Radio28TV - Logo

Maduro e Trump: e se non fosse tutto così come appare?

di Manuela Fratianni • 6 Gennaio 2026 • Commento di 1 utenti
Condividi tramite
maduro

L’ipotesi che Nicolás Maduro si sia “consegnato” o che la sua cattura sia frutto di un negoziato con Trump è oggetto di un intenso dibattito internazionale, alimentato proprio dalla rapidità e dalle modalità dell’operazione statunitense “Absolute Resolve” del 3 gennaio 2025.

Maduro 1

La dinamica della cattura di Maduro

L’operazione militare guidata dagli USA ha portato all’arresto di Maduro e della moglie Cilia Flores nella loro residenza a Caracas. Sebbene ufficialmente si sia trattato di un’incursione delle forze speciali (Delta Force), molti analisti sollevano dubbi.

L’assenza di una resistenza prolungata da parte della Guardia Nazionale Bolivariana ha fatto ipotizzare un possibile “tradimento” interno o un accordo per evitare un bagno di sangue.

maduro

Il “Calderone” del 2020: il ruolo di Maduro

Nel 2020, l’entourage di Donald Trump, in particolare l’avvocata Sidney Powell, sostenne che aziende come Smartmatic e Dominion fossero collegate al governo venezuelano per truccare le elezioni americane. Queste accuse sono state smentite dalle indagini tecniche e hanno portato a pesanti condanne per diffamazione contro diversi network media, ma Trump va avanti con le indagini e presto, forse proprio con la testimonianza di Maduro e del suo Cerchio Magico, si arriverà alla verità.

È documentato che Maduro abbia utilizzato aziende tecnologiche e il controllo del CNE (Consiglio Nazionale Elettorale) per manipolare le elezioni interne venezuelane. In questo caso, le “aziende complici” sarebbero quelle che hanno fornito supporto logistico al regime per mantenere il potere, nonostante la perdita di consenso popolare.

Possibile “consegna” come strategia?

Di fronte a un’invasione imminente, negoziare una resa, o farsi catturare senza opporre troppa resistenza, potrebbe essere stato l’unico modo per garantire l’incolumità propria e della famiglia.

Se Maduro possiede prove di corruzione che coinvolgono aziende o politici stranieri, potrebbe tentare di usarle come merce di scambio per ottenere una riduzione della pena nel processo a New York.

Non ci sono prove certe che si sia “consegnato” volontariamente, ma l’ipotesi di una resa negoziata o di un collasso pilotato del cerchio magico attorno a lui è considerata plausibile da diversi osservatori geopolitici, vista la scarsa reazione militare venezuelana durante l’attacco.

I capi di imputazione per Maduro ed il suo Cerchio Magico

Cospirazione per narco-terrorismo: l’accusa sostiene che Maduro sia a capo del cosiddetto “Cartel de los Soles” (Cartello dei Soli) e che abbia collaborato per oltre 25 anni con organizzazioni terroristiche, come le FARC colombiane e il Tren de Aragua, per inondare gli Stati Uniti di cocaina.

Cospirazione per l’importazione di cocaina: si parla del coordinamento di spedizioni massicce (fino a 250 tonnellate annue) verso il suolo americano, utilizzando infrastrutture statali venezuelane e scali diplomatici.

Possesso di mitragliatrici e dispositivi esplosivi: utilizzati per proteggere i carichi di droga e intimidire i rivali.

Cospirazione per il possesso di armi da guerra: accusa legata all’uso dell’esercito e di bande armate statali per fini criminali legati al traffico di stupefacenti.

L’accusa, guidata dal Dipartimento di Giustizia, ha rivelato dettagli che potrebbero confermare l’ ipotesi di una “resa negoziata” o di un collasso del sistema interno

Il ruolo della moglie e del figlio: Cilia Flores è accusata di aver gestito le tangenti e di aver ordinato violenze (sequestri e omicidi) contro chi ostacolava i loro traffici. Il figlio avrebbe usato gli aerei della compagnia petrolifera statale PDVSA per trasportare la droga.

Il “Supertestimone”: sembra che un ruolo chiave nel processo lo avrà Hugo Carvajal, detto “El Pollo“, ex capo dell’intelligence di Chávez, già estradato negli USA. La sua collaborazione potrebbe aprire il “vaso di Pandora”, pieno di prove sulle complicità tra il regime e organizzazioni criminali.

La difesa di Maduro: per ora l’ex presidente ha denunciato un “sequestro imperialista”, ma il tribunale lo sta trattando come un comune imputato per crimini federali, ignorando l’immunità diplomatica poiché gli USA non lo riconoscono come legittimo capo di Stato dal 2019.

Se Maduro decidesse di collaborare per ottenere sconti di pena, potrebbe davvero rivelare nomi di aziende e politici internazionali coinvolti nel sistema Venezuela.

Oltre a Nicolás Maduro, il processo apertosi a New York coinvolge il suo “cerchio magico“, colpendo direttamente i pilastri del potere politico, militare e familiare del regime.

Secondo l’atto d’accusa del Dipartimento di Giustizia USA, i nomi di rilievo sono:

Cilia Flores, la “Primera Combatiente”: come detto è la moglie di Maduro, accusata di aver coordinato il riciclaggio di denaro e di aver garantito protezione legale alle operazioni del cartello.

Nicolás Ernesto Maduro Guerra, “Nicolasito”: il figlio di Maduro, accusato di aver gestito logisticamente le spedizioni di cocaina e oro illegale, utilizzando proprio le risorse dello Stato.

Vladimir Padrino López: Ministro della Difesa, accusato di aver messo l’esercito venezuelano al servizio del narcotraffico, garantendo che i radar venissero spenti durante il passaggio dei voli della droga.

Diosdado Cabello: considerato il numero due del regime e capo del “Cartel de los Soles”, è accusato di essere la mente operativa delle rotte del narcotraffico verso l’Europa e gli USA.

Venezuela, Maduro e il crimine organizzato

L’accusa ha presentato prove dettagliate che mostrano come il Venezuela sia stato trasformato in un “hub” logistico per il crimine organizzato.

Tra le prove troviamo l’uso della flotta PDVSA: documenti interni e tracciamenti satellitari dimostrano che aerei della compagnia petrolifera statale (PDVSA) venivano utilizzati per trasportare panetti di cocaina mascherandoli come voli di trasporto tecnico o diplomatico. In particolare, è stato citato un volo specifico verso la Guinea-Bissau, usata come scalo per l’Europa, con a bordo tonnellate di stupefacenti.

Testimonianze di ex piloti e addetti alla manutenzione, e ora collaboratori di giustizia, affermano che i carichi di droga venivano sistemati direttamente nella zona militare dell’aeroporto Maiquetía di Caracas, spesso sotto la supervisione della Guardia d’Onore Presidenziale.

Sono stati presentati registri di volo in cui le destinazioni dichiarate non coincidevano con i tracciamenti GPS reali. Gli aerei sparivano dai radar venezuelani per riapparire in zone di confine o in aeroporti privati del Centro America.

L’accusa possiede foto di carichi di droga marchiati con loghi specifici, spesso simboli legati a gruppi terroristici o cartelli messicani, scattate proprio all’interno di hangar governativi.

Il legame con i “Narcosobrinos”

Un precedente fondamentale citato nel processo è il caso dei nipoti di Cilia Flores, condannati negli USA anni fa proprio per aver tentato di spedire 800 kg di cocaina usando l’hangar presidenziale. Le nuove prove depositate oggi indicano che quella non era un’operazione isolata, ma la prassi del ‘sistema Maduro’.

Questa rete di prove è ciò che rende il processo così pericoloso per Maduro, che si è dichiarato non colpevole: se uno dei generali decidesse di testimoniare in cambio di protezione, l’intero castello di carte crollerebbe definitivamente.

Perchè Trump ha agito proprio ora?

Il momento dell’attacco è stato scelto strategicamente: il Congresso è in vacanza e riprenderà a lavorare pienamente solo tra il 5 e il 7 gennaio, dando al Presidente la libertà di manovra temporale.

Il compito di Trump è quello di sferrare attacchi il più possibile ampi o di completare l’invio di truppe di terra prima che il Congresso riprenda il controllo.

Le condizioni legali sono stabilite dalla risoluzione sui poteri militari del 1973: il Presidente è tenuto a informare il Congresso entro 48 ore e, senza la sua autorizzazione, l’operazione è limitata a 60 giorni più altri 30 giorni per il ritiro delle truppe.

Dopo il ritorno del Congresso, Trump dovrà giustificare se aveva il diritto di iniziare l’operazione senza l’autorizzazione dei legislatori e se la “lotta contro i cartelli della droga” rappresenta effettivamente una guerra contro il Venezuela.

La posizione della Casa Bianca si baserà sulla tesi “risposta a un attacco“: il Venezuela sta conducendo una guerra terroristica contro gli Stati Uniti attraverso il traffico di droga, dando al Presidente il diritto di agire senza previa autorizzazione del Congresso.

Contro la guerra si pronunciano i Democratici, una parte dei Repubblicani e persino i sostenitori di MAGA, che considerano inaccettabile che gli Stati Uniti si infilino in “un’altra guerra senza fine”.

Per la Russia, il conflitto comporta seri rischi come la perdita di investimenti e un maggiore controllo degli Stati Uniti sul mercato petrolifero, ma, allo stesso tempo, un potenziale vantaggio: l’interferenza di Washington in Venezuela potrebbe rendere più facile per gli Stati Uniti rinunciare al sostegno attivo dell’Ucraina e rafforzare il corso verso la Dottrina Monroe.

E, considerato che anche in Ucraina l’attuale presidente non gode della legittimazione piena internazionale, la mossa di Trump con Maduro può aprire la strada per “catturare” un personaggio come Zelensky che sta diventando sempre più scomodo?

Gli equilibri geopolitici sono in fase di cambiamento: un cambiamento sempre più veloce, con accordi che prevedono lo smantellamento controllato delle strutture sovranazionali e la fine di in mondo atlantista unipolare.

Condividi tramite

1 comment

  • Avatar di Cinzia

    Buongiorno Manuela.
    Grazie per la tua disamina dei fatti.
    Io non ne capisco di geopolitiche e neanche di politica …
    So che in Venezuela stavano male ho un amica che ha parenti. Con un po di tempo vedremo come staranno…

    Anche Noi in Italia non brilliamo però…..e non aggiungo altro…..

Lascia il tuo commento