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La Consulta ferma la Sardegna: “Illegittimo il blocco delle rinnovabili nelle aree non idonee”

di Leonardo Lisanti • 24 Luglio 2026 • Commenti di 0 utenti
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La Corte Costituzionale ha bocciato la norma con cui la Regione Sardegna aveva imposto il blocco generalizzato delle autorizzazioni per nuovi impianti da fonti rinnovabili nelle aree classificate come non idonee. La sentenza, depositata come n. 144 del 2026, accoglie il ricorso del Governo contro la legge regionale che, in attesa di un regolamento sulle aree idonee e non idonee, sospendeva i procedimenti già avviati e impediva la presentazione di nuove domande, fatta eccezione per le comunità energetiche e gli interventi destinati all’autoconsumo.

Secondo i giudici costituzionali, la Regione aveva ecceduto le proprie competenze, introducendo una misura che non rispettava i principi fondamentali fissati dalla normativa statale e che si poneva in contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei sulla transizione energetica. Il blocco, applicato indistintamente a procedimenti molto diversi tra loro, è stato ritenuto irragionevole perché non teneva conto dello stato di avanzamento delle pratiche né degli investimenti già sostenuti dagli operatori.

La Corte ha chiarito che la classificazione di un territorio come area non idonea non può trasformarsi in un divieto assoluto e preventivo. Le richieste di autorizzazione devono continuare a essere valutate attraverso i procedimenti ordinari, con un esame puntuale degli aspetti ambientali, paesaggistici e territoriali. La decisione arriva in un momento in cui la disciplina regionale sulle rinnovabili è al centro di un confronto acceso tra la necessità di accelerare la transizione energetica e la volontà di tutelare il territorio da progetti considerati invasivi o speculativi.

La Corte Costituzionale boccia la legge regionale che bloccava gli impianti rinnovabili nelle aree non idonee. La Sardegna dovrà rivedere la norma e riattivare le autorizzazioni sospese.

La sentenza della Consulta rimette ora in moto i procedimenti sospesi e costringe la Regione a rivedere la propria impostazione, definendo criteri più coerenti con la normativa nazionale e con la giurisprudenza costituzionale. La Sardegna dovrà quindi abbandonare la logica delle moratorie generalizzate e tornare a valutare ogni progetto nel merito, senza blocchi automatici che la Corte ha giudicato incompatibili con la Costituzione.

La decisione della Consulta, pur formalmente corretta sul piano giuridico, segna un passo indietro sul piano politico e ambientale. Trasforma la transizione energetica in un dogma centralista, dove la tutela del territorio viene ridotta a ostacolo burocratico. La Sardegna, che da anni chiede di poter gestire il proprio paesaggio e le proprie risorse, viene ricondotta all’obbedienza di un modello nazionale che non distingue tra sviluppo e speculazione. È una sentenza che difende il principio, ma tradisce il contesto: quello di un’isola che non rifiuta le rinnovabili, ma pretende di scegliere come e dove farle nascere e il popolo sardo ha diritto di opporsi a uno sciacallaggio perpetrato da multinazionali che si servono della politica e delle leggi per bypassare il parere di comitati, associazioni e liberi cittadini.

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