
Siamo qui per resistere
Quella contro le sedicenti “istituzioni democratiche” è l’unica guerra che va combattuta, per il resto vale il calpestatissimo articolo 11 della Costituzione – l’Italia ripudia la guerra-, ed è una guerra contro il male assoluto, che ha nomi, cognomi e ruoli. Devono essere eliminati, è una necessità assoluta, ed occorre anche un’azione di sensibilizzazione di coloro che, vestendo una divisa, credono sia giusto sempre e comunque obbedire agli ordini, e così difendono i delinquenti assassini istituzionali dalle persone per bene.
Occorre che costoro capiscano che non sempre l’obbedienza è giusta altrimenti bisogna dire che i soldati di Erode, obbedendo agli ordini, hanno fatto bene ad uccidere tutti i neonati, che Gesù è stato giustamente crocifisso, per volontà dell’autorità costituita e della maggioranza del popolo, e dunque era un criminale, che Giordano Bruno è stato mandato al rogo, e l’ordine del tribunale ecclesiastico, giusto per definizione, è stato giustamente eseguito, che gli aguzzini del lager nazisti non erano aguzzini, ma giustamente eseguivano gli ordini, ed oggi, leggendo la notizia, che speriamo falsa ma temiamo vera, di una pseudo insegnante che appiccica con l’adesivo una mascherina sul volto di un bambino, dovremmo dire che ha fatto bene, perché obbedisce agli ordini.
Basta
E basta anche parlare: con Satana, con il male, con questi mostri, non c’è dialogo, non c’è e non ci deve essere perdono, né indulgenza.
È ora di prendere posizione in modo netto e deciso.
È evidente lo sfacelo provocato da pochi laidi individui nel mondo intero, ma ora occorre essere decisi come non mai.
Identifichiamo i mostri, coloro che intendono rendere questa terra un inferno, coloro che costituiscono l’esercito di Mammona, coloro che si ritengono invincibili.
I Miserabili
Sono carichi di soldi, di proprietà, di potere, sanno coniugare solo il verbo avere, sono la personificazione dell’arroganza, della prepotenza, del disprezzo per tutto ciò che è altro da se stessi, dà la nausea il solo parlarne.
Raggiungono sempre posizioni di dominio, perché solo quello vogliono e pretendono.
Sono completamente privi di qualsiasi sentimento, né amore, né amicizia, nemmeno odio, nessuna passione, nessun piacere, nessun dolore, totalmente apatici.
Per questo miserabili.
Ma non da compatire, non da cercar di comprendere, solo da eliminare.
Sono il cancro dell’universo, sono la malattia di Dio.
Secondo un detto popolare gli occhi sono “lo specchio dell’anima”, e in effetti basta guardare gli occhi dei miserabili per capire quanto è vero.
Sono occhi privi di espressione, isolandoli dal resto del volto sono sovrapponibili l’uno all’altro, senza che nulla cambi, tranne, qua e là, il colore dell’iride, ma la non-espressione è sempre la stessa, perché sono gli occhi, lo sguardo, l’espressione del male assoluto, e mostrano una sola cosa: la più totale apatia.
Il resto del volto si atteggia, ogni tanto, a qualche simulacro di espressione, ma tutto è sempre scollegato dallo sguardo, perennemente vuoto ed assente.
Siedono attorno a tavole solennemente imbandite, colme di ogni delizia e primizia, che poi comunque criticano, perché il cuoco plebeo non è stato all’altezza, e mangiano parlando della fame nel mondo, ovviamente la fame dei plebei, poi siedono ad altri tavoli, e dottamente discutono di economia e finanza, stabilendo le regole per tutti gli altri tranne che per se stessi.
Concordano le guerre, le carestie, fomentano le guerre civili fratricide, diffondono il male in ogni modo, anche attraverso le malattie, e soprattutto attraverso la paura ed il sospetto che creano ad arte tra i plebei schiavi.
Sono l’esercito di Mammona, di Satana, di Belzebù, sono anime senz’anima.
La differenza tra Bene e Male
È semplicissima: il bene unisce, il male divide, ed è evidentissima l’opera divisiva del male, incarnato dai mostri appena descritti, e dai loro servi.
I mostri sono coloro che si autodefiniscono “finanzieri”, e peggio di tutti gli autonominati “filantropi”, una definizione tipicamente diabolica, che maschera il male assoluto con un termine falsamente positivo, ed i loro servi, ancora più laidi in quanto non direttamente demoni, ma servitori avidi delle briciole dei cosiddetti “potenti”.
Bene, cominciamo a chiamare le cose col loro vero nome: basta riferirci a loro come “élite”, quando si parla di costoro definiamoli miserabili, quali veramente sono, ed i loro servi, che sono nella politica, nella magistratura, nell’informazione, purtroppo anche nella medicina e nella scuola, chiamiamoli servi e basta, non altro.
La guerra che ci hanno dichiarato non è solo materiale, ma è soprattutto spirituale, è contro i sentimenti, contro gli affetti, contro la serenità, e non solo contro il genere umano, ma contro tutto, basti pensare alla volontà perversa di condizionare tutto, spargendo veleno anche nell’atmosfera, e chi, oggi, nega l’esistenza massiccia delle cosiddette scie chimiche o è in malafede o è irrecuperabile.
Hanno provato e stanno provando in tutti i modi a dividere, a creare diffidenza, sospetto, astio, ma stanno ottenendo l’esatto opposto, si sta verificando il riconoscersi, il trovarsi, ed infine l’unirsi di coloro che non si piegheranno mai.
Strategia
Lo scontro frontale è ciò che satana ed i suoi complici desiderano, ciò che prevedono debba inevitabilmente accadere, e lo desiderano per poter reprimere, uccidere, schiacciare, dimostrando la propria presunta forza.
E invece NO
Occorre combattere questo orrore con le sue stesse armi, bisogna imparare a tenere i sentimenti da parte, ad usarli solo tra le anime volte al bene, con questa immondizia, con questi rifiuti dell’universo, si deve usare la stessa apatia che è il loro unico connotato.
Nessun sentimento verso i miserabili, neanche l’odio, che pure sorgerebbe spontaneo, nulla, solo una totale disobbedienza a ordini diabolici.
Poi, perché ci sarà un poi, nessuna pietà, nessun perdono, anche per chi dovesse fare falsamente ammenda.
Ricordiamo che Gesù, al di là del sentimento religioso ritenuto comunque giusto, caritatevole, un esempio di bene assoluto, ha perdonato uno solo degli sventurati crocifissi accanto a lui, ed ha detto ai seminatori di zizzania di mettersi una corda al collo con una pietra legata all’altra estremità e gettarsi in mare.
Gesù non ha perdonato tutti, perché il demonio non è perdonabile, deve essere solo eliminato, ed i miserabili di cui sopra sono demoni, sono seminatori di zizzania, sono da eliminare.
A proposito di politica
Quando qualcuno parla di politica, si sentono nominare quasi sempre soltanto cose legate al denaro, ai confini, alla proprietà, all’interesse, al potere.
A proposito di potere, occorre ridefinire la cosiddetta “legge del più forte”, riformulandola con un articolo solo: “il più forte può aiutare il più debole”.
“Può”, e non “deve”, perché se si aiuta per dovere non ha valore, va bene se è una scelta, ed occorre tenere presente che ognuno di noi, anche il più forte di tutti, prima o poi ha bisogno di qualcun altro.
Un breve e sentito messaggio a tutti coloro che, per il fatto di disporre di denaro e gestirlo, di avere ruoli di primo piano, o come piace tanto ad alcuni “di comando”, di “potere” di qualsiasi tipo, politico, imprenditoriale, religioso eccetera, ritengono di valere più di tutti gli altri e di poter schiavizzare chiunque: sappiate che anche voi, come tutti, morirete, e che comunque, finché siete in vita, dovete, come tutti, andare a cagare mediamente almeno una volta al giorno, sennò morirete di occlusione intestinale, e non è un bel modo.
La politica serve anche a ridimensionare le arie e l’arroganza di quei miserabili che si sentono superiori a tutti, e a proposito, non è vero che “è meglio comandare che fottere”, consigliamo a chi crede in questa imbecillità di provare a fottere almeno una volta nella vita, e si renderà conto di cosa è meglio (ma perché la prova abbia valore deve essere fatta per amore, per passione, per piacere, se si fa per costrizione non vale).
La politica va esercitata in conformità al significato etimologico della parola, ovvero “arte della comunità”, l’arte, ed anche la tecnica, di mantenere in buona salute la comunità, il che è ben lontano da idiozie malaffaristiche come “arte del compromesso”, “sangue e merda”, “potere-comando-obbedienza”, “interesse”, e così via.
In Italia
Esiste un principio giuridico fondamentale, inderogabile: “il delegato non può delegare”. Ebbene, nell’ordinamento istituzionale italiano questo principio è tranquillamente disatteso, e la famosa “sovranità popolare” è del tutto inesistente. Di fatto avviene questo: il popolo, solo apparentemente sovrano, elegge, e quindi delega, i suoi rappresentanti in Parlamento. Prima delega.
Il Parlamento elegge, e quindi delega, il presidente della Repubblica, ed è già una subdelega, contraria al principio suesposto, ma poi, peggio ancora, il Presidente della Repubblica, a suo insindacabile arbitrio, elegge, e quindi delega, il Presidente del Consiglio. Ciò è inammissibile. Tutte le nomine, di Parlamento, Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio, devono essere espressione diretta della volontà popolare, altrimenti basta modificare la Costituzione, che, comunque, negli ultimi tempi è diventata inutile, e cancellare la frase “la sovranità appartiene al popolo”, perché è un’affermazione semplicemente falsa.
La povera, bistrattata Costituzione, definisce anche quelli che chiama “poteri”, e qui c’è da fare subito una rettifica, e ridefinirli come “servizi”, e sono quello legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Se così fosse, sempre definendoli come servizi e non come poteri, funzionerebbe, ma in realtà è ormai evidente che non funziona così. Per rimettere le cose a posto basta compiere un’operazione semplicissima: eliminare del tutto la possibilità di legiferare tramite decreti sottoponendo poi queste aberrazioni, contrarie al principio di base costituzionale, al voto di fiducia. È semplice: il Parlamento legifera, il governo esegue, la magistratura giudica. Punto.
Il rapporto attuale tra il cosiddetto Stato ed i cittadini è esclusivamente di natura vessatoria, ricattatoria, sanzionatoria, autoritaria, violenta, arrogante e prepotente da parte del cosiddetto stato nei confronti dei cittadini, e poiché chi è autorevole non è mai autoritario, e chi è autoritario non è mai autorevole, ne deriva che questo cosiddetto Stato, avendo sempre e comunque solo un atteggiamento autoritario nei confronti dei cittadini, non è mai autorevole, quindi non è degno di stima e di rispetto, poiché non stima e non rispetta mai, in nessuna delle sue manifestazioni, i cittadini.
Articolo 1
Adesso è così: Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Da modificare così: Art.1.
l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sulla libertà. La sovranità appartiene al popolo.
Le ragioni di queste modifiche:
- “libertà” invece che “lavoro”. La libertà è il fondamento di tutto, senza libertà il lavoro diventa, come vogliono i miserabili, soltanto schiavitù, e quando non si è più “produttivi” si è inutili.
- “la sovranità appartiene al popolo”, e basta, l’aggiunta della frase “che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione” è un inaccettabile limite alla sovranità, ed altrettanto inaccettabili sono tutti i segreti, “di stato”, e peggio ancora “militari”, forse l’unico segreto accettabile è il segreto istruttorio durante un’indagine, peccato che di solito è la prima cosa che si legge sui giornali il giorno dopo l’inizio dell’indagine.
Infine, la comunità pienamente giusta e serena è quella priva di leggi esterne, fondata solo sulla libertà, nella quale ognuno conosce e pratica le proprie leggi interiori che non prevedono mai la prepotenza, l’offesa e la prevaricazione degli altri.
A proposito di utopia
Già si sente il commento tipico: “ma questa è utopia”.
Bene, due sono le risposte, la prima è che l’utopia è ciò in cui non si crede veramente, se si vuole realizzare questa presunta utopia è possibile, basta che ognuno la applichi per sé, ed infine sarà opera di tutti, la seconda è questa: ammesso che sia utopia, l’utopia è ciò che non si può raggiungere, come l’orizzonte, che se si fa un passo per raggiungerlo si allontana di un passo, e ad ogni passo sempre si allontana, ma così ci fa camminare.
E a forza di camminare l’utopia si realizza.
Non serve la rabbia, non serve rispondere alla violenza, serve sempre parlare, con chiunque, tante persone hanno bisogno di aiuto, non facciamolo mancare.
E comunque, di fronte alla prepotenza istituzionale, disobbedire sempre.

1 comment
Gianfranco Ruggiero
Puntualissima analisi condivisibile parola per parola
Purtroppo siamo circondati da potenziali nuovi Bava Beccaris che obbediscono non per convinzione ma per carriera, fama, denaro
Sono ancora tante le persone che non hanno compreso ma noi dobbiamo continuare a informare senza dissipare le nostre energie per convincere chi ancora non è pronto
Complimenti e continuate così