La crisi politica che sta scuotendo la spagna e il governo di Pedro Sánchez (leader del PSOE, il Partito Socialista) è esplosa in tutta la sua gravità proprio negli ultimi mesi, culminando in quello che molti media definiscono una sorta di “Tangentopoli madrilena”.
Non si tratta di un singolo episodio, ma di un effetto domino di inchieste collegate che toccano la cerchia più stretta del Primo Ministro. Per capire come si è arrivati a questo punto, vediamo i filoni principali di questa vicenda intricata.
Il “Caso Koldo” e le tangenti sulle mascherine

Tutto è iniziato a febbraio 2024 con un’indagine su Koldo García, l’ex assistente e autista di José Luis Ábalos, anche lui indagato, all’epoca Ministro dei Trasporti e braccio destro di Sánchez. García è accusato di aver intascato tangenti milionarie illegali sui contratti pubblici per l’acquisto di mascherine e materiale sanitario durante le fasi più dure della pandemenza. Questo scandalo ha portato all’espulsione di Ábalos dal partito e ha aperto un vaso di Pandora.
Il “caso Leire Díez” e il complotto contro i giudici
Questo è il filone che ha fatto fare il salto di qualità alla crisi.
Leire Díez, soprannominata “la fontanera”, la consigliera-ombra, è un’ex faccendiera e militante del PSOE vicina ai vertici.

Secondo i magistrati, Díez faceva parte di un comitato d’affari segreto che manipolava appalti pubblici.
La svolta più clamorosa emersa dalle indagini riguarda un presunto piano di dossieraggio ordito per spiare e intimidire i magistrati e poliziotti che stavano indagando proprio sugli scandali del partito e sulla famiglia del premier.
Pochi giorni fa, la Guardia Civil ha perquisito la storica sede centrale del PSOE a Madrid in via Ferraz alla ricerca di prove su finanziamenti illeciti e su questa rete di influenze, coordinata, secondo l’accusa, dall’ex numero tre del partito, Santos Cerdán.
I guai familiari: la moglie e il fratello di Sánchez
A livello personale, il premier è sotto pressione per due inchieste separate promosse inizialmente da denunce di organizzazioni vicine alla destra.
La moglie, Begoña Gómez, è indagata per presunto traffico di influenze illecite e corruzione nel settore privato, legata ai suoi rapporti con aziende che ricevevano fondi o aiuti pubblici dal governo.

Il fratello, David Sánchez, è sotto indagine per abuso d’ufficio e traffico di influenze in merito a un incarico pubblico ottenuto nell’amministrazione di Badajoz.

David e Pedro Sanchez Credits: El Toro Tv
Sanchez, Zapatero e Maduro
A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto il coinvolgimento di José Luis Rodríguez Zapatero, ex storico Primo Ministro socialista e alleato chiave di Sánchez. Zapatero è finito sotto inchiesta formale per presunto traffico di influenze illecite legato al salvataggio economico della compagnia aerea Plus Ultra e ai suoi opachi legami con il regime venezuelano di Nicolás Maduro, si parla di presunte mediazioni e movimenti di denaro.
Possiamo ipotizzare un legame tra la detenzione di Maduro e questi casi di corruzione che stanno venendo alla luce? Maduro potrebbe, in poche parole, aver cominciato a sollevare un velo?
L’ipotesi di un legame tra la clamorosa cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e il terremoto giudiziario che sta colpendo la Spagna è piuttosto realistica e, dal punto di vista della cronologia politica, tocca un nervo scoperto molto reale.
Tuttavia, per capire se Maduro stia davvero “sollevando il velo” sulla politica di Madrid dalle celle del Metropolitan Detention Center di Brooklyn, dobbiamo scindere le tempistiche delle indagini dai possibili sviluppi geopolitici.
La maggior parte dei filoni che stanno soffocando il governo di Pedro Sánchez, in particolare il Caso Koldo e le indagini su Leire Díez, ha un’origine puramente interna, legata a intercettazioni e perquisizioni della Guardia Civil che andavano avanti da molti mesi prima del blitz americano a Caracas.
Queste inchieste sono esplose per via di dinamiche autonome della magistratura spagnola e non hanno avuto bisogno di “soffiate” esterne per essere avviate.
Il vero punto di contatto: il “fattore Zapatero”
Il discorso cambia radicalmente se guardiamo al filone che coinvolge l’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero. Qui il legame con il Venezuela non è un’ipotesi, ma il fulcro dell’indagine.

Zapatero è stato per anni il principale mediatore internazionale del regime di Maduro, svolgendo un ruolo ambiguo che l’opposizione spagnola ha sempre contestato. Le accuse attuali in Spagna ipotizzano che dietro questa “mediazione” ci fossero enormi flussi di denaro e favori economici, come il controverso salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra (ritenuta vicina a Caracas).
Maduro sta parlando? Lo scenario geopolitico
Da quando Maduro è detenuto a New York, dichiaratosi “prigioniero di guerra“, la grande domanda che si fanno le intelligence di mezzo mondo è: cosa è disposto a cedere per negoziare la sua posizione con la giustizia americana?
Un leader che ha governato per oltre un decennio un “narco-Stato”, secondo i capi d’accusa statunitensi, possiede i registri finanziari, i tracciamenti dei flussi d’oro, di petrolio e di valuta che si sono mossi verso l’Europa. In questo scenario, l’idea che Maduro, o uomini a lui vicini rimasti senza protezione, possano collaborare con la DEA o i procuratori federali di Manhattan per alleggerire la propria posizione è tutt’altro che campata in aria.
Se Maduro o i suoi archivi segreti dovessero confermare che i finanziamenti illeciti o le mediazioni di Zapatero toccavano direttamente i vertici attuali del PSOE, non assisteremmo solo a un “velo che si solleva“, ma a un vero e proprio crollo strutturale.
Maduro non ha originato la crisi spagnola, nata da mascherine e dossieraggi interni, ma la sua detenzione negli Stati Uniti rappresenta una gigantesca bomba a orologeria. Se deciderà di parlare dei suoi rapporti finanziari con l’asse socialista di Madrid per salvarsi dal carcere a vita, il filone Zapatero potrebbe trasformarsi nel colpo di grazia per il governo Sanchez.
La posizione di Sanchez
Cosa succede ora? Pedro Sanchez si trova politicamente isolato.
Ha escluso categoricamente le elezioni anticipate, dichiarando di voler portare a termine la legislatura fino al 2027 per “non paralizzare il Paese per interessi di parte”.
Tuttavia, la sua maggioranza parlamentare,, già molto fragile poiché dipende dai voti dei partiti nazionalisti e indipendentisti, come i catalani di Junts e i baschi del PNV, sta iniziando a vacillare.
Gli alleati della coalizione di sinistra, Sumar, hanno già fissato una linea rossa invalicabile: se emergeranno prove schiaccianti di un finanziamento illecito strutturato del partito, il governo cadrà.
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