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Valle della Masseria: nasce l’Osservatorio Ambientale contro il progetto Inerti Puglietta

di Leonardo Lisanti • 9 Giugno 2026 • Commenti di 2 utenti
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Sabato 30 maggio 2026, nell’auditorium M. Simoncelli di Serre, in provincia di Salerno, si è svolta un’assemblea pubblica che ha segnato un punto di svolta nella battaglia per la difesa di Valle della Masseria. Una sala gremita, cittadini, associazioni, tecnici, amministratori: un territorio intero che ha deciso di non restare a guardare mentre si tenta di autorizzare lo sversamento di 1.700.000 metri cubi, pari a 3 milioni di tonnellate, di terre e rocce da scavo.

L’assemblea, coordinata dall’avv. Debora Chiaviello, si è aperta con gli interventi del dott. Fierro (Medicina Democratica), del geologo Lamberti, del referente WWF Salerno Antelmi e del filosofo Nicola Capone. Interventi diversi, ma uniti da un filo rosso: il progetto di Inerti Puglietta è tecnicamente carente, ambientalmente devastante e incompatibile con l’idea di sviluppo che Serre ha scelto per sé.

Perché Valle della Masseria è a rischio

Tra gli interventi più significativi, quello dell’assessore Luciani, che ha ribadito la netta contrarietà del Comune di Serre, una posizione condivisa anche dalla minoranza consiliare. Un dato politico chiaro: Serre è unita.

E non è sola. Associazioni, comitati, cittadini: tutti hanno denunciato l’assurdità di un progetto che trasformerebbe la Valle in una montagna artificiale, con 120 camion al giorno per 8 anni consecutivi.

La proposta dell’assemblea: nasce l’Osservatorio Ambientale

Assemblea del 30 maggio Oasi serre
Assemblea del 30 maggio Oasi serre Salerno

La parte finale dei lavori ha prodotto una decisione storica: istituire immediatamente un Osservatorio Ambientale permanente, aperto a tutte le forze politiche, alle associazioni e ai cittadini, con un team di esperti incaricato di:

  1. analizzare ogni documento tecnico;
  2. coordinare le azioni legali;
  3. monitorare l’iter autorizzativo;
  4. avviare la procedura per stralciare Valle della Masseria dal Piano Cave regionale.

È la prima volta che il territorio si dota di uno strumento così strutturato e condiviso.

Le criticità del progetto Inerti Puglietta

La relazione tecnica indipendente (Università Federico II – WWF) è durissima: la Valutazione di Incidenza presentata dal proponente è gravemente insufficiente, soprattutto sulla fauna.

“La VIncA del proponente non può essere valutata isolatamente, ma deve essere confrontata con le conoscenze faunistiche indipendenti disponibili sull’Oasi WWF di Persano, sul Fiume Sele e sul territorio circostante.”

20 specie di chirotteri documentate

La relazione indipendente documenta almeno 20 specie di pipistrelli, molte protette dalla Direttiva Habitat. La VIncA ne rileva solo due, con rilievi speditivi fatti in un’unica notte di ottobre.

“La sproporzione tra le 20 specie documentate e le due specie rilevate nella VIncA indica l’inadeguatezza del metodo.”

Lupo, lontra, gatto selvatico, martora, puzzola, tasso: tutti ignorati

La VIncA riporta solo cinghiale e volpe. La relazione indipendente elenca invece un vero hotspot di biodiversità.

“La presenza documentata di specie quali lupo, gatto selvatico, lontra, martora, puzzola, tasso, istrice e capriolo imponeva una valutazione di area vasta.”

Traffico pesante, polveri, rumore, rischio roadkill: impatti non valutati

Il progetto prevede 120 camion al giorno. La VIncA non valuta:

  1. rischio di investimento della fauna;
  2. effetto barriera del traffico;
  3. inquinamento luminoso;
  4. disturbo acustico;
  5. effetti cumulativi sul sistema Oasi–Sele.

Ma cosa è la VincA?

La VIncA non è una persona: è la Valutazione di Incidenza Ambientale, un documento tecnico obbligatorio previsto dalla normativa europea. Serve a stabilire se un progetto può danneggiare aree protette come l’Oasi WWF, il Fiume Sele o i siti Natura 2000.

Cosa dice invece la relazione progettuale di Inerti Puglietta

La relazione E.00 presenta il progetto come un “recupero ambientale”, ma ammette:

  1. 1.691.791,25 m³ di materiali da scavo da conferire;
  2. attività per 8 anni, 312 giorni l’anno, dalle 6:30 alle 18:30;
  3. presenza di fenomeni erosivi e rischio di trasporto di argilla nel Sele;
  4. uso di mezzi ad alta potenza acustica;
  5. emissioni di polveri pari a 511,8 g/h.

Una domanda che nel 2026 non possiamo più evitare

E allora la domanda finale, quella che ha attraversato tutta l’assemblea del 30 maggio e che oggi risuona più forte che mai, è semplice e terribile:

si può, nel 2026, con tutta la tecnologia a disposizione, con tutta la retorica green che ci viene ripetuta ogni giorno, devastare luoghi così belli, così naturali, così fragili… per il mero interesse di pochi, a danno della collettività?

Perché questo è il punto. Non è un caso isolato. È un modello.

Scatto naturalistico dell’Oasi WWF di Persano con il fiume Sele, vegetazione ripariale e paesaggio incontaminato.
Scatto naturalistico dell’Oasi WWF di Persano con il fiume Sele, vegetazione ripariale e paesaggio incontaminato.

Lo vediamo nei parchi eolici che spuntano sulle creste delle montagne, tagliando crinali, alterando paesaggi millenari, impattando sugli uccelli migratori. Lo vediamo nei campi fotovoltaici che divorano ettari di terreni agricoli, sottraendo suolo fertile e identità rurale alle comunità. E ora lo vediamo qui, a Valle della Masseria: un luogo che la natura aveva già ricomposto, che l’Oasi WWF aveva integrato, che il territorio aveva riconosciuto come parte di sé.

E invece no. Qualcuno vuole trasformarlo in un enorme contenitore di scarti, in una montagna artificiale costruita con 3 milioni di tonnellate di materiali da scavo.

È questo il “green” che ci raccontano? È questa la transizione ecologica? È questo il futuro che vogliono imporci?

E qui lo diciamo con chiarezza, senza giri di parole:

Noi di Radio28Tv lo denunciamo da anni, non da oggi.

Lo abbiamo detto quando nessuno ne parlava. Lo abbiamo detto quando era scomodo. Lo abbiamo detto quando sembrava che il “progresso” fosse un dogma intoccabile. E continueremo a dirlo, perché la verità non cambia a seconda del vento politico o degli interessi economici del momento.

La risposta dell’assemblea è stata chiara. La risposta del territorio è stata ancora più chiara.

No. Non nel 2026. Non più.

Valle della Masseria non è un vuoto da riempire. È un patrimonio da difendere. E questa volta, il territorio ha deciso di farlo insieme.

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2 comments

  • Avatar di Carlo Ceresoli

    Caro Leo, non capisco cosa hanno a che fare con la nostra battaglia epocale i rappresentanti di un comune o di una organizzazione pseudo ambientale come il WWF fondata da Gofrey Rockefeller…Questi personaggi hanno forse combattuto gli obblighi di questi ultimi anni? O hanno imposto ai loro dipendenti mascherine e inoculazioni….sono nostri nemici, e ora utilizzano anche i canali ‘complottisti’, ammesso che ce ne siano ancora….

    • A

      Caro Carlo, se da una parte hai di sicuro ragione, dall’altra non ha senso scegliere l’immobilismo. Nel mio articolo ho semplicemente riportato chi era presente all’assemblea. Non sto legittimando nessuno.
      La battaglia sulla Valle della Masseria riguarda territorio e trasparenza, non simpatie o appartenenze.
      Chiunque intervenga viene messo davanti alle proprie responsabilità.
      Con affetto Leonardo.

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