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Chat Control: L’Europa Vuole Leggere i Nostri Messaggi (E Forse Anche i Pensieri)

di Leonardo Lisanti • 19 Agosto 2025 • Commenti di 0 utenti
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Nel mondo iperconnesso in cui viviamo, cerchiamo la privacy su internet? Ormai è come trovare un parcheggio libero in centro: possibile, ma sempre più raro. Ora, con la proposta europea nota come “Chat Control”, potrebbe sparire del tutto.

Ci sarà privacy?

L’obiettivo dichiarato è la lotta alla pedo-pornografia online, ma il metodo fa discutere: ogni messaggio, foto o video verrebbe analizzato direttamente sul dispositivo dell’utente, prima ancora di essere criptato. Addio crittografia end-to-end, benvenuto Grande Fratello.

Il sistema si basa su algoritmi che dovrebbero rilevare contenuti illeciti, ma gli esperti avvertono: i falsi positivi potrebbero essere numerosi. Una foto innocente potrebbe trasformarsi in una segnalazione automatica. Le associazioni per i diritti digitali parlano di sorveglianza di massa, violazione della privacy e rischio per la libertà di espressione. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già stabilito che la crittografia è un diritto fondamentale, ma la proposta sembra ignorare del tutto il diritto stesso.

un mondo distopico

Nel cuore dell’Europa digitale, nel mentre, una nuova iniziativa scuote le fondamenta del rapporto tra cittadini e istituzioni: “Stop Killing Privacy” è il grido di chi rifiuta di diventare un vassallo dell’impero americano in nome di una sicurezza che profuma di sorveglianza. La campagna non nasce da un capriccio, ma da un disagio crescente: stiamo assistendo alla costruzione di un sistema in cui ogni clic, ogni accesso, ogni respiro digitale deve essere verificato, registrato, autorizzato. Il nuovo sistema di verifica dell’età, con tanto di scansioni facciali e caricamenti di documenti, promette sicurezza, la nostra, ma consegna sorveglianza, la loro. E, come se non bastasse, l’app ufficiale si appoggia all’API Play Integrity di Google, perché evidentemente la sovranità digitale europea è un concetto troppo astratto per essere preso sul serio.

In pratica, ci affidiamo all’infrastruttura digitale dell’impero americano, accettando con sorprendente entusiasmo il nostro ruolo di vassalli digitali (e non solo).

Chi usa Android in versione privacy-friendly? Escluso.

Chi non vuole farsi scannerizzare il volto per leggere un articolo? Escluso.

Chi osa pensare che la libertà online non debba passare per il riconoscimento biometrico? Escluso.

Chat control: il cavallo di Troia

Stiamo diventando schiavi digitali, e lo stiamo facendo con una tale compostezza che quasi ci si aspetta di ricevere un premio per la docilità. La protezione dei minori è una causa nobile, ma non può diventare il cavallo di Troia per un sistema di controllo permanente. Non si può procedere in questa direzione senza chiedersi dove stiamo andando. Perché se il futuro digitale è fatto di app obbligatorie, sorrisi imposti e identità verificate a ogni accesso, allora non è un futuro: è una distopia travestita da progresso. A quel punto, forse, il vero atto di ribellione sarà semplicemente disconnettersi. Ma ciò che inquieta ancora di più è il silenzio assordante della maggioranza: cittadini ignari, ignavi, immobili, che accettano tutto con la passività di chi ha smesso di pensare. Nessuna indignazione, nessuna opposizione, nessuna domanda. Solo una lunga fila di utenti che si lasciano scannerizzare il volto per entrare in un sito, come se fosse la cosa più naturale del mondo. E mentre l’UE si traveste da paladina della sicurezza, costruisce con metodo chirurgico un ecosistema di controllo che nessuno ha chiesto, ma che tutti sembrano pronti a subire.

La privacy muore non solo per mano delle istituzioni, ma per complicità di chi rinuncia a difenderla.

Sapete quando tutto ciò potrà accadere? Non tra un secolo ma, come vorrebbe l’Agenda 2050, questo insieme di elementi è già dietro l’angolo che ci attende. Infatti il voto sul “Regolamento per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale sui minori”, noto anche come Chat Control, è previsto per ottobre 2025 e si prevede una possibile approvazione già entro il 14 ottobre 2025.

Attualmente, 19 paesi su 27 hanno già espresso parere favorevole, tra cui Italia, Francia, Spagna, Danimarca, Belgio, Ungheria e Svezia.

Austria, Polonia, Paesi Bassi e Finlandia si oppongono apertamente.

E poi c’è la Germania: indecisa, silenziosa, ma strategicamente centrale. Il suo voto potrebbe determinare le sorti della privacy digitale in tutta Europa. Ancora una volta, il destino di milioni di cittadini sembra appeso al giudizio di Berlino. Ogni sua esitazione, ogni sua scelta, influenza l’andamento di questo carrozzone chiamato Unione Europea, dove la coerenza spesso cede il passo alla convenienza politica. Se il regolamento venisse approvato, tutte le piattaforme di messaggistica: da WhatsApp a Signal, sarebbero obbligate a implementare sistemi di scansione automatica dei contenuti. Sarebbe un cambiamento radicale, che non solo minaccia la riservatezza delle comunicazioni, ma ridefinisce il confine tra sicurezza e sorveglianza.

E tutto questo, forse, per una firma tedesca.

Nel frattempo, sui social fioccano commenti del tipo: “Io non ho nulla da nascondere”. Un mantra apparentemente rassicurante, ma profondamente ingenuo.

Se davvero non avessimo nulla da nascondere, dovremmo accettare di vivere in case con pareti trasparenti, senza porte né serrature. La privacy non è un privilegio per chi ha segreti, ma un diritto per chi ha dignità. E rinunciarvi in nome della sicurezza assoluta significa accettare una società dove tutto è controllato, e nulla è davvero libero.

Proteggere i minori è fondamentale, ma a che costo? Forse è il momento di riflettere su dove finisce la sicurezza e dove inizia il controllo. Perché se ogni messaggio è potenzialmente sospetto, allora forse il sospettato siamo noi.

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