento: https://www.raiplay.it/video/2019/11/Blu-Notte—Antonella-e-Luigia-il-delitto-del-trapano-9eff4db0-088f-42b4-b9f0-72c77d841868.html. Il secondo contributo, organizzato in una prima e in una seconda parte, è stato prodotto dal programma radiofonico “Crime + Investigation” nel 2022 ed è disponibile ai seguenti collegamenti: https://italia-podcast.it/podcast/crime-investigation-podcast-1/mostri-senza-nome-genova-il-delitto-del-trapano-pa (prima parte); https://italia-podcast.it/podcast/crime-investigation-podcast-1/mostri-senza-nome-genova-il-delitto-del-trapano–2#google_vignette (seconda parte). Credo che siano fondamentalmente tre gli aspetti rilevanti di questi contributi. Anzitutto, la dettagliata ricostruzione di tutte le piste seguite dagli investigatori per tentare di risolvere il caso (pista della prostituzione, pista dell’usura, pista del narcotraffico e pista della figura misteriosa che, nella notte in cui viene uccisa Luigia Antonella Borrelli, si presenta coperta di sangue in un albergo del centro storico genovese situato nei pressi di Vico degli Indoratori). In seconda battuta, la ricostruzione del contesto sociale e umano che, tra gli anni 80’ e gli anni 90’ del XX secolo, caratterizza i luoghi in cui viene commesso il crimine. In terzo luogo, la descrizione del senso di angoscia che avvolge in un sudario di vergogna, di rimorsi e di disperazione i protagonisti di questa spaventosa vicenda, trascinandoli tutti nelle umide profondità della fossa.

Sulla base di una recente testimonianza della figlia di una collega di Luigia Borrelli all’ospedale San Martino di Genova, le indagini sul “delitto del trapano” sono state riaperte e indirizzate verso quell’ambiente ospedaliero in cui la giovane donna sarda lavorava prima di costringersi alla prostituzione. Un resoconto su questa nuova (ed ennesima) pista è stato offerto dalla trasmissione televisiva “Quarto grado” in data 3 febbraio 2023: https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/quartogrado/il-delitto-del-trapano-il-caso-riaperto-dopo-27-anni_F312336501004C34.

[6] Caterina Fieschi Adorno (Genova, 1447 – Genova, 1510), figlia di Giacomo Fieschi Adorno e Francesca de’ Negri, venne beatificata da papa Clemente X il 6 aprile 1675, proclamata patrona di Genova nel 1684 e canonizzata nel 1737 ad opera di Clemente XII. Fu infine proclamata compatrona degli ospedali italiani da Pio XII nel 1944 (Sosio Pezzella, Caterina Fieschi Adorno, santa in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 22, 1979 – Treccani.it).

1.1 Prima immagine

La prima e la seconda parte del racconto “A maledire il giorno fu Luigia Borrelli”, pubblicate rispettivamente in data 23/09/2023 e 14/10/2023, sono disponibili a questi collegamenti: https://radio28tv.it/a-maledire-il-giorno-fu-luigia-borrelli-parte-i/ (prima parte); https://radio28tv.it/a-maledire-il-giorno-fu-luigia-borrelli-parte-ii/ (seconda parte). L’intero testo fa parte dell’opera inedita “Fabrizio De André. Cantico apocrifo (1963 – 1971)” di Marco Silvaroli e Matteo Iannaccio (N. D.: 207324 | CC BY-NC-ND 4.0).

Marco Silvaroli.

Crediti: fotografie dell’epoca e immagini più recenti liberamente raccolte in rete.

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