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La politica suicida del taglio degli alberi: il caso Conad

di Manuela Fratianni • 4 Ottobre 2026 • Commento di 1 utenti
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Sembra che sia stata dichiarata guerra agli alberi: a Roma più di 30.000 alberi abbattuti, la maggioranza dei quali in buona salute.

Ora, per fare spazio ad un supermercato, la Conad ha iniziato ad abbattere alberi a Reggio Emilia, dopo aver vinto dei ricorsi.

Parliamo di 45.000 metri quadrati …

Certo, l’area era incolta da venti anni, ma, poiché appartiene alla Conad dal 2015 era tale società che avrebbe dovuto provvedere alla sistemazione dello spazio, o no?

Certo, la promessa è di piantare nuovi alberi, certo hanno promesso di ridurre la superficie dell’abbattimento.

Hanno promesso oltre 1300 alberi nuovi a fronte di 98 abbattuti ma, nonostante il saldo numerico positivo, i comitati e associazioni ritengono che queste compensazioni non siano ecologicamente equivalenti.

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Il piano delle compensazioni ambientali per il progetto del Bosco Ospizio a Reggio Emilia è l’argomento cardine utilizzato da Conad Centro Nord e dall’amministrazione comunale per difendere l’intervento urbanistico.

Secondo gli attivisti dell’Assemblea di Bosco Ospizio, i nuovi alberi avranno bisogno di decenni per eguagliare la capacità di assorbimento della CO₂ e il valore di biodiversità che il bosco spontaneo, cresciuto autonomamente negli ultimi vent’anni, garantiva già al quartiere.

Un albero maturo o una porzione di bosco spontaneo non sono sostituibili nel breve periodo da giovani piantine, per diverse ragioni scientifiche.

Gli alberi grandi e con decenni di vita accumulano e bloccano tonnellate di carbonio nel loro tronco e nelle radici. Un alberello appena piantato impiega decenni prima di raggiungere la stessa capacità di mitigazione climatica.

Un bosco sviluppatosi in venti o trent’anni crea un ecosistema complesso, con un suolo ricco di microrganismi, insetti, uccelli e piccoli mammiferi. Inoltre, le grandi chiome offrono un’ombra e un effetto di raffrescamento termico che le nuove piantumazioni non possono garantire per molto tempo.

Le nuove piante, spesso giovani alberelli da vivaio, richiedono cure costanti nei primi anni e hanno una percentuale di mortalità non trascurabile, specialmente con le estati sempre più calde e siccitose.

Il dibattito sul Bosco Ospizio ruota proprio attorno a questo corto circuito: da un lato c’è un calcolo puramente numerico e burocratico (1 albero tagliato = X alberi piantati), dall’altro c’è il calcolo del valore ecologico reale, che richiede tempo e natura, due cose che l’edilizia non può riprodurre artificialmente dall’oggi al domani.

La riforestazione urbana in Italia è un tema caldo, spinto soprattutto dai corposi finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Tuttavia, i dati reali e l’esperienza sul campo in diverse città italiane confermano la fondatezza delle preoccupazioni degli ambientalisti riguardo alla reale efficacia di questi piani nel breve e medio termine. 

I Tassi di Sopravvivenza degli alberi

Piantare un albero in città non equivale automaticamente a farlo crescere. Studi e monitoraggi indipendenti sulle compensazioni urbane mostrano criticità croniche.

Nei progetti di riforestazione stradale o nei parchi urbani in Italia, il tasso di mortalità delle giovani piante nei primi tre anni può oscillare tra il 20% e il 50%.

Il fattore manutenzione: i bandi pubblici o i piani legati a progetti edilizi spesso finanziano la “messa a dimora” (l’atto di piantare), ma non prevedono fondi o piani strutturati per l’irrigazione d’emergenza, la potatura e il monitoraggio nei successivi 5-10 anni.

Le città presentano terreni fortemente compattati, asfittici e privi di nutrienti: veri e propri suoli ostili…

Un bosco spontaneo genera da solo il proprio terreno fertile (humus); un alberello inserito in un foro sul cemento o in un parco cittadino impoverito fatica a sviluppare l’apparato radicale. 

Alberi e il Paradosso dei “Grandi Numeri” del PNRR

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha avviato un piano di forestazione urbana con l’obiettivo di mettere a dimora milioni di alberi nelle città metropolitane. Eppure, i primi riscontri mostrano forti limiti. Molti dei primi obiettivi sono stati mancati a causa della mancanza di pianificazione. In diversi casi, sono state piantate “mense” di piccolissimi arbusti o piantine forestali (fusti simili a ramoscelli) anziché veri alberi, proprio per raggiungere i target numerici richiesti dai decreti.

Le giovani piante non hanno chioma. Di conseguenza, per i primi 10-15 anni non offrono alcuna ombra e non contribuiscono ad abbassare le temperature estive, lasciando i quartieri esposti alle ondate di calore che un vecchio bosco avrebbe mitigato immediatamente.

La soluzione degli esperti: “Preservare prima di compensare“

La comunità scientifica internazionale e i comitati forestali sostengono che la compensazione dovrebbe essere l’ultima risorsa: la cosiddetta Mitigation Hierarchy, ossia Evitare, Ridurre, Mitigare e solo alla fine Compensare.

Sostituire alberi storici con nuovi impianti è considerato fallimentare nel contrasto immediato al cambiamento climatico, poiché per recuperare la capacità di assorbimento di CO₂ di un albero di 40 anni servono, in media, dai 30 ai 50 nuovi alberelli sani che crescano indisturbati per decenni. 

La petizione online per salvare gli alberi

La mobilitazione digitale è stata promossa da una coalizione di sigle ambientaliste, tra cui Legambiente Reggio Emilia, Ripuliamoci Reggio Emilia, Ecologia Integrale RE, Extinction Rebellion e l’Assemblea dei cittadini di Bosco Ospizio. 

La campagna lanciata sulla piattaforma Change.org ha registrato un’impennata di adesioni in concomitanza con l’arrivo dei cantieri, superando le 62.000 firme. 

Gli attivisti chiedono alla dirigenza di Conad Centro Nord di fare un passo indietro, rinunciare alla costruzione del supermercato e donare il bosco urbano alla città affinché venga conservato con l’aiuto di esperti forestali e botanici. 

L’invito al boicottaggio

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In parallelo alle proteste sul campo, che hanno visto attivisti arrampicarsi sui macchinari e subire denunce per introduzione nel cantiere, i movimenti hanno esteso la contestazione a livello nazionale colpendo direttamente il marchio. 

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Gli attivisti di Extinction Rebellion hanno affisso manifesti con lo slogan “Boicotta Conad” sui muri della sede nazionale del gruppo in via Michelino a Bologna, contestando la nascita del 62° supermercato della catena a discapito degli alberi, e in molte città italiane, in segno di solidarietà, stanno apparendo inviti a boicottare i supermercati della catena.

Numerose pagine civiche ed ecologiste sui social stanno promuovendo il boicottaggio economico. L’invito diffuso in rete esorta i cittadini a non fare più la spesa nei punti vendita Conad e a tempestare di messaggi di protesta i canali ufficiali dell’azienda, argomentando che la tutela dell’ambiente debba prevalere sulle logiche della grande distribuzione. 

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I cosiddetti vari esperti, con il megafono compiacente dei giornalisti, continuano a paventare scenari catastrofici e a instillare la paura verso la IA…e noi continuiamo a temere minacce futuristiche o tecnologiche, quando i danni più tangibili e immediati derivano da scelte guidate dal profitto a breve termine.

La distruzione di ecosistemi esistenti, mascherata da promesse di interventi futuri, viene definita da molti sociologi ed economisti come “miopia ecologica”. Si preferisce monetizzare subito una risorsa naturale irrevocabile, delegando alle generazioni future il compito di gestirne le conseguenze.

Mentre il dibattito pubblico si concentra spesso su scenari ipotetici, la perdita di biodiversità, il consumo di suolo e il collasso climatico sono processi in atto qui e ora, attuati e guidati da dinamiche economiche precise.

La frustrazione di fronte a vicende come quella del Bosco Ospizio nasce proprio dalla percezione di questa asimmetria: il valore collettivo della salute e dell’ambiente che soccombe davanti al valore privato del profitto.

Credits: Comitato Bosco Ospizio

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1 comment

  • Avatar di Enrico Alfonso Ricciardi
    Enrico Alfonso Ricciardi

    E meno male che il tema del degrado dell’ambiente a causa del surriscaldamento, è all’ordine del giorno. Si vede che la Conad è protetta da qualcuno molto in alto della sinistra emiliano-romagnola.
    Come disse nel 1989 l’etologo Konrad Lorenz, insignito del Premio Nobel:
    ” solo un disastro ecologico che in pochi secondi annientera’ una città come New York o Londra, farà capire alla gente la necessità di proteggere il creato”
    Enrico Alfonso Ricciardi
    Neu-Ulm (D)

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